Speciale Umberto Eco: il fascino delle cospirazioni

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C’è un fil rouge che unisce molti dei romanzi di Eco, ed è quello delle complotti, reali o immaginari. Un complotto è quello che circonda la biblioteca del Nome della Rosa, con una serie di omicidi che hanno il compito di tener celato il secondo libro della poetica di Aristotele. Complotti sono quelli a cui credono i “diabolici” del Pendolo di Foucault, che finiscono per credere a una teoria costruita dai protagonisti solo per gioco. Complotti sono quelli intorno alla morte di Nievo e ai protocolli dei savi di Sion nel Cimitero di Praga. E Numero zero è tutto incentrato intorno al contrasto tra i veri complotti (quelli reali, che vengono fuori dalle pagine dei giornali ma a cui non bada nessuno) e quelli falsi, inventati perché in fondo ci fanno comodo, mettono ordine nella nostra realtà e ci liberano dalla responsabilità di cambiare le cose. In fondo, cosa può fare il singolo se il mondo è governato da forze incontrollabili, dalla massoneria, dal re del mondo che vive nelle profondità di Agarttha?

I complotti funzionano così. Sei chiuso in un ingorgo sull’autostrada, tutti imprecano, colpa del ministro, colpa delle riparazioni, colpa dei Tir, ma la “colpa” è di nessuno, solo migliaia di auto in coda. […]Il primo libro sui complotti è l’Iliade, rissa degli dèi, colpa loro mica di achei e troiani! Poi colpa dei cristiani che bruciano Roma, dei cavalieri templari, dei massoni. Ricordi il terrorismo italiano? Si parlava di “Grande Vecchio” perché trentenni inesperti non potevano progettare il rapimento di Moro. Quando li han presi ci siamo accorti che erano trentenni, il Piccolo Giovane aveva messo in crisi la Repubblica. Perché la teoria del complotto nasconde la realtà, non la illumina. (Umberto Eco – Da La Stampa)

Ecco una passeggiata – senza pretese di completezza – tra i temi cospirazionisti ed esoterici al centro dei romanzi di Umberto Eco, con i quali lo scrittore alessandrino sembra strizzare l’occhio ai lettori più scettici.

I massoni sono i figli dei Templari

Il Pendolo di Foucault può essere letto come una grande parodia delle teorie esoteriche legate ai templari e alla massoneria, e dei romanzi pseudostorici (il più famoso dei quali, scritto molti anni più tardi, è il “Codice Da Vinci”). Il potentissimo ordine dei cavalieri di Cristo scomparve tra il 1312 e il 1314, quando una bolla di Clemente V lo soppresse e Filippo il Bello ne incamerò i beni. Difficile pensare che un ordine così potente potesse finire così, nel nulla: e allora, ecco che le loro potenti reliquie e i loro segreti devono essere passati a altri ordini, magari i Catari, la massoneria, i Rosacroce, fino agli innumerevoli gruppi esoterici dei giorni nostri che si dichiarano loro eredi.

Al di là della finzione letteraria, il pensiero di Eco è quello che lo scrittore ribadì in una bella bustina di Minerva sul tema: “L’unico modo per riconoscere se un libro sui Templari è serio è controllare se finisce col 1314, data in cui il loro Gran Maestro viene bruciato sul rogo.” Tutto il resto è leggenda.

Il regno del prete Gianni

Baudolino è incentrato sulla costruzione di un falso, quello delle lettere del prete Gianni dirette ai grandi della Terra che cominciarono a circolare nel corso del XII secolo. L’autore era un ipotetico sovrano cristiano che dominava su un regno favoloso, posto a seconda degli autori nelle regioni più remote dell’Asia o dell’Africa. Le lettere descrivevano le meraviglie di questi luoghi, tra fontane miracolose, popoli antropofagi, Amazzoni, draghi e fiumi di pietre. In esso si trovano la tomba dell’apostolo Tommaso e le tribù di Israele, pietre magiche e popoli mostruosi. Si tratta ovviamente di una leggenda medioevale, anche se molti studiosi nel corso del tempo hanno provato a identificare il regno con un luogo reale, in maniera mai troppo convincente.

Nel libro di Eco, Baudolino non solo costruirà ad arte le lettere del prete Gianni per compiacere Federico II, ma andrà pure a cercarne il regno, in un lungo viaggio che porterà alla scoperta dei popoli mostruosi, al recupero del Graal… e perfino alla creazione della Sindone!

L’unguentum armarium

L’isola del giorno prima è incentrata su un viaggio segreto che dovrebbe risolvere una volta per tutte il problema della longitudine. La questione è quella di determinare la propria esatta posizione sul planisfero, resasi necessaria dalle esplorazioni geografiche del Seicento. Perché determinare la latitudine è facile, basta calcolare l’ora locale, e questo si può fare basandosi sulla posizione del sole a mezzogiorno. Per la longitudine le cose si complicano: in teoria basterebbe sapere il tempo locale in due punti diversi, da cui calcolare la loro distanza longitudinale. Il problema è che prima delle comunicazioni in tempo reale (e prima di costruire orologi abbastanza precisi e resistenti da poter segnalare l’ora “pre-impostata” anche durante un viaggio di molti giorni), questo era impossibile. E’ qui che entra in scena l’unguentum armarium o “polvere di simpatia”, soluzione basata su un principio alchemico che fu effettivamente proposta da alcuni pensatori del XVII secolo (non dimentichiamo che Eco è stato un grande collezionista di libri sull’alchimia).

L’idea della polvere di simpatia era stata diffusa in Europa dal diplomatico Kenel Digby, e consisteva in una polvere che poteva risanare una persona colpita da un’arma: ma il rimedio non doveva venire applicato sulla ferita, bensì sull’arma stessa. Allo stesso modo, secondo i principi dell’alchimia, agendo sull’arma “colpevole” sarebbe stato possibile aggravare la ferita. Ecco quindi la soluzione: un cane veniva imbarcato su una nave, mentre il coltello che l’aveva ferito rimaneva a Londra. Appositi incaricati avevano il compito di agire sull’arma a una determinata ora ogni giorno: contemporaneamente, il cane si sarebbe lamentato sulla nave, segnalando così l’ora di Londra ai viaggiatori.

I protocolli dei savi di Sion

Se Baudolino è incentrato sulla creazione di un falso abbastanza innocuo, il Cimitero di Praga è incentrato su un falso che ha avuto terribili conseguenze, quello dei Protocolli dei Savi di Sion. Pubblicati in Russia verso la fine dell’Ottocento, i Protocolli vennero presentati come l’autentica trascrizione di un congresso sionista da parte di una spia zarista presente all’incontro, in cui gli ebrei pianificavano la conquista del mondo e la distruzione di chiunque vi si opponesse. Ovviamente i Protocolli erano un falso, ispirato con tutta probabilità alle teorie paranoiche dell’abate Augustin de Barruel. Nonostante fosse stata dimostrata la loro natura truffaldina, il libro uscì dai confini della Russia e venne ristampato in molti altri stati, arrivando a giustificare l’antisemitismo dilagante che poi avrebbe portato alla Shoah.

In mezzo alle vicende della costruzione dei Protocolli, nel Cimitero di Praga compaiono  innumerevoli altri complotti, come l’affare Dreyfus, quello intorno al naufragio di Ippolito Nievo o quello incentrato sulla costruzione di un altro falso, le “rivelazioni” sui contatti tra satanismo e massoneria inventate di sana pianta da Léo Taxil.

L’ordine della Rosa Rossa

Se Eco è lo scrittore dei complotti, non dovrebbe stupire che sia diventato egli stesso il punto focale di una cospirazione. E’ quella legata al misterioso “ordine della Rosa Rossa”, un’ipotetica organizzazione segretissima che compirebbe delitti e omicidi legati da particolari esoterici, e che avrebbe per simbolo proprio una rosa rossa. Tutti i delitti di una certa rilevanza mediatica, da quelli del Mostro di Firenza al delitto di Erba o alla morte di Pantani, sarebbero in realtà sacrifici umani perpetrati da questa setta; Umberto Eco, affiliato all’ordine, ne avrebbe lasciato pesanti indizi nei suoi libri e nelle interviste. Ed è davvero curioso leggere su internet di come i teorici della cospirazione li individuino e interpretino, proprio come i protagonisti del Pendolo di Foucault, procedendo per “cortocircuiti mentali” in cui tutto dimostra il complotto. Non sappiamo se Eco conoscesse questa teoria, ma siamo certi che ne avrebbe apprezzato l’ironia: in fin dei conti, è una forma di immortalità anche questa.

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