“Mistero – The Experience”: raccomandazioni amichevoli agli organizzatori

bigfoot

E’ attualmente in corso (14 novembre 2015 – 10 gennaio 2016), a Torino, la mostra “Mistero – The Experience” realizzata dagli autori dell’omonima trasmissione televisiva, che vanta un’ampia campagna pubblicitaria e patrocini importanti come quello della Città di Torino. La mostra (“multisensoriale”, promettono gli slogan) è suddivisa in cinque parti: una dedicata all’esoterismo (che ospita la collezione di manufatti esoterici che appartenne al pittore Lorenzo Alessandri), una a UFO e alieni (con ricostruzione della celebre autopsia e un “cinema in 5D” che dovrebbe simulare l’esperienza di un viaggio in astronave), una al mondo dei fantasmi, per finire con la stanza dedicata a misteri e leggende varie e quella dedicata alle teorie del complotto. Stefano Bigliardi è andato a visitarla per noi: questi i suoi consigli (amichevoli) agli organizzatori. 

Gentili amici,
non dubitando del successo della vostra iniziativa, desidero rivolgervi alcune raccomandazioni utili in occasione di un nuovo allestimento.

Non è importante che chi si reca alla mostra pagando 12 euro (salvo riduzioni) si convinca della verità delle narrazioni a cui è dedicata: gli scettici sono duri a cambiare idea. Piuttosto, il vostro visitatore tipo nutrirà probabilmente un interesse generale nei confronti di almeno uno dei vari temi trattati. È allora opportuno che esca dall’augusto edificio che ospita l’esposizione con l’impressione di avere appreso qualcosa di nuovo e di essere stato coinvolto, come da promessa pubblicitaria, “multisensorialmente”. Non deve percepire repentini cali di qualità, “buchi” e “sbavature”.

A questo fine è importante ad esempio curare i testi dei pannelli illustrativi, tenendo presente che il significato dei termini “trance” e “trans” non è identico, o che l’espressione “qual è” non vuole l’apostrofo trattandosi di troncamento e non di elisione. Se poi, come uno scolaretto svogliato, si copia-incolla un testo da Wikipedia, è conveniente sincerarsi che non rimangano numeri tra parentesi quadre indicanti una nota a piè di pagina se tale nota non è del pari copia-incollata. Questi sono solo alcuni esempi. Si raccomanda, in sostanza, una accurata revisione di tutta la parte testuale dell’esposizione da parte di una persona che domini non solo le dottrine esoteriche, ma anche quelle essoteriche della sintassi e dell’ortografia, nonché possieda un solido vocabolario. Non avventuriamoci a sfogliar grimori se non abbiamo mai aperto uno Zingarelli!

Nella sezione aprente, contenente i cimeli di Lorenzo Alessandri ora in possesso di Aldo Proserpio, sarebbe bene precisare  l’atteggiamento del collezionista originario, contestualizzando insomma la nascita della sua raccolta e spiegando bene come la considerasse, invece di fornire a spizzichi e bocconi sgangherate informazioni sulla stregoneria (si veda Roberto Cera. “Lorenzo Alessandri e l’occulto” 2010 – Intervento presentato alla conferenza CESNUR 2010 a Torino). Analoghe considerazioni valgono per il personaggio di Girolamo Segato, figura affascinante di cui è esposta una (presumibilmente falsa ma nondimeno interessante) “mano di gloria” e che meriterebbe ben altra contestualizzazione e valorizzazione. Ritengo altresì sconsigliabile indurre, in un visitatore poco ferrato in religioni e dottrine misteriose, strani cortocircuiti concettuali descrivendo uno degli oggetti “satanici” come usato da “maghi ebrei” contro Saddam Hussein (ma allora il rito funziona? E qual è la relazione tra giudaismo e magia nera?).

Molti saranno attratti da quello scatolone definito “cinema in 5 D” nella sezione sugli extraterrestri. È davvero il caso di coordinare gli scossoni del sedile con il filmato, e renderli più fluidi oliando gli ingranaggi. Personalmente più che cinque dimensioni ho sperimentato un effetto “vecchio pullman su strada sterrata”, con tanto di “folate d’aria da finestrino rotto”.

Nella sala dell’autopsia dell’extraterrestre sarebbe raccomandabile servirsi di pannelli supplementari come pure di una maggiore quantità di oggetti. Per quanto ci si sforzi di creare un’atmosfera, soprattutto con luci e ombre, l’ambiente appare piuttosto vuoto. È anche un po’ imbarazzante che molti di quegli alieni in salamoia che si vedono qua e là siano gli stessi che si possono comprare nel negozio della mostra. Sembra che non ci fosse nulla di meglio dei souvenir per riempire i buchi. Si consiglia comunque di aumentare la parte esplicativa in tutta la sezione “aliena”. Con video se non con pannelli.

Uno schermo potrebbe essere ad esempio recuperato sottraendolo all’area “simulatori di apparizioni”. Mi riferisco a quello incorniciato con il ritratto della dama fantasma (o demoniaca?). Laddove la contigua simulazione dello spettro di Azzurrina (proiettato, a quanto pare, su un pannello trasparente) potrebbe almeno far soprassalire un bambino e mostra un minimo di sofisticazione tecnologica atto a interessare un adulto, il “dipinto” che all’improvviso fa una boccaccia diabolica susciterà uno sbadiglio e la memoria di centinaia di video simili già visti su YouTube.

L’essere scimmiesco nella sezione su Yeti e Bigfoot sembra tratto di peso da una mostra scientifica sull’evoluzione, come l’illustrazione sul suo piedistallo sembra confermare. Che cosa ci fa lì? Il fantoccio ingabbiato poco più in là, che si suppone rappresentare un licantropo, è battuto, quanto ad imbarazzo suscitato nel visitatore, solo da due oggetti in sua prossimità, rispettivamente etichettati “pistola antica” e “proiettili moderni”.

Almeno due manichini, l’alieno di Roswell e lo zombie, presentano una certa cura formale, ma si raccomanda caldamente una revisione spietata di tutto il “parco pupazzi” con conseguente selezione e rimozione dei più goffi. Consiglio anche di accreditare con maggiore evidenza gli artisti a cui si devono i più belli, dando loro la possibilità di trovare altri contatti e contratti.

Infine la stanza delle cospirazioni andrebbe davvero rimpinguata. I pannelli su Michael Jackson, Marilyn Monroe, l’11 Settembre, sono proprio pochi e scarni. Siamo poi sicuri che la morte dell’attrice sia da annoverarsi, con tutto il rispetto, tra “gli avvenimenti più devastanti del nostro ventennio”, come il dépliant introduttivo sostiene? E poi, un momento, quale ventennio, se la disgraziata Marilyn è scomparsa nel 1962? Fermo restando che è lecito porsi certe domande sugli attentati del 2001 a New York (a chi volesse approfondire consigliamo il bellissimo Undicisettembre.info, N.d.R.), è il caso di mostrare foto su cui apparirebbero alieni e volti diabolici in prossimità dei crolli delle Torri? Che cosa dimostrano? A che cosa serve il video ripetuto ossessivamente con le allusioni alla massoneria? A stordire il visitatore facendogli dimenticare la pochezza della sala?

Non vi si richiedono lunghe e noiose ricerche bibliografiche. Per arricchire la parte sulle cospirazioni è sufficiente aprire YouTube e ascoltare una delle decine e decine di torrenziali conferenze tenute da esperti del settore, trascrivendone passaggi qua e là (seppure, come si è detto, in buon italiano).

In poche parole: vogliamo sospendere temporaneamente l’incredulità, ma dateci una mano!

Confido che, una volta applicate tutte queste migliorie, nessuno avrà più solidi elementi per sostenere che la mostra appare spoglia, raccogliticcia, improvvisata, dilettantesca e discontinua perfino a chi è disposto a credere all’esistenza di una delle misteriose entità in essa evocate. Un’asserzione di questo tipo, specie se sostenuta con prove fotografiche, potrebbe mettere in imbarazzo anche i patrocinatori dell’iniziativa, ed è consigliabile scongiurarla con la professionalità oltre che (se volete) con le bamboline vudù. L’esposizione ne gioverà sostanzialmente, lasciando soddisfatto ogni visitatore grande o piccino, e potrà persino soddisfare gli emissari del CICAP.

Stefano Bigliardi

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