La tregua di Natale del 1914

Articolo originariamente pubblicato da Brian Dunning su Skeptoid. Si ringrazia Paolo Ripamonti per la traduzione.

All’approssimarsi di ogni 25 dicembre, i media si riempiono di storie di gioia natalizia. Tra le più note vi è la tregua del Natale 1914, la storia di come i soldati Inglesi e Tedeschi, durante la Grande Guerra, abbiano deposto le armi e siano usciti dalla rispettive trincee per un momento di “reciproca buona volontà”. Cantarono canti di Natale, condivisero bevande calde e giocarono persino una partita a calcio (cosa che viene messa spesso in evidenza) che vide vittoriosa la “Germania” per 3 a 2. È il tipo di storia che tutti vorremmo sentire, al punto da non domandarci se i fatti siano veramente accaduti.

Un evento simile spicca, in netto contrasto con molti altri ricordi della prima guerra mondiale. Fu un conflitto aspro, in larga parte a causa dello sviluppo tecnologico degli armamenti. Non avevamo ancora inventato i modi così efficaci di uccidere della seconda guerra mondiale, ma la sanguinosità delle battaglie era certamente molto superiore rispetto ai tempi di spade e frecce. La Grande Guerra fu il conflitto dell’Iprite, del gas mostarda e delle baionette: si poteva morire lentamente e in maniera atroce sia a distanza ravvicinata che da lontano. Quando la temperatura era sufficientemente alta da non causare congelamenti, il fango era tale da rallentare ed appesantire ogni compito, da infettare ogni minima ferita e da riempire ogni stivale causando il cosiddetto piede da trincea. Abbiamo prove documentali a sufficienza per poter credere che la tregua di Natale del ’14 ci fu veramente, almeno in parte.

Abbiamo resoconti in prima persona di soldati che vi presero parte, in molte lingue. Nessuno sostiene che la tregua fu universale; coinvolse solo alcune nazioni. La storica mancanza di fiducia tra tedeschi e francesi fece sì che la fraternizzazione tra truppe fosse molto scarsa. L’avversione tra tedeschi e russi era ancora più forte. Discorso diverso, però, quando si considerano le truppe britanniche. La Germania non aveva invaso la Gran Bretagna. Molti soldati tedeschi vi avevano vissuto e parlavano inglese. Le circostanze li posero su lati opposti del conflitto, ma le differenze erano veramente minime.

Tuttavia c’è molto scetticismo su come la vicenda viene narrata al giorno d’oggi. Dove la storia di confonde con la pseudostoria? Non, come ci si potrebbe aspettare, quando descrive gli uomini che si stringono la mano e si fanno gli auguri di Natale, ma nel fatto che questo sia stato un evento così inusuale. La tregua di Natale del ’14 fu un momento leggermente più pacifico, in un’epoca in qui la fraternizzazione (almeno tra tedeschi e inglesi) era all’ordine del giorno.

Per meglio capire il contesto, descriviamo la situazione a Natale 1914. La prima guerra mondiale è universalmente nota come “guerra di trincea”, e con ottime ragioni. Osservando una qualsiasi mappa del conflitto, si vedrà una linea di 750 km che rappresenta il Fronte Occidentale (così chiamato dal punto di vista del principale aggressore, ossia la Germania). Questa linea ha inizio sulla Manica, scende attraverso il Belgio e si snoda a serpentina lungo una buona parte della Francia, quindi torna verso la Germania e scende a sud fino alla Svizzera. Ad est ci sono i tedeschi, a ovest francesi, inglesi, belgi e un pugno di alleati. Questa linea si venne a consolidare abbastanza in fretta, nei primi tre mesi di guerra, e rimase sostanzialmente inalterata per circa tre anni, fino a quando gli Alleati riuscirono a spingere i tedeschi fuori dalla Francia. Durante questi anni le trincee si trasformarono in fortificazioni semi-permanenti.

Nel novembre del 1914, dopo pochi mesi di guerra, i tedeschi abbandonarono l’ultimo tentativo di spingere il fronte verso ovest, durante la prima battaglia di Ypres. Non riuscirono a sfondare le linee difensive. Constatando questo fatto, il capo di stato maggiore tedesco (generale Erich von Falkenhayn) decise che la guerra non poteva essere vinta. Questo fu il punto in cui le offensive organizzate cessarono, da entrambi gli schieramenti. Dalla fine del 1914 sino ai primi mesi del 1915 il Fronte Occidentale fu relativamente calmo. Gli inglesi stavano nelle loro trincee, lo stesso facevano i tedeschi. Tutti, sostanzialmente, speravano che la guerra sarebbe finita presto.

Nonostante le pesanti perdite sostenute da entrambe gli schieramenti fino a questo punto, la parte peggiore della guerra di trincea doveva ancora arrivare. Sebbene gas lacrimogeni non letali fossero già stati usati (sia da un lato che dall’altro) sin dall’inizio della guerra, solo a partire da Aprile 1915 venne usata l’Iprite. Se fossimo costretti ad indicare una linea di confine tra la guerra e la barbarie, potremmo usare questa data. A Natale 1914 l’odio viscerale che l’uso di questo gas può suscitare ancora non esisteva.

Neanche il fango, così spesso citato come una delle cose peggiori della guerra di trincea, era ancora entrato con prepotenza sulla scena. Alan Wakefield del Museo Imperiale della Guerra di Londra racconta:

La guerra non era ancora “sporca” a quel punto. E’ solo nel 1915 che appaiono cose come i gas velenosi. Ne 1915 gli Zeppelin bombardano Londra e i tedeschi affondano il transatlantico Lusitania, causando vittime civili. E la macchina della propaganda non aveva ancora iniziato ad alimentarsi di fatti simili per suscitare l’odio viscerale verso il nemico.

La stagione natalizia del 1914, quindi, vede il Fronte Occidentale in una situazione di stallo apatico. Le truppe aspettano che i giorni passino, dal fondo delle loro trincee, ufficialmente ancora in combattimento, ma i generali le trattengono sperando che i burocrati riescano a trovare una soluzione diplomatica che metta fine alle ostilità. Molti speravano che il peggio fosse ormai passato e che sarebbero tornati presto a casa. Leggete questo estratto da un diario del soldato tedesco Gottfried Rinker, datato 1 dicembre 1914, circa un mese prima della tregua di Natale:

… La nostra relazione con i soldati francesi è diventata una sorta di “amicizia di trincea”. Un giorno abbiamo persino visto un soldato francese e uno dei nostri che condividevano una gamella di rancio caldo, seduti a terra tra le rispettive postazioni… Verso le 11 di mattina abbiamo gridato (in francese, NdT) ‘un officier’ ai Francesi. Loro fanno spesso lo stesso. Vuol dire: c’è un officiale in prima linea, quindi non dobbiamo farci vedere per un po’.

Tony Ashworth, nel suo libro La guerra di trincea, 1914 – 1918: il sistema vivi e lascia vivere, racconta molte storie simili, inclusa quella relativa a una porzione del fronte in cui era in vigore una tregua di 30 minuti ogni sera, per permettere ad entrambe i belligeranti di distribuire il rancio.

Oltre alla predisposizione, tedesca e inglese, verso una mutua “non aggressione”, vi furono una serie di appelli internazionali per una tregua, specialmente a Natale. Nessuno ebbe più peso di quello di Papa Benedetto XV, forse la voce più influente e attiva contro una guerra che descrisse come “il suicidio dell’Europa civilizzata”. In dicembre, rivolse un appello speciale a tutte le nazioni coinvolte affinché “i fucili tacciano almeno nella notte in cui gli angeli cantano”. La sua epistola non portò a nessuna tregua ufficiale, ma fece sì che si concretizzasse – tra gli uomini delle trincee – quanto sarebbe comunque accaduto.

Alla vigilia di Natale ogni soldato britannico ricevette un biglietto da Re Giorgio V e una piccola scatolina di ottone, dono della Principessa Maria. Anche i tedeschi ricevettero doni da casa. Mentre francesi, belgi e russi continuavano a pattugliare i settori di loro competenza e coinvolgevano le controparti tedesche in scaramucce, inglesi e tedeschi erano a riposo. Pochissimi colpi vennero sparati durante quel giorno.

La vigilia di Natale fu calma e la notte serena. “Era una notte di Natale da cartolina”, scrisse un soldato inglese. “C’era una bellissima luna, neve e ghiaccio a terra – bianco quasi dappertutto”. I canti iniziarono da entrambe le parti, in vari posti; schnapps, brandy e cognac riscaldavano gli animi. Canti natalizi tradizionali di entrambe le nazioni condividevano le stesse melodie; gli inglesi cantavano “O Come All Ye Faithful” e i tedeschi rispondevano con “Adeste Fideles”. Gli inglesi intonavano “Silent Night” e i tedeschi “Stille Nacht”. Alla fine i soldati si trasformarono in bambini che aspettano Babbo Natale e si ritirarono per la notte.

Il mattino seguente era abbastanza nebbioso, ma quando la nebbia si alzò iniziammo ad uscire dalle trincee, salutare e tornare al coperto in fretta e furia per paura che ci sparassero. Nessuno sparò e alla fine molti soldati uscirono e si inoltrarono oltre al nostro filo spinato.

Ad un certo punto due ragazzi si incontrarono nella terra di nessuno e si strinsero la mano. Si girarono e ci fecero cenno, al che tutti festeggiamo e uscimmo dalla trincea come gli spettatori a una partita di calcio. Correndo veloci, per quanto possibile, – il terreno era pieno di buche e la gente ci cadeva dentro – alla fine arrivammo al centro e iniziammo tutti a stingerci la mano e donarci a vicenda cose come sigarette, sigari, cioccolato, cognac, e gli demmo anche un po’ di rum e così via; e tutto diventò molto amichevole e lieto e passammo là fuori tutta la giornata.

Fu una scena che si ripetè per tutta la lunghezza del fronte anglo-tedesco. E le partite di calcio? Svariati racconti parlano di palloni improvvisati, lattine vuote, ogni cosa che potesse essere presa a pedate. Il calcio era il passatempo nazionale di entrambe gli stati, allora come oggi. Ma di partite sufficientemente ben organizzate da tenere traccia del punteggio non abbiamo nessuna prova, ed è alquanto improbabile. Non c’erano sicuramente porte, né veri e propri palloni, il terreno era tutt’altro che piatto, ma pieno di crateri e di neve. Non che importasse. Le formalità di un incontro di calcio non hanno nulla a che vedere con quanto successe in quel giorno di Dicembre.

E poi la guerra ricominciò, con un nuovo carattere malvagio, civili bombardati e silurati, soldati bruciati ed attaccati col gas, e non ci furono altre tregue di Natale.

La tregua di Natale del 1914 non fu un momento in cui i soldati deposero le armi e lasciarono che il proprio lato umano trionfasse sugli ordini. I resoconti moderni che la caratterizzano in questo senso le fanno torto, ritraendola semplicemente come un aneddoto che riscalda i cuori. Fu ben altro. Fu il picco dell’onda di spontanea umanità, il rifiuto di una guerra imposta a persone che non avevano nulla a spartirvi. Fu quello che accadde, e che potrà sempre accadere, quando gli uomini seguono il proprio cuore.

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