Intervista a Carlo Recagno, sceneggiatore di Martin Mystère

Carlo Recagno è uno dei più famosi autori di Martin Mystère, per il quale scrive dal 1989. Incontratolo grazie all’associazione Uno studio in Holmes ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda sullo scetticismo, il sovrannaturale e i due grandi detective della sua vita.

1) Fra le sue passioni, chi è venuto prima: Sherlock Holmes o il fumetto?

Il fumetto, senza dubbio. L’amore per i fumetti l’ho sempre avuto sin dall’infanzia, da quando i miei genitori mi leggevano Topolino (come immagino sia avvenuto per tutti quelli della mia generazione, perlomeno in Italia). Holmes invece l’ho conosciuto piano piano, col tempo. Non ricordo quando ho cominciato a sentire parlare di un personaggio con berrettino scozzese e pipa che era il Detective per antonomasia, ma probabilmente l’avrò incontrato per la prima volta su qualche fumetto, in chiave parodistica. Ricordo invece molto bene quando (dovevo essere in quarta o quinta elementare) vidi per la prima volta in TV i film “classici” degli anni Quaranta, con Basil Rathbone e Nigel Bruce. Fu amore a prima vista, anche se – stranamente – non mi venne subito voglia di cercare i racconti originali; ne lessi uno poi in classe, alle medie (faceva parte proprio delle letture del libro di testo), ma non mi attirò gran che. Forse perché si trattava de La Faccia Gialla, che, pur essendo notevole per la lezione fondamentale sull’integrazione, non è una delle avventure in cui le capacità di Holmes brillano maggiormente. Ho conosciuto Conan Doyle relativamente tardi, cioè all’alba dell’età adulta, poco dopo aver finito il liceo.

2) È più facile scrivere di un personaggio “giovane” come Martin Mystère, o di quella che è a tutti gli effetti un’icona letteraria, culturale e anche pop come Sherlock Holmes?

Per me senz’altro Martin, ma non tanto perché sia “giovane”, quanto perché ho sempre trovato molte affinità con il personaggio, sin da quando lo conoscevo soltanto come lettore. Martin Mystère ha molte caratteristiche nelle quali mi sono identificato subito, dall’amore per i libri (sono un bibliofilo compulsivo) alla tendenza a procrastinare all’abitudine di non prendersi mai troppo sul serio. Holmes invece è meno “umano”, ed è difficile avvicinarsi a lui, non si può mai entrare nella sua testa. Infatti quelle volte (sempre troppo rare) che ho occasione di inserirlo in una storia, uso con molta parsimonia le nuvolette del pensiero, e sempre e soltanto con lo scopo di spiegare meglio gli eventi della vicenda, senza (quasi) mai entrare veramente nei suoi pensieri.

3) È molto complesso mantenere l’equilibrio fra la plausibilità storico-scientifica e le spiegazioni alternative nelle storie di Martin Mystère?
Cosa pensa che potrebbe infrangere il patto di credibilità con i lettori?

Nelle storie di Martin trovano da sempre posto le componenti più bizzarre. Nell’universo Mysteriano convivono da sempre alieni, folletti, fate, tecnologie avveniristiche ed eventi storici “alternativi”. I lettori ci sono abituati e non si meravigliano; in realtà l’unica cosa alla quale la sospensione dell’incredulità proprio non potrebbe applicarsi sarebbe una grave stortura nel carattere del protagonista, o dei suoi comprimari. Per esempio, se Martin da pacifista convinto diventasse di colpo un eroe alla Rambo, per i lettori sarebbe più incredibile dello scoprire che il mago Merlino è segretamente un consigliere del presidente Obama. Se la moglie Diana lo lasciasse di colpo per un uomo più giovane e belloccio sarebbe più difficile da accettare di una storia in cui si rivela che gli abitanti di New York sono in realtà alieni provenienti da un pianeta dove tutti si nutrono esclusivamente di cavoletti di Bruxelles.

Martin_Mystère_Sherlock4) Lei si ritiene più scettico o possibilista?
Come tale qual è la caratteristica che l’affascina di più di Martin Mystére e quale di Sherlock Holmes?

Non so se questo faccia di me uno scettico o un possibilista, ma sono disposto ad accettare qualunque cosa purché corredata da prove inequivocabili ed esaustive. Anche Martin è fatto così: affronta sempre ipotesi nuove senza preconcetti, ma non prende mai per oro colato tutto quello che gli viene rivelato, e lo affronta sempre con spirito indagatore. Accetta nelle sue storie l’esistenza di alieni, vampiri, fate e fantasmi, ma non perché ha visto su Youtube un filmatino sgranato e tremolante in cui per due secondi si vede una lucetta che potrebbe essere tutto e il contrario di tutto, ma perché ha conosciuto di persona tutte quelle creature (e altre ancora), e può attestare la loro esistenza (anche se, finita l’avventura, si chiede sempre se non abbia in realtà sognato). Credo che la caratteristica che me lo ha fatto amare sin da quando ho incominciato a leggerlo (e per la quale mi diverto ancora a scriverlo) sia la capacità di non prendersi mai troppo sul serio e di affrontare le situazioni più “impossibili” sempre con un pizzico di humour e con buonsenso.

Holmes invece è decisamente scettico, però non è una persona rigida. Suppongo che quello che mi ha attirato di più di lui sin dall’inizio sia la sua capacità di affrontare con l’ottica dello scienziato ogni situazione (e infatti ho sempre ammirato per lo stesso motivo Reed Richards dei Fantastici quattro e il signor Spock di Star Trek). Holmes applica un approccio logico e scientifico ai misteri, e proprio per questo credo che neanche lui avrebbe problemi ad accettare eventi straordinari, se corredati da prove straordinarie. Una delle sue massime più famose è: “Una volta eliminato l’impossibile, quello che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità”. Ecco, nel mondo di Martin Mystère di veramente “impossibile” c’è ben poco, ma per in fondo i due personaggi hanno in fondo la stessa apertura mentale.

5) E i lettori del BVZM quale ipotesi pensa che prediligano, in linea di massima?
Per quello che ho potuto interagire con loro sui social (ma lì si tratta soprattutto di fan, non del lettore casuale), mi sembra che nella vita reale siano tutti persone con i piedi ben piantati per terra, chi più chi meno. Quindi scettici, abituati a dubitare per principio di tutto, in assenza di prove. Quando invece si legge un racconto di fantasia, però, subentra la sospensione dell’incredulità e allora sono pronti ad accettare qualunque cosa purché abbia una spiegazione coerente con il contesto narrativo. Il lettore di Martin Mystère è molto attento alla continuity, e più che l’esistenza degli alieni, gli interessa che gli extraterrestri che Martin incontra nel numero 338 non siano in contraddizione con quelli che aveva già incontrato nel numero 62, e cose così.

6) Abbiamo visto dal suo profilo FB che lei è anche un grande fan di Doctor Who, come centinaia di altri appassionati di Sherlock Holmes e fumetti, sembra quasi essere un connubio inevitabile. Quale pensa che sia il fil rouge comune a questi personaggi così diversi fra loro?

La curiosità, la voglia di indagare, di esplorare (e su questo potremmo aggiungerci anche Star Trek, altra mia grande passione). Di scoprire come funzionano davvero le cose, anche quelle apparentemente bizzarre e improbabili. E poi Holmes e il Dottore hanno in comune naturalmente il fatto che entrambi appartengono al pantheon dei grandi eroi britannici, assieme a Re Artù e a Robin Hood.

7) Se avesse l’opportunità di risolvere un solo grande “mystero” della storia, quale sceglierebbe?
E se potesse viaggiare indietro nel tempo, andrebbe nella Londra vittoriana di Sherlock Holmes o nel continente di Mu?

Londra vittoriana assolutamente. In realtà sarebbe molto forte la tentazione di visitare il futuro per vedere come sarà, ma scoprire cosa avverrà domani (anche se si tratta di un domani molto lontano) può rovinarti la vita nel presente, quindi è meglio andare nel passato (stando attenti però a non alterare la storia: non bisogna schiacciare nessuna farfalla). Probabilmente cercherei di scoprire se qualche grande personaggio leggendario è realmente esistito, come per esempio Re Artù.

8) Noi adoriamo le storie misteriose come quelle di Martin ma allo stesso tempo ci piace guardare con occhio critico alla realtà. Pensa che sia una cosa grave?

Tutt’altro. Penso anzi che sia una cosa molto salutare. Nel mondo c’è sempre spazio sia per la fantasia che per la realtà. La realtà è il luogo dove dobbiamo vivere la nostra vita, e per questo non bisogna mai dimenticarlo, ma la fantasia è il luogo che scegliamo di visitare ogni volta che apriamo un libro o guardiamo un film. L’importante è tenere ben distinte le due cose.

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