Omicidio rituale senza rituale

Lo scorso agosto hanno cominciato a circolare, soprattutto sui media americani, notizie riguardanti un presunto triplice omicidio rituale che sarebbe avvenuto negli ultimi giorni di luglio in Florida, nei pressi di Pensacola, una cittadina di circa cinquantamila abitanti. I giornali e i siti di informazione si sono scatenati quando il portavoce dello sceriffo della contea di Escambia ha affermato

“Questo [crimine] potrebbe essere riconducibile a un qualche tipo di omicidio rituale Wicca, forse collegato alla luna blu.”

Un perfetto esempio di uomo morde cane, verrebbe da pensare. Ma le cose stanno veramente così?

I fatti

Voncile Smith è una pensionata americana di settantasette anni. La sua vita è simile a quella di molte altre pensionate: le faccende di casa, le amiche, forse un animale da compagnia. Con lei abitano due dei suoi figli, Richard, di quarantanove anni, e John, di quarantasette. Anche loro persone normali: vivono con la madre, hanno un lavoro, hanno i loro interessi.

Se dovessimo scrivere un romanzo sulla vita di queste tre persone, probabilmente nessuna casa editrice accetterebbe di pubblicarlo. Le vite semplici sono per il mondo reale, non per la fantasia degli scrittori. Ma tutta questa normalità crolla un bel giorno di luglio. O forse sarebbe meglio dire un brutto giorno.

È il 31 luglio. In quel periodo a Pensacola fa caldo, come in tante altre località dell’emisfero boreale. Ma in Florida fa ancora più caldo: la penisola dà sul Golfo del Messico, che le conferisce quel tipico clima afoso e umido, simile a quello mediterraneo. Ecco, immaginiamo la cittadina di Pensacola il 31 luglio. Vedremmo le strade trafficate da persone che vanno al lavoro, qualcuno è uscito per fare compere, qualcun altro ancora è in ferie. Una cittadina normale in un normale stato del sud degli Stati Uniti. Un giorno normale. Delle vite normali. È fine luglio, dunque, e può capitare che qualcuno, con quel caldo, voglia fare il furbo e imbucarsi a casa, magari dandosi per malato o addirittura non giustificando affatto la propria assenza. Tutto normale. Sono cose che capitano negli Stati Uniti così come in tutto l’Occidente.

Ed è anche normale che i datori di lavoro non vedano molto di buon occhio le assenze. Nella nostra storia fa il suo ingresso il datore di lavoro di John Smith. È preoccupato: non è normale che quel suo dipendente si assenti dal lavoro senza farglielo sapere. Per di più, è da diversi giorni che non si presenta. Forse è successo qualcosa. Il datore di lavoro chiama la polizia sul numero non dedicato alle emergenze. Chiede che si esegua un welfare check [1] presso il domicilio della signora Smith, dove vive il suo dipendente.

I vice-sceriffo locali bussano alla porta di casa Smith. Non ricevono risposta. “Siamo della polizia. Va tutto bene?” Ancora nulla. Entrano in casa. Se questo fosse un articolo che vuole fare del sensazionalismo o un racconto giallo scriverei che “quello che hanno visto li ha lasciati senza parole”. Ma gli agenti di polizia ne vedono di cotte e di crude ogni giorno e gli omicidi fanno parte del loro lavoro. In quella casa, tre persone hanno perso la vita. Ci sono segni di percosse a colpi di martello da carpentiere, e tutti i cadaveri hanno la gola tagliata. Richard, inoltre, ha ricevuto un colpo di pistola alla testa mentre stava rientrando in casa.

La svolta

Una scena da romanzo giallo o forse da film dell’orrore, insomma. È chiaro come un delitto così efferato non possa passare in sordina agli occhi della popolazione del luogo e di quelli della stampa, ma succede qualcosa: il portavoce della polizia locale, il sergente Hobbes, rilascia alla stampa la dichiarazione riportata all’inizio dell’articolo. In quella stessa occasione dice anche che la polizia avrebbe già un sospetto, anzi, una “person of interest”, termine un po’ ambiguo perché può voler indicare sia un sospetto che una persona informata dei fatti, senza però fare nomi, né fornire una descrizione dettagliata. L’unica dichiarazione rilasciata dice che si tratterebbe di un “maschio bianco sospettato di avere legami con la stregoneria”. In un’altra svolta, si scopre che Richard era impiegato (non si sa a quale titolo, si parla genericamente di un “importante funzionario”) presso il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti.

Facciamo un salto in avanti nel tempo: il 27 ottobre la polizia di Pensacola tiene una nuova conferenza stampa in cui afferma di aver arrestato un uomo, figlio del primo matrimonio della Smith, a seguito di tre mesi di indagini.

Ma che cos’è la Wicca?

Nel 1954 venne pubblicato in Inghilterra un libro intitolato Witchcraft Today. Il suo autore, Gerald Gardner, era un tipo decisamente estroso: dipendente delle dogane britanniche, da giovane aveva viaggiato molto al seguito della sua governante nella speranza di vedere miglioramenti all’asma di cui soffriva sin da tenera età. A ventisette anni si stabilì in Malesia, dove trovò lavoro per la Borneo Company, rimanendovi per quindici anni.

A seguito della notizia, nel 1927, che il padre soffriva di demenza senile, decise di tornare in Inghilterra per andare a trovarlo. Fu in questo periodo che cominciò a interessarsi di spiritismo, incontrando numerosi medium, molti dei quali non lo colpirono particolarmente, mentre considerava altri sinceri. Il soggiorno inglese non durò però molto: nello stesso anno conobbe una donna, la sposò e ripartì con lei per la Malesia. La coppia non sarebbe tornata in Inghilterra prima del 1936.

Il 1951 è una data importante per la nostra storia, perché fu in quell’anno che venne abrogato il Witchcraft Act del 1735 [2] e forse, se l’abrogazione non fosse mai avvenuta, Gardner non avrebbe scritto Witchcraft Today e i saggi che vi avrebbero fatto seguito. Secondo Gardner, il culto da lui descritto in Witchcraft Today e nei libri successivi aveva radici antichissime, risalenti addirittura all’età della pietra, e non aveva nulla a che vedere con gli incantesimi e il “male”. Questo saggio non ha alcun valore storico, tanto che sia studiosi della stregoneria come Ronald Hutton che importanti esponenti della Wicca descrivono le parole di Gardner “come mito e metafora e non come realtà storica” [3]. Una tale visione del libro di Gardner ne viene rafforzata ulteriormente leggendolo: espressioni come “si dice”, “si ritiene”, “si narrano storie di” sono comunissime. È interessante notare come la formula “sacrificio umano” vi compaia solo una volta riferito a un paragone tra le accuse mosse alle donne e gli uomini accusati di praticare la stregoneria e quelle avanzate contro l’ordine dei Templari.

In termini molto generali, la Wicca appartiene a quel microcosmo di culti afferenti al cosiddetto neopaganesimo, un’etichetta di comodo usata per definire tutti quei culti che non appartengono al mainstream religioso. All’interno del neopaganesimo coesistono culti che non è praticamente possibile ricondurre a unità, dal momento che si considerano neopagani sia movimenti che si basano dichiaratamente su forme di spiritualità moderne sia gruppi che cercano di ricostruire religioni antiche nel modo più accurato possibile. A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunga anche il fatto che la Wicca gardneriana non è l’unica forma di culto wiccan: esistono moltissime versioni diverse, chiamate tradizioni, talvolta in contrasto le une con le altre, e innumerevoli interpretazioni personali del culto, com’è logico da aspettarsi da una religiose decentralizzata come questa.

Molto controversa è la considerazione che la cosiddetta “luna blu” riscuoterebbe presso i membri di questo culto. Per amor di completezza, l’espressione non ha niente a che vedere con l’effettivo colore che il satellite può assumere in particolari condizioni atmosferiche, bensì si riferisce alla presenza nello stesso mese di due lune nuove. L’etimologia stessa del termine non è affatto chiara: secondo alcune fonti deriverebbe dalla parola anglosassone be-léweda, “traditore”, il cui etimo nel corso del tempo sarebbe divenuto “blue”, ma è anche vero che nel corpus della poesia anglosassone non esistono espressioni simili. La prima attestazione registrata di questa espressione compare nel 1528 in un pamphlet anticlericale, che contiene il seguente distico:

Yf they say the mone is blewe,
We must believe that it is true.[4]

A partire dagli inizi dell’Ottocento, l’espressione “once in a blue moon” cominciò a essere usata con un significato simile a quella dell’espressione italiana “una volta ogni morte di Papa”. Nel libro di Gardner non vi è alcun riferimento alla “blue moon”.

La dichiarazione di Morgan sulla stregoneria e quella di un portavoce del suo dipartimento, che citava esplicitamente la Wicca, attirarono un nugolo di critiche da parte degli studiosi di neopaganesimo, dal momento che l’omicidio rituale non fa parte di nessuna tradizione wiccan, luna blu o meno.

Cosa non torna nella storia

Appurato che quello della luna blu non è un dogma universalmente accettato dai fedeli della Wicca e che gli adepti di questa confessione religiosa non praticano sacrifici umani e che anzi, nel contesto delle loro pratiche religiose il sacrificio è “liberarsi di qualcosa di proprio per ottenere qualcosa di più importante”, c’è anche un altro punto da considerare. I cadaveri sono stati rinvenuti il 31 luglio, giorno in cui ci sarebbe stata la seconda luna piena del mese (la prima era stata il 2), ma l’omicidio era avvenuto il martedì precedente, quando la luna era crescente e visibile all’85%.

La stessa polizia di Pensacola, infine, ha parzialmente ridimensionato le affermazioni rilasciate in precedenza, suggerendo che il triplo omicidio possa aver avuto motivazioni economiche e che non vi siano pericoli per la collettività. Il collegamento con la Wicca sarebbe stato fatto perché il sospetto aveva sul luogo di lavoro un libro dedicato al tema, e avrebbe ammesso di praticare la “stregoneria”: ma nessuna prova indica che questo abbia a che fare con il movente. Si è anche scoperto che, benché in un primo momento fosse stato dichiarato che i corpi erano stati posizionati in maniera da far pensare a un rituale, la realtà è un’altra: i tre corpi erano semplicemente in stanze diverse della casa.

A ben guardare, l’intera storia così come riportata dai media presenta alcune somiglianze inquietanti col modo in cui è iniziata la paranoia degli abusi rituali satanici negli Stati Uniti. Ricapitolando molto sommariamente, in quel caso una falsa accusa lanciata da un libro sensazionalistico si diffuse a macchia d’olio grazie alle speculazioni dei media, arrivando a generare un clima di panico generale e conducendo a una serie di processi e incarcerazioni di persone rivelatesi poi innocenti.

Questa storia insegna a noi, al pubblico, un importante monito: per quanto una spiegazione possa essere allettante, misteriosa o avvincente, non bisogna mai lasciarsi prendere dall’entusiasmo e dalla passione con cui i media raccontano una vicenda. Bisogna invece documentarsi a partire da quello che dicono gli specialisti del settore. Molto spesso, la spiegazione di un caso può essere parimenti orribile, ma molto, molto più prosaica.

Andrea Luciano Damico

Letture consigliate

Dunning, B. (2007, Gennaio 23). Paganism: A Naked Rebellion. Tratto da Skeptoid.
Gardner, G. (1954). Witchcraft Today. Rider and Company.
Hutton, R. (1999). The Triumph of the Moon. Oxford: Oxford University Press.
Hutton, R. (2010). “Writing the History of Witchcraft: A Personal View”. The Pomegranate, p. 239-262. Reperibile qui.
Smith, Blake. Satanic Ritual Abuse. Tratto da Skeptoid.

Note

[1] Il police welfare check è un controllo di polizia che un parente o un conoscente di una persona può richiedere nel caso in cui non riesca a mettersi in contatto con quella persona. La polizia si reca presso il domicilio in questione e bussa alla porta, identificandosi. Se non riceve risposta, è autorizzata a entrare e a controllare che tutto sia in ordine.

[2] Legge sulla stregoneria che dichiarava illegale affermare che una persona possedesse poteri magici e, allo stesso tempo, bandiva la pratica della stregoneria.

[3] Ronald Hutton, The Triumph of the Moon, Oxford University Press, 1999, p. 377.

[4] Se ci dicono che la luna è blu, dobbiamo crederci.

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