Detective a fumetti

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Una celeberrima battuta cinematografica recita: “Qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda”. Sembrerebbe una regola che quasi tutte le forme d’arte hanno fatta propria: raccontare o raffigurare qualcosa di misterioso, evanescente, dai contorni che sfumano nell’ombra è certamente più affascinante (e in qualche modo anche “facile”) che non affrontare una versione concreta e determinata dei fatti.

Tuttavia, una corrente di minoranza che si è fatta portavoce del pensiero illuminato e scettico c’è sempre stata, specie in letteratura: già a fine ‘700 per esempio, Jane Austen e Ann Radcliffe, con – rispettivamente – L’abbazia di Northanger e I misteri di Udoplho, sbeffeggiavano senza nasconderlo troppo i romanzi gotici e sovrannaturali in voga all’epoca. Poi ovviamente sono arrivati Auguste Dupin e Sherlock Holmes, e da lì tutta una schiera di investigatori la cui regola primaria è “eliminare l’impossibile”. Nella tv contemporanea, addirittura, c’è un equilibrio quasi millimetrico fra le due tendenze: per ogni X-Files c’è infatti un CSI – Crime Scene Investigation e, anzi, il numero di serie dedicate a profiler e analisti di vario tipo in alcune stagioni arriva a superare la “concorrenza”.

News30382Anche nel fumetto, sebbene sia la patria deputata di esseri provenienti da altri pianeti e dimensioni o dotati di poteri sovrannaturali, esiste comunque una non ristrettissima famiglia di investigatori razionali e razionalisti, a partire dalla famosa riduzione del Segugio per eccellenza: Il Fiuto di Sherlock Holmes era la versione anime (cartone animato giapponese) dei personaggi di Doyle realizzata da Miyazaki, ai tempi pressoché sconosciuto, oggi cineasta acclamato fra i più grandi del suo genere. L’anime fu poi trasposto in fumetto dal creatore di Calimero Toni Pagot e pubblicato a puntate su Il Giornalino, con disegni di Franco Oneta, Gino Gavioli e Carlo Peroni. Pur essendo indirizzato a un pubblico pre-adolescente, i toni del fumetto erano meno leggeri di quelli del cartone animato, e anche l’impostazione grafica era virata su toni blu e violetti piuttosto cupi, specie per l’epoca.

Il detective di Conan Doyle è, tra l’altro, una figura ricorrente nel mondo dei fumetti: radilovic_herlocksholmes2oltre alle serie che gli sono state direttamente dedicate, molti personaggi ne hanno indossato il deer stalker, a partire da Topolino stesso per arrivare fino a Ser Lock, che di Holmes è parodia e affettuoso omaggio, a opera di  Carl FallbergAl Hubbard. E, a proposito di parodie, gli appassionati amano molto – è ritenuta una dei 1001 fumetti da leggere assolutamente – quella realizzata dal fumettista dell’ex-Jugoslavia Julio Radilovič, Herlock Sholmes, che riprende l’abilità nel travestimento tipica di Holmes e la porta alle estreme conseguenze umoristiche, con tanto di detective travestito da albero su cui un cane fa i propri bisogni.

Nello stesso periodo in cui usciva Il fiuto di Sherlock Holmes, invece, il giornale delle edizioni Paoline ospitava anche, disegnate da Mario Rossi, le avventure dell’Agente Allen: ex agente segreto ritiratosi dal servizio e impegnato a gestire un ristorante in Scozia, Philip Allen viene richiamato dal suo vecchio capo ogni volta che la sezione “Strange” dei Servizi Inglesi si trova ad avere a che fare con fenomeni inspiegabili ed esseri paranormali. Alla fine di ogni episodio, naturalmente, l’agente Allen riesce a fornire una soluzione perfettamente razionale e ragionevole, e torna alla sua amata cucina.

dylan-dog-1-originale-280x367La vera particolarità dell’Agente Allen era nella firma del suo sceneggiatore. Si trattava infatti di Tiziano Sclavi, che di lì a pochissimo avrebbe mandato in stampa, con la Sergio Bonelli Editore, il primo numero di Dylan Dog, L’alba dei morti viventi, restituendo respiro al panorama del fumetto italiano, in quel periodo piuttosto asfittico e in declino.

Dylan Dog, noto anche come l’Indagatore dell’Incubo, è riconosciuto a livello internazionale come uno dei personaggi cardine dei fumetti dedicati al sovrannaturale e al mistero. L’anno prossimo la testata compirà trent’anni e diversi cambiamenti sono intervenuti tanto nelle tematiche quanto nella maniera di affrontarle (proprio di recente la nuova direzione ha deciso di mandare avanti la storia orizzontale, facendo finalmente invecchiare i personaggi). Tuttavia, alcuni elementi sono rimasti pressoché identici ad allora: Dylan Dog non si è mai posto come un fervido credente nel paranormale, anzi, il suo primo approccio a qualsiasi caso gli venga proposto è sempre venato di incredulità e ironia, sebbene poi i fatti sembrino spesso dargli torto. All’inizio, molti albi seguivano uno stesso schema narrativo, in cui l’Indagatore spiegava razionalmente l’evento sovrannaturale fino al plot twist dell’ultima tavola o due, in cui al lettore veniva nuovamente insinuato il dubbio che si fosse trattato davvero di un fenomeno paranormale. Col tempo, gli incubi si sono fatti via via più terreni e prosaici: serial killer, grandi industrie, crudeltà umana, i mostri siamo noi ripete spesso il personaggio principale, ma un alone di mistero rimane sempre a sottendere le storie.

Come si diceva, l’ideatore di Dylan Dog (creato graficamente da Claudio Villa) è Tiziano Sclavi, figura piuttosto sfuggente, che non ama molto parlare di sé, ma – a giudicare da tutta la sua produzione – sfaccettata e affascinante. Sclavi è da sempre socio CICAP, a riprova che si può essere razionali e poetici allo stesso tempo.

Tre anni prima dell’Indagatore dell’Incubo, i lettori avevano visto esordire un’altra testata, sempre con la Sergio Bonelli Editore, firmata da A89f90fd11410ef19def8b7bb17adab3b.jpg--gli_uomini_in_nerolfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini: si trattava di Martin Mystère, il detective dell’impossibile, e narrava le gesta di uno studioso pronto ad approcciare in maniera scientifica i misteri istituzionalmente liquidati come “impossibili”, senza rifiutare alcuna possibilità. D’altra parte, Mystère si accompagna a Java, un uomo di Neanderthal, e possiede Murchadna, una pistola paralizzante creata nel continente di Mu: che sia possibile una versione alternativa della storia è per lui realtà quotidiana.

La fanta-archeologia con cui spesso ha a che fare “il Buon Vecchio Zio Martin” echeggia a tratti quella degli episodi più fantastici di Tin Tin, il ragazzino biondo che fu fra le prime grandi rivoluzioni del fumetto. (E sulla rivista di Tin Tin furono pubblicate – avendo inizialmente più successo di quelle dell’eponimo – anche le avventure di Francis Blake e Philip Mortimer, il primo capitano dei servizi segreti britannici e il secondo fisico nucleare, che si trovano spesso anche loro ad affrontare misteri fantastici e sovrannaturali).

mystereVivendo nello stesso spazioverso, era inevitabile che Dylan Dog e Martin Mystère prima o poi si incrociassero e i due albi cross-over sono amatissimi dagli appassionati. D’altronde, Martin Mystère è abituato ad ospiti fuori dal comune: nel numero 285 dedicato a Houdini, sulla poltrona dello studio di New York siede infatti Massimo Polidoro, uno dei fondatori del CICAP e attuale segretario del Comitato.

Molti hanno contrapposto Martin Mystère e Dylan Dog come i due estremi dello spettro: l’uno totalmente razionale e scientifico, l’altro romantico e sentimentale (ricordo che la cosa assumeva a volte toni da tifoseria fra chi viveva l’adolescenza negli anni ’90 sposando in esclusiva una delle due correnti di pensiero). Certamente l’iconografia che li caratterizza non aiuta a notarne le sfumature: Dylan Dog scrive il proprio diario con una penna d’oca, non possiede cellulare né computer e suona il clarinetto, Mystére è amante della tecnologia, molto più scanzonato e apprezza la bella vita e gli oggetti di lusso, ma in realtà nessuno dei due è completamente convinto né completamente scettico. Cambia l’approccio ma non la conclusione, che rimane possibilista e non radicale. In casa dei due indagatori Bonelli il poster I want to believe lo si potrebbe modificare con I’d like to believe.

33usxokPer il resto, buona parte della produzione fumettistica pone il sovrannaturale al centro della narrazione  e dell’azione: esistono ad esempio un certo numero di difensori, investigatori e paladini che combattono il mondo da cui essi stessi provengono. Caso celebre è quello dall’Ufficio per la ricerca e difesa del paranormale (Bureau for Paranormal Research and Defense), il cui scopo, cito da wikipedia, è “quello di proteggere gli Stati Uniti, il mondo e l’intera umanità dalle forze occulte, paranormali e soprannaturali del male”: tuttavia, gli investigatori che ne fanno parte sono essi stessi creature eccezionali, a partire dal personaggio più famoso, Hellboy, demone rosso evocato dai nazisti per vincere la guerra e poi allevato dagli americani, per proseguire poi con un homunculus, una mummia, un were-jaguar (divinità precolombiana), qualche medium e un essere anfibio. Si tratta quindi più che altro di sovrannaturale che combatte se stesso, tanto che a un certo punto la squadra si trova a dover fronteggiare l’Apocalisse, scatenata dal conflitto con un’alleanza fra le rane, il regno di Hyperborea e un supereroe nazista.

From_hell_tpbIn parte, il BPRD ricorda il 10mo Distretto della città di Neopolis, dove si svolgono le avventure di un gruppo di poliziotti che vivono nella città in cui tutti (o quasi) sono supereroi. Top 10 ha tuttavia un sottotesto più marcatamente sociale, con la messa alla berlina di pregiudizi e luoghi comuni che fungono da metafora di temi reali, un po’ come accade in gran parte della produzione di Alan Moore, genio indiscusso dei fumetti nonché figura assolutamente multiforme (e fuori di testa). È stato – insieme a Frank Miller – l’artefice della rinascita di Batman e di tutta una nuova era del fumetto golden age americano, con atmosfere cupe e violenze realistiche; V, il protagonista di V for vendetta, è stato assurto a nume tutelare e maschera-simbolo di molti movimenti “rivoluzionari” degli ultimi anni, dagli hacker di Anonymous a “Occupy Wall Street”; il suo Watchmen sono diventati oggetto di esegesi analitica riga per riga, e praticamente da tutte le sue opere sono stati tratti dei film di successo planetario. In questo scenario si colloca From Hell, dedicato alle imprese di Jack Lo Squartatore: la storia si incentra su Frederick Abberline, il capo della polizia londinese che fu responsabile delle indagini su Jack, e prende l’abbrivio dalla teoria che vuole gli omicidi opera di una congiura volta a tenere celata l’esistenza di un figlio illegittimo del principe Alberto, erede della regina Vittoria. Nella versione cinematografica Abberline viene raccontato come un precursore dei propri tempi, mentre la graphic novel rimane più aderente alla verità storica dei protagonisti di un’indagine epocale che tennero in pochissimo conto i progressi intanto raggiunti dalle scienze forensi (il film, inoltre, trasforma Abberline in un chiaroveggente).

Sempre di Moore è anche John Constantine, nato come costola di Swamp Thing, e diventato poi titolare di una serie propria, dove combatte maghi e demoni usando le loro stesse armi. Constantine è famoso in particolare per essere una serie piuttosto cupa e molto poco politically correct.

In conclusione, sebbene si rilevi una certa preferenza per tutto ciò che è magico, nel mondo del fumetto c’è spazio anche per chi preferisce una visione del mondo più “vulcaniana” e lucida delle cose. Tuttavia, però, il metodo scientifico e la sua iconografia si prestano di più a essere trattati da mezzi “tridimensionali” quali il cinema e la tv, e non è un caso probabilmente che a diffondere l’interesse per la scienza forense anche fra i non appassionati siano state proprio le recenti serie tv. D’altra parte, i fumetti sono fatti di nuvole parlanti, più la “materia di cui sono fatti i sogni” che non i vetrini di laboratorio.

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