Dischi volanti? Tutto un equivoco

Rubrica settimanale a cura di Fantascienza.com. Qui l’articolo originale.

Nel secolo dei social network capita sempre più di frequente di informarsi leggendo solo il titolo degli articoli. E aggiungiamo purtroppo, perché non di rado il titolo che ci capita sott’occhio, magari condiviso su Facebook o su Twitter, è un’approssimazione molto imprecisa dell’articolo, quando addirittura non lo travisa completamente.

Succede: succede perché i titoli di quotidiani e siti spesso non sono frutto del lavoro di chi ha scritto l’articolo, ma di un titolista o di un redattore che si occupano di scegliere titoli studiati appositamente per attirare qualche clic in più.

La storia che raccontiamo è un esempio, anche se risale a un’epoca ben precedente al web, per l’esattezza al 1947.

Il 24 giugno di quell’anno un pilota amatoriale, Kenneth Arnold, stava volando sul suo aereo privato vicino al monte Rainier, nello stato di Washington, quando vide uno strano flash azzurrognolo nel cielo.

Inizialmente pensò che si trattasse di un riflesso del sole su un altro aereo, ma si rese conto ben presto che non c’erano altri velivoli nelle vicinanze. Vide altri di questi lampi, nove in totale, che in seguito avrebbe descritto come in movimento in formazione a forma di freccia, che si muovevano all’unisono, più velocemente e con più precisione di quanto qualsiasi mezzo aereo dell’epoca potesse fare.

Arnold calcolò che dovessero avere una velocità intorno ai 2700 km/h.

Una volta atterrato in Oregon, Arnold raccontò la vicenda ad alcuni amici, e la cosa arrivò a un reporter locale che gli chiede un’intervista. Raccontando l’avvistamento, Arnold disse che gli oggetti volavano “come un disco se lo fai saltare sull’acqua”. Il termine originale è saucer, piatto, ma il concetto è lo stesso.

Ben presto la vicenda si diffuse a livello nazionale, e un editor a un certo punto decise di semplificare il titolo usando il termine “flying saucers”, dischi volanti, e questa formula prese piede entrando nell’uso popolare.

Nel 1950, in un’intervista con Edward R. Murrow, Arnold ribadì che non aveva usato il termine “disco” per descrivere la forma degli oggetti.

“Questi oggetti più o meno fluttuavano come se fossero, direi, imbarcazioni sull’acqua, e quando descrissi come volevano dissi che sembravano dischi che rimbalzano sull’acqua” raccontò Arnold. “Molti giornali fraintesero riportarono male le mie parole. Scrissero che avevo detto che assomigliavano a dischi, mentre io avevo detto che volavano come se fossero stati dischi.”

Naturalmente, ben presto gli avvistamenti di UFO in tutti gli Stati Uniti cominciarono a parlare di oggetti a forma di disco. Per parecchi anni gli UFO sono stati un fenomeno culturale rilevante, e ancora oggi hanno parecchi sostenitori. La forma a disco è stata ripresa anche in vari film e telefilm, ricordiamo per esempio Ultimatum alla Terra fino a X-Files e Independence Day.

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