La Mappa del Creatore: una piccola indagine

Durante le festività del primo maggio io e mia moglie abbiamo deciso di recarci a trovare genitori e parenti nella sua città natale Ufa (Federazione Russa, Repubblica del Bashkirtostan). Così ho deciso di approfittarne per svolgere una piccola indagine “in trasferta” per conto del socio e amico Giorgio Ferrari, appassionato di pseudo-archeologia.

Pare infatti che a Ufa, in un qualche museo all’interno della BGU (Università Statale della Bashkiria) sia conservata una pietra (nota in occidente come Pietra del Creatore, nei siti russi come Plita Tvortza – Tavola del Creatore – o Chandarskaya Plita – da Chandar, nome della cittadina nei pressi della quale è stata rinvenuta) vecchia di decine di milioni di anni e in cui sarebbe raffigurata un’antica mappa della Bashkiria. A quell’epoca non esisteva nessun homo sapiens, per cui sarebbe una prova di civiltà avanzate (extraterrestri?) nel lontano passato. A me, che non sono un geologo, a guardarla in foto sembrava solo un pezzo di fango secco con qualche crepa… comunque mi armo di macchina fotografica e decido di andarla a visitare.

Comincio con qualche ricerca sui siti russi. Trovo qualche articolo in gazzette locali e siti di ufologi in cui si parla di questa pietra e del ricercatore che l’ha scoperta, tal professor Alekandr Nikolaevich Chuvyrov. Tutti gli articoli sembrano più o meno dei copia-incolla con le stesse informazioni, in alcuni si dice che la pietra avrebbe 120 milioni di anni, in altri tra 50 e 65 milioni. Anche le foto sono sempre quelle 4-5 che girano.

Mia suocera, con un po’ di faccia tosta, telefona al centralino dell’università e chiede della pietra. Non ne sanno nulla e le dicono di chiamare la facoltà di geologia. Anche qui non ne sanno nulla e le consigliano di chiamare la facoltà di paleontologia. Nulla, si ricordano che ne avevano parlato da qualche parte in tv o sui giornali ma non sanno di che si tratti e le consigliano di chiamare la facoltà di antropologia. Qui le dicono che in effetti si ricordano che qualcosa del genere stava nel museo di archeologia ed etnografia ma non ne sono sicuri.

Io e mia moglie decidiamo di prendere un taxi e andare al museo per controllare, nel frattempo mia suocera continua a cercare su internet e a fare qualche telefonata. Giunti al BGU chiediamo alle guardie all’ingresso, che ci indicano la sede del museo, poco distante, presso l’Istituto di Ricerche Etnografiche Guzeev; mia moglie chiede se sanno nulla della pietra e ci guardano straniti.

Nel frattempo ci chiama mia suocera: ha telefonato al museo e il guardiano le ha detto che la pietra non sta più lì. Venivano di continuo giornalisti e scettici a vederla, a fare domande scomode e qualche curatore del museo deve aver deciso di farla rimuovere; ora non sa più dove sia. “Se l’hanno tolta probabilmente anche loro non erano poi così sicuri dell’autenticità” penso tra me e me…

Decidiamo comunque di andare a vedere. Fortunatamente oggi, vigilia del Giorno della Vittoria (festa nazionale più importante dell’anno, e quest’anno cadono anche i 70 anni dalla vittoria contro i tedeschi) è il giorno di apertura libera di tutti i musei e ci sono visite guidate gratuite. Al museo, probabilmente anche per il freddo e il tempo da lupi, non c’è nessun visitatore salvo noi, per cui ci organizzano una visita privata e possiamo fare una chiacchierata con la guida (che è un ricercatore dell’Istituto) mentre visitiamo il museo.

Mia moglie, per farlo sbottonare, gli racconta che sono uno scienziato del famoso gruppo scettico CICAP, di cui fanno parte molti scienziati importanti e premi Nobel, venuto apposta dall’Italia per vedere la famosa pietra.

Il ragazzo sembra visibilmente infastidito per le domande e inizia con un po’ di diplomazia: “Sì, conosco quella pietra, ne ho letto sui giornali ma non ho mai visto nulla su un articolo scientifico. Quello che dicono sui giornali spesso non è vero, se non è stato pubblicato su una rivista scientifica seria non bisogna prenderlo per verità”. Poi continua “La pietra probabilmente era molto vecchia ma non vuol dire che l’avessero dipinta milioni di anni fa, magari solo qualche migliaio. I popoli antichi dipingevano quello che vedevano e conoscevano, è sempre stato così. Per questo forse poteva esserci dipinta la pianta di qualche villaggio, magari di qualche nostra vallata, ma di certo non della Bashkiria o del mondo intero”. “Bravo, un vero scettico!” penso.

Proseguiamo il nostro tour tra i reperti archeologici e mia moglie lo incalza, chiedendogli se non sarebbe possibile farci vedere comunque la pietra. Sul suo viso si legge il disappunto per l’insistenza ma prende il telefonino e fa un giro di chiamate ai colleghi. Alla fine ci dice che effettivamente la pietra era esposta nella vecchia sede del museo; quando l’hanno ristrutturato qualche anno fa non l’hanno più esposta e non sanno dove sia finita. Non è tra le collezioni non esposte per cui sarà finita abbandonata da qualche parte. Con molto tatto ci fa capire che è un oggetto di nessun valore e potrebbero anche averlo buttato in qualche scantinato. Aggiunge che è stata esposta per anni, ne hanno parlato sui giornali all’inizio ma poi non se la filava più nessuno: “Perché mai in Europa ve ne siete accorti solo adesso?!”

Mia moglie allora gli chiede di Arkaim, una specie di Stonehenge della Bashkiria in cui si racconta che ci siano poteri magici, energie positive, influssi astrali e la gente va a visitarla per ricevere queste energie o nella speranza di guarire da malattie incurabili.
Il ragazzo, un vero cicappino, la guarda negli occhi e le dice “Guardi, sono solo dei cerchi di pietra fatti dai Sintashti, una popolazione nomade che poi si è trasferita verso l’India. Le posso raccontare molto delle loro tradizioni ma di certo in quel posto non c’è nessuna energia, solo sassi disposti in forme geometriche!”

I tesori degli Sciti

Arriviamo all’ultima sala del museo, in cui sono esposti i reperti trovati nel Filippovskij kurgan (collina di Filippov), una tomba a forma di collina in cui era seppellito un antico dignitario del luogo, appartenente al popolo degli Sciti, e dentro la quale hanno trovato decine di statue d’oro e di altri metalli ricoperte di foglie d’oro. La sala è spettacolare per i gioielli esposti che brillano nelle vetrine e siamo rimasti a bocca aperta. La guida ce ne parla con grande orgoglio: “Ecco! E’ per questo che il nostro museo dovrebbe essere noto! Non per quelle sciocchezze della pietra per cui siete venuti!”

Non abbiamo potuto che essere d’accordo.

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