A che punto è la notte 5 – Gli oggetti maledetti

Con questa rubrica facciamo il punto sui mysteri di vecchia data, che esercitano ancora tutto il loro fascino pur essendo già stati smentiti e razionalmente spiegati. Oggi parliamo di oggetti su cui leggenda vuole che incomba una maledizione mortale.

Di oggetti che si ritengono legati a una qualche maledizione ce ne sono per tutti i gusti: abiti, pezzi d’arredo, giocattoli, quadri, macchine, case, libri, pietre preziose, credo non esista qualcosa al mondo che non sia stato prima o poi maledetto. E tuttavia le “classifiche” concordano quasi tutte nell’attribuire a una decina di oggetti lo status dei più terrificanti in assoluto. Di questi, sei sono trattati qui di seguito, gli altri li ho lasciati fuori perché mi sembravano un po’ meno intriganti: se però vi interessa, sappiate che esistono ben tre sedie maledette (due che impediscono agli astanti di sedersi, una che era la preferita di Busby l’assassino); c’è un antichissimo manufatto primitivo ritrovato a Lemb, in Grecia, che ucciderebbe ogni suo proprietario; oltre al Koh-i-noor, esiste un ben più temibile gioiello, il Diamante Hope (che ricorda molto quello di Titanic, no?); nello specchio di Myrtles Plantation si intravedono figure spettrali e l’abito da sposa di Anna Baker danza da solo di notte, come la sua sfortunata padrona non ha mai potuto fare.

I primi in classifica eccoli invece qui.

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1) Robert the doll

Il caro Robert avrebbe potuto tranquillamente ottenere un posto d’onore nell’articolo dedicato ai film tratti dalle storie vere, ma ho preferito tenerlo da parte per questo pezzo perché trovo molto più affascinante lui che non il suo epigono cinematografico, vale a dire Chucky la bambola assassina, e non credo possiate darmi torto: fra il pupazzetto coi capelli arancioni e il marinaio dal volto liscio e silenzioso chi fa veramente più paura?tmb_1680_480

La bambola fu donata a Robert Eugene Otto da una domestica ovviamente versata nelle arti della magia nera e del voodoo. Al ragazzino piaceva moltissimo, tanto da darle il suo nome, ma col passare del tempo, più che un giocattolo sembrò diventare un’ossessione: chiese di essere chiamato solo Eugene, perché Robert era la bambola, i genitori lo sentivano usare una voce adulta per impersonare il pupazzo, di notte lo trovavano terrorizzato con suppellettili rovesciate tutt’intorno, ecc. Crescendo la situazione di Eugene non migliorò, anzi, una volta tornato ad abitare nella sua casa d’infanzia con la moglie, l’uomo dedicò un’intera stanza a Robert, con tanto di finestra dalla quale i vicini vedevano la bambola muoversi e spostarsi, mentre altri visitatori della famiglia giuravano di averlo visto cambiare espressione. Nel frattempo Eugene continuava a parlare di lui come se fosse una persona reale. Alla morte del proprietario (avvenuta in solitudine, ma con Robert accanto), per qualche tempo la casa rimase disabitata; quando poi arrivarono i nuovi acquirenti, una coppia con figlioletta al seguito, la storia sembrò ricominciare da capo, ma alle prime avvisaglie di stranezze i genitori della bimba si liberarono della bambola, che ora si trova esposta all’East Martello Museum di Key West.

Lasciando da parte le leggende contemporanee, per cui Robert starebbe invecchiando ed esigerebbe che gli venga chiesto il permesso per fotografarlo, smentire la storia è impossibile, trattandosi di aneddoti di quarta mano i cui protagonisti principali sono tutti morti. Se dovessi avanzare un’ipotesi squisitamente personale, basandomi solo sulle informazioni che si trovano in letteratura, io direi che ci troviamo di fronte a un caso di disturbo mentale o della personalità. Sempre che non si tratti invece di un’elaborata burla, che è sempre un’ipotesi da non sottovalutare.

2) Annabelle the doll

anna2-the-true-story-behind-annabelleAnnabelle è un esemplare di Raggedy Ann, bambola di pezza prodotta a inizio secolo e ispirata a una serie di libri per bambini: per gli scettici, la sua storia è doppiamente interessante, in quanto la bambina per cui fu originariamente creata morì in giovane età e i genitori si convinsero fosse colpa di una vaccinazione eseguita a scuola. Per questo Raggedy Ann è oggi uno dei simboli del movimento antivaccinista.

Annabelle fu regalata a una studentessa di nome Donna, che la portò con sé nell’appartamento in cui viveva con la coinquilina. Fu quest’ultima ad accorgersi che la bambola sembrava animata, e alla fine le due ragazze chiesero aiuto a una medium, scoprendo che il giocattolo era posseduto dallo spirito di una bambina morta nella casa (Annabelle, appunto). Mosse a pietà, decisero di lasciarle infestare la bambola, ma col tempo questa rivelò atteggiamenti sempre più violenti, e quando cercò di uccidere il loro amico Lou si rivolsero ai coniugi Warren, famosi investigatori del paranormale. Questi portarono via Annabelle e la rinchiusero nella teca del loro museo personale ove è tuttora conservata, con l’avviso di non aprirla per nessuna ragione.

rlablSì, viene da ghignare anche a me. Questa ha proprio tutte le caratteristiche dello scherzo macabro. Da chi verso chi non lo sapremo mai, forse la coinquilina e Lou contro Donna, o forse tutti e tre contro i Warren (mi sembra più improbabile), o comunque uno scenario simile. L’essere stato uno dei più celebri casi dei Warren ha reso la storia molto appetibile anche per il cinema, che li ama molto, e di Annabelle si parla sia in The conjuring sia nello spin-off di questo, interamente dedicato a lei. Tuttavia, a causa di questioni di diritti d’immagine, i due film non hanno potuto utilizzare una Raggedy Ann e pertanto Annabelle è stata ridisegnata come nell’immagine a sinistra. Poi uno dice la pediofobia.

305117_429246567126679_1754635147_n3) La scatola Dybbuk

Havela era un’ebrea polacca che fu deportata dai nazisti in un campo di sterminio dove venne uccisa tutta la sua famiglia, madre, padre, marito, figli, fratelli, lasciandola unica superstite. Riuscita a fuggire in Spagna, visse lì  fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per poi emigrare in America, ove morì ultracentenaria a Portland, in Oregon. I beni che la famiglia non voleva tenere furono venduti all’asta, ed è qui che il giovane Kevin Mannis acquista alcuni oggetti, tra cui un antico armadietto per i vini. Strani eventi cominciano ad accadere, e Kevin decide di aprire l’armadietto, nonostante la nipote di Havela gli avesse riferito la raccomandazione della nonna di non farlo mai: all’interno, ciocche di capelli, monete del secolo scorso, fiori essiccati, una pietra con scritto Shalom in ebraico. Alla fine, poiché nessun parente o amico voleva prendere l’armadietto al suo posto, Mannis lo vende su eBay a un utente di nome Iosif Nietzke, il quale – convinto che sia infestato da uno spirito ebraico, il Dybbuk appunto – racconterà la sua esperienza in un blog dedicato, per poi rimettere armadietto e contenuto all’asta otto mesi dopo. Questa volta vengono acquistati da un professore della zona, che li possiede da allora, insieme al sito omonimo. A questa storia è ispirato il non particolarmente riuscito film The Possession, prodotto da Sam Raimi.

Vi aspettavate qualcosa di meglio, eh? Qualcosa di più misterioso, antico, che avesse davvero a che fare con i demoni ebraici o anche, al limite, con spiriti maligni e dispettosi, e invece niente. Una storia a tre voci che si svolge quasi interamente su un sito d’aste dove le persone hanno la tendenza a desiderare di guadagnare denaro attraverso la vendita di oggetti. Qualche malessere generico di gente varia, ma nessuna possessione succosa, nessun tentato omicidio, visioni, spettri, giusto qualche incubo qua e là. Ci son rimasta male pure io. E’ davvero una favoletta scamuffa assai, ha ragione Brian Dunning che la definisce una delle più deboli storie di fantasmi in giro attualmente. Sul serio: il fratello di Mannis gli avrebbe restituito l’armadietto sostenendo che puzzava di pipì di gatto. Spaventosissimo.

maledizione-macchina-dean4) La Little Bastard

Questa invece è tutto un altro paio di maniche. Il giovane attore di grandissimo talento che muore a bordo di una macchina “color della luna”, una Porche Spyder 550 chiamata affettuosamente la piccola bastarda, sulla strada per partecipare a una corsa automobilistica, nella stessa valle in cui era ambientato il film per cui divenne il primo a ricevere una candidatura postuma all’Oscar. Dei suoi tre film, due dovevano ancora uscire nelle sale. Con quella morte finì una carriera che avrebbe potuto essere straordinaria e iniziarono le leggende: quella di Jimmy Dean, ancora adesso attore amatissimo e idolatrato da chiunque abbia visto all’età giusta Gioventù Bruciata, e quella della maledizione della Little Bastard che, dopo aver ucciso il suo più celebre proprietario, ha continuato a seminare mistero ovunque sia stata condotta.

Si dice che due medici siano rimasti uccisi guidando auto sulle quali era stato montato il motore della Porsche; la prima volta che fu spostata ruppe una gamba a un meccanico cadendogli addosso; piccoli incendi scoppiavano nei luoghi dove veniva esposta e alla fine sparì, durante l’ennesimo trasferimento da una mostra all’altra: all’arrivo, il rimorchio nel quale era stata chiusa si rivelò vuoto.

Peccato che la fonte di gran parte degli aneddoti sia George Barrister, celebre creatore di alcune delle più iconiche auto cinematografiche, che avrebbe acquistato il rottame della Porsche per esibirla al pubblico già nel 1956, un anno dopo la morte di Jimmy. Come sempre, però, alcuni dettagli sono reali, come i piccoli incendi scoppiati nei dintorni della macchina, o il fatto che, a parte qualche frammento esposto in diversi musei, tutto il resto sia effettivamente scomparso nel nulla.

Siamo a Hollywood, qui.

5) Quadri maledetti20140112-183207

Di quadri maledetti ce ne sono un certo numero, sebbene non tantissimi come si aspetterebbe chiunque avesse letto troppe ghost-stories inglesi (e Oscar Wilde in particolare). Fra tutti, tre rientrano sempre negli elenchi dei tot oggetti più maledetti del mondo, ma solo uno ha un po’ di storia dietro: The Anguished Man, infatti, ha tutta l’aria di caso creato ad hoc, i  video portati come presunte prove di attività paranormali non mostrano fenomeni così sorprendenti; nella migliore delle ipotesi, si tratta di eventi normali mal interpretati da qualcuno convinto di essere perseguitato da una maledizione.

The hands resist him200px-Hands_Resist_Him è già più bello, anche esteticamente, anzi, conosco persone che se lo appenderebbero in casa senza pensarci due volte. Opera di Bill Stoneham, fu inizialmente acquistato dall’attore John Marley; alla morte di questo, i nuovi proprietari lo misero in vendita su eBay (di nuovo…) dichiarando di non assumersi responsabilità per la maledizione che incombeva sul dipinto (compreso il fatto che i personaggi uscissero nottetempo dalla tela). In moltissimi denunciarono malesseri e incidenti solo a guardarne la foto e, naturalmente, questo fece schizzare alle stelle la quotazione, per cui venne venduto a dieci volte il valore di apertura d’asta. Maledetto probabilmente no (di sicuro non per l’autore), ma parliamo comunque del ritratto di un bambino e di una bambola a grandezza naturale in piedi davanti a una vetrina che contiene mani.

The crying boyboy_1140711a è quello con la storia più interessante: negli anni ’80, infatti, The Sun, il tabloid inglese la cui attendibilità è piuttosto discutibile, riportò la storia di una coppia che attribuiva al quadro la responsabilità dell’incendio che aveva distrutto la loro casa, sopravvivendo però intonso alle fiamme. Sempre secondo il Sun, i vigili del fuoco dichiararono che quel dipinto si trovava spesso negli incendi, e sempre intatto. La notizia si sparse in fretta, creando un fenomeno di isteria collettiva che portò la redazione del giornale a organizzare un falò pubblico per distruggere le stampe del quadro, mentre il comando centrale dei pompieri del South Yorkshire rilasciò una dichiarazione ufficiale nella quale spiegava che se, a volte, le stampe non venivano rovinate dal fuoco, questo era dovuto al particolare inchiostro con il quale erano prodotte e niente di più. Comunque, dopo il falò di gruppo, il fenomeno si ridimensionò e rimase solo la leggenda metropolitana, comprensiva di fonte originaria che vedeva coinvolti un pittore e un orfano muto in grado di far scoppiare incendi ovunque andasse.

Massimo Polidoro ha deciso di indagare un po’ più a fondo, risalendo, alcuni anni fa, alla vera identità dell’autore del dipinto, e potendo incontrare anche un amico che l’aveva conosciuto bene e che ha raccontato di quanto poco amasse il suo quadro più famoso.

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