L’UFO del Barone Rosso

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Non mi avrai mai, dannato Barone Rosso!“, urlava Snoopy dopo aver visto per l’ennesima volta la sua cuccia abbattuta dal Fokker di Manfred Von Richtofen. Ma ora, al palmares del celebre aviatore tedesco sembra essersi aggiunto un inedito avversario: non bastavano gli aerei dell’esercito nemico (e qualche occasionale bracchetto volante); no, stando alle ultime notizie, il Barone Rosso avrebbe abbattuto nientepopodimeno che un UFO.

Il tutto sarebbe avvenuto, riferisce Blasting News, nei cieli del Belgio, in un giorno imprecisato della primavera 1917. La circostanza sarebbe stata riferita dal suo compagno d’armi Peter Waitzrick, che avrebbe assistito di persona allo scontro a fuoco e al successivo schianto del velivolo alieno in un bosco, con tanto di fuga da parte dei misteriosi piloti.

Al di là della stranezza della storia (un’astronave iper-tecnologica che si fa abbattere da una semplice mitragliatrice?), questa storia gira almeno dal 1999. Comparve per la prima volta sul Weekly World News, un giornale satirico zeppo di notizie inventate di sana pianta, con contenuti umoristici (celebre, ad esempio, la storia del “ragazzo-pipistrello“, frutto di un esperimento di ibridazione e poi fuggito dal laboratorio in cui era tenuto prigioniero). Nel testo si attribuiva la clamorosa rivelazione a un Peter Waitzrick ormai 105enne, che si sarebbe ricordato improvvisamente dell’episodio di 80 anni prima. …Una bufala, quindi. E anche non troppo ben studiata, dal momento che nella primavera del 1917 lo squadrone dei celebri Fokker non aveva ancora iniziato a prestar servizio.

In questi giorni l’UFO del Barone Rosso ha ottenuto nuovo risalto mediatico, in occasione della pubblicazione “UFOs of the First World War“, dell’ufologo Nigel Watson.

"The Angels of Mons", Marcel Gillis. Fonte:BBC

“The Angels of Mons”, Marcel Gillis. Fonte:BBC

Racconti della prima guerra mondiale a cavallo tra storia e leggenda, in effetti, non mancano. Il più celebre è forse quello relativo ai cosiddetti “angeli di Mons“, un gruppo di arcieri fantasma che avrebbero protetto i soldati britannici nel corso della battaglia di Mons, il 22-23 agosto 1914.

La cosa interessante di questo episodio è che se ne conosce perfettamente la genesi: tutto iniziò con un racconto di Arthur Machen, pubblicato in forma di reportage sul periodico Evening News. Nella storia si riportavano diverse testimonianze secondo cui i soldati inglesi sarebbero stati protetti nella loro ritirata da una “gran schiera di ombre trasparenti”, identificate come gli spettri degli arcieri che non avevano avuto sepoltura dopo la battaglia di Azincourt del 1415.

Il racconto ebbe un immediato successo e venne ripubblicato più volte. Molte persone testimoniarono di aver effettivamente visto qualcosa di simile a Mons, nonostante Machen avesse ammesso che la storia era inventata di sana pianta. E c’è chi pensa che fu addirittura l’intelligence britannica a favorire la diffusione di queste dicerie, per risollevare il morale dei soldati in seguito all’affondamento del Lusitania.

Un’altra storia semi-leggendaria è quella relativa ai soldati svaniti a Gallipoli il 21 agosto 1915, riportata anche dall’ufologo Jaques Vallée nel suo “Passaporto per Magonia“: un numero imprecisato di uomini (chi dice 400, chi 4000) del Royal Norfolk Regiment sarebbero scomparsi in insolite nuvole grigie, durante una battaglia, nei pressi della “Hill 60” di Sulva Bay, in Turchia. Rapiti dagli alieni, suggerisce qualcuno. L’episodio così raccontato è una leggenda, ma il quinto battaglione del Royal Norfolk scomparve davvero in quel luogo senza quasi lasciare traccia (anche se non il 21 agosto, ma il 12). La verità storica, però, è molto più prosaica: con tutta probabilità, i soldati furono catturati e giustiziati sommariamente dai Turchi, che in seguito preferirono negare di essere stati autori del massacro. Nel 1919 venne scoperta una fossa comune contenente i resti di 180 soldati britannici, di cui almeno 122 appartenenti al “battaglione perduto”: quasi tutti avevano segni di ferite alla testa, come uccisi in un’esecuzione.

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