Stamina e le irresponsabilità

E alla fine ha ceduto. Ha patteggiato la pena. Davide Vannoni, dottore (ma in semiotica applicata alle ricerche di mercato) e inventore del famoso “metodo Stamina“, ha patteggiato una pena pari ad un anno e dieci mesi per chiudere – prima ancora che fosse mai iniziato – un processo che vedeva imputata quella che la Procura di Torino definiva una “banda disposta a tutto pur di fare quattrini”. Ma qualora il giudice dovesse approvare le richieste di imputato e pubblico ministero, Vannoni non sconterà neanche un giorno di carcere: pena sospesa. Anzi, otterrebbe anche la non menzione sul casellario giudiziario. Insomma, sarebbe come se tutta l’isteria che ha accompagnato questa storia fomentata da Le Iene ed assecondata dalla politica fosse sparita nel nulla. Dimenticata, insieme ai malati che chiedevano giustizia. Una pagina chiusa.

Eppure la Procura scriveva pochi mesi fa che gli accusati “somministravano preparati senza conoscerne natura, implicazioni, potenzialità, rischi e senza eseguire test necessari prima dell’impiego del prodotto sull’uomo, così indebitamente trasformato in cavia“. Ma ha scelto di non dimostrare la validità del suo impianto accusatorio. Come giustamente sottolinea tronfio lo stesso Vannoni su Facebook, un patteggiamento non è una condanna.

Certo, si può (e si deve) chiedere come mai uno che neanche nove mesi fa diceva

“Stamina è da premio Nobel per la medicina […] il sistema funziona davvero: abbiamo le prove. Ho tutto qui, tutto documentato: una stanza zeppa di documenti che porterò in tribunale. Voglio proprio vedere se mi condannano

poi alla fine non ‘vuole vedere’ alcunché. Restano i fatti. E i fatti dicono che il “metodo Stamina” è stato bocciato sia dal primo che dal secondo comitato scientifico, che un decreto ora fissa paletti più rigidi (da un punto di vista scientifico, più ‘normali’) che di fatto eliminano tutte quelle concessioni che erano state affidate a questo metodo, e che Vannoni ha espressamente rinunciato a presentare ogni ricorso al Tar – condizione imposta dal procuratore Guariniello per accettare il patteggiamento. Ma appunto, un patteggiamento non è una condanna. Possiamo dire addio a Stamina, ma in tutta questa storia non ci sono colpevoli. Eppure.

Eppure quelli de Le Iene, dopo aver lanciato Stamina in tutta Italia, si sono tirati indietro con una vera e propria supercazzola: la colpa non è loro, dicono, ma dello Stato che ha permesso tutto questo. E non hanno neanche tutti i torti, visti le continue luci verdi dalla Regione Lombardia fino al famoso decreto Balduzzi (poi convertito in legge). In tutto questo scaricabarile, è facile pensare che le responsabilità siano un po’ di tutti, e quindi di nessuno. Eppure. Eppure c’è chi ‘sta con Sofia‘ (“come se qualcuno potesse stare contro Sofia”), e c’è perfino chi ha presentato alla Regione Lazio un’interrogazione urgente a risposta scritta, chiedendo la “ricerca urgente di una struttura sanitaria disponibile a dare esecuzione alle ordinanze che impongono la somministrazione della terapia stamina“.

La “terapia (sic!) stamina”. A richiedere l’interrogazione urgente per questa ricerca urgente è Davide Barillari, portavoce-cittadino-consigliere della Regione Lazio, membro della Commissione Vigilanza sul pluralismo dell’informazione e membro della Commissione Politiche sociali e salute. La Repubblica riprende la notizia, ma come nella migliore tradizione italica si inventa un virgolettato nel titolo che non sta né in cielo né in terra: “Sperimentare stamina negli ospedali del Lazio”.

Timidamente provo a chiedere al diretto interessato su Twitter se davvero vuole far usare (non ‘sperimentare’, che è altra cosa) il “metodo Stamina” nel Lazio, e come faccia a scrivere che è una “terapia”.

Barillari cortesemente risponde. Sorvola sull’utilizzo che fa del termine ‘terapia’, ma almeno risponde: “non siamo ne pro ne contro stamina. L’interrogazione riguarda il rispetto delle ordinanze giudiziarie”. Infatti, come si legge nella interrogazione urgente richiesta dallo stesso Barillari, alcuni tribunali del lavoro avevano stabilito che il metodo stamina andasse applicato per alcuni bambini –così come tanti altri avevano stabilito esattamente il contrario, ma questo Barillari non lo scrive. Provo a ricordarglielo: “su Stamina ci sono ordinanze contrastanti (come quella della Corte Europea Diritti dell’Uomo). Lei sa cosa farebbe iniettare ai bambini laziali?”. All’inizio non risponde, e poi si lancia in una non-risposta che non risponde alla domanda specifica: “ho gia’ ribadito piu’ volte che non si chiede di iniettare nulla. Si interroga la regione che deve valutare e decidere”.

Eppure si tratta di logica elementare: Barillari chiede “solo” di verificare la possibilità di dare esecuzione ad alcune ordinanze; queste ordinanze chiedono la somministrazione di quella che Barillari chiama “terapia” Stamina. Se pure il membro della Commissione Politiche sociali e salute non ha chiaramente scritto di voler far iniettare alcunché (e infatti non risulta che Barillari sia medico o infermiere), ha messo in campo il suo peso politico per poter dare applicazione ad una parte di alcune sentenze che chiedevano proprio quello.

Ma Barillari fugge le sue responsabilità morali. “QUALI SIANO LE STRUTTURE per verificare la disponibilita’…. che significa ????? e’ zingaretti che deve decidere”, replica con grande stile. Sempre su Twitter E ribadisce: “fare una domanda significa prendere posizione ? io non sono pro o contro stamina, e’ zingaretti che deve decidere”.

Stefania Carboni, dalle colonne di ‘Giornalettismo’, segue la stessa linea e se la prende con quelli che dicono come il movimento di Grillo voglia “sperimentare Stamina in Lazio”. È un dialogo tra sordi: Barillari ribadisce che verificare la disponibilità di strutture che somministrino qualcosa che non ha passato il vaglio della validazione scientifica non significhi andare in quegli ospedali ed iniettare direttamente ai bambini quella che lui chiama ‘terapia’ Stamina. Ma nessuno sano di mente ha mai pensato questo. “Lei ha il dovere primario di proteggere il pubblico, non di favorire i privati che vendono illusioni”, sottolinea infatti il medico Salvo Di Grazia – alias MedBunker. “Faccia un’interrogazione per capire cosa si infonde ai bambini in un ospedale pubblico, se ha a cuore la verità”.

Ma il cittadino-portavoce attribuisce tutte le responsabilità che rifugge alla Regione Lazio. Provo dunque a scrivere al Presidente della Giunta Regionale del Lazio, Nicola Zingaretti, chiedendo

come valuti da un punto di vista politico questa richiesta, e se tale interrogazione riguardi solo “il rispetto delle ordinanze giudiziarie” o implichi che, una volta accertata l’eventuale disponibilità̀ richiesta dal consigliere Barillari, si possa aprire la strada a far infondere a bambini gravemente malati delle sostanze che ad oggi restano sconosciute e non validate alla comunità̀ scientifica.

La richiesta viene protocollata il 14 giugno 2014. Passano i mesi, e nessuno risponde. Il 2 settembre 2014 protocollo una richiesta per sapere che fine abbia fatto il protocollo precedente. Ancora niente.

E veniamo ai giorni nostri. Dopo il patteggiamento di Vannoni, chiedo e mi chiedo: ma ora che Vannoni ha chiesto il patteggiamento; ora, ‘almeno’ ora, Davide Barillari la prova un po’ di vergogna? “non mi vergogno per nulla. Rileggete interrogazione”, risponde. E pur rileggendola, troviamo sempre gli stessi elementi.

Ilario D’Amato

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