Quei burloni del BMJ

renna BMJ

Perché gli uomini vincono il premio Darwin (il premio destinato a chi muore in modo spettacolarmente stupido) 10 volte più delle donne? Recentemente, uno studio dell’autorevole British Medical Journal sembra rispondere che sì, non si può escludere che una delle ragioni sia proprio la maggior propensione degli uomini verso l’idiozia.

Stupiti? Tra coloro che hanno commentato la ricerca, in molti si sono chiesti come avesse potuto una delle più autorevoli riviste di medicina al mondo pubblicare uno studio così azzardato. Chi lo ha fatto, evidentemente non conosce una delle tradizioni più radicate nel campo dell’humor scientifico: lo speciale di Natale del BMJ.

Sulla Christmas Edition trovano posto, infatti, tutta una serie di ricerche che non verrebbero nemmeno prese in considerazione per gli altri numeri: si va dall’applicazione del metodo scientifico ad argomenti irrilevanti (dalla scomparsa dei cucchiaini al tasso di sopravvivenza del cioccolato); alle osservazioni cliniche su personaggi immaginari (come ET, Gollum o Jar Jar Binks); all’estrapolazione di conclusioni bizzarre da dati assolutamente reali.

Una delle mie preferite, per fare un esempio, è una ricerca del 2011 sulla velocità del Cupo Mietitore. Gli autori partono da un’osservazione: gli ultra-settantenni che camminano più lenti hanno maggiori probabilità di decesso rispetto ai coetanei che camminano più veloci. Da qui la possibilità di calcolare la velocità della Morte (stimata, per i curiosi, in circa 3 km/h). Se volete evitarla, camminate più svelti.

Gli inglesi hanno un’espressione per questo tipo di umorismo: tongue-in-cheek. In italiano potrebbe tradursi, forse, come “parodia garbata”. Gli articoli della Christmas Edition del BMJ sono un trionfo del bizzarro, del grottesco, dell’irrilevante. Ma con il metodo e il rigore delle ricerche “serie”: perché saranno anche burloni, ma sono pur sempre scienziati.

A questo giro, il BMJ ci ha regalato:

– Una serie di importanti ricerche, tra cui una meta-analisi sui problemi di salute collegabili ai vieogiochi Nintendo, l’accuratezza degli aforismi di Ippocrate nel prevedere la morte anche in epoca moderna o il calcolo del tasso di trasmissibilità dell’Ice Bucket Challenge da parte delle celebrità (pari più o meno a quello dell’influenza A/H1N1 2009, per la cronaca).

– Alcune osservazioni semi-serie sull’abuso degli acronimi in campo medico, sull’uso di Google Translate per le comunicazioni sulla salute o sull’anzianità delle riviste poste nelle sale d’aspetto.

– Un paio di proposte per studi futuri, tra cui la verifica dei consigli medici proposti in televisione (primo fra tutti, lo show del dottor Oz).

Ma la conclusione più interessante è forse quella sulla crudeltà dei cartoni animati per bambini – che hanno, statistiche alla mano, un probabilità 2.5 volte maggiore di coinvolgere la morte di uno dei protagonisti, rispetto ai film per adulti. Generazioni traumatizzate da Bambi o dal Re Leone, questa ricerca è il regalo del BMJ per voi.

Immagine tratta da: Why Rudolph’s nose is red: observational study – BMJ, 2012

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