Ci siamo regalati la Luna!

Sezione Spazio, Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

Metti una sera al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano (http://www.museoscienza.org). Metti una sala delle colonne affollatissima. Metti una variegata platea: imprenditori, matematici, fisici, ambasciatori, assessori, astronauti e tanta, tanta gente comune. Metti un palco, quattro poltrone, quattro importanti figure. Metti gli occhi e le orecchie di tutti rivolti a un signore in giacca marrone e cravatta rossa. Sugli ottanta anni. Capelli bianchissimi. Occhi vivi e attenti. Metti che questa persona ha raccolto un piccolo sasso che ritorna ad essere esposto all’interno di una nuova sezione del museo stesso. Metti che appena apre bocca tutti si incantano ad ascoltarlo e si perdono dietro ai suoi ricordi, ai suoi sogni mai sopiti. Metti che lo spazio, quello nero, là in alto, quello che si vede di notte, quello bucherellato da milioni di piccole scintille, è da sempre una sirena irresistibile. Metti la Luna, bianca, sola, fedele compagna del nostro pianeta. Metti che lui, quel distinto energico signore, c’è stato. Davvero. Ci ha camminato, ci ha lavorato, ci ha vissuto per tre giorni. Metti che l’ultima impronta umana lasciata sulla polvere di Taurus-Littrow è della misura indossata dal Capitano Eugene Cernan.

Con lui, il direttore del museo Fiorenzo Galli, il giornalista e curatore dell’esposizione Giovanni Caprara e l’astronauta francese e presidente di Universcience Claude Haigneré, insieme su questo piccolo palco per inaugurare la nuova sezione del museo dedicata, per l’appunto, allo spazio. Piccola, carica di significati, non da ultimo perché ad oggi è l’unica esposizione permanente di carattere spaziale d’Italia, ma soprattutto per un paio di oggetti unici ed inestimabili: un frammento lunare raccolto durante la missione di Apollo 17 e la lettera scritta da Edoardo Amaldi per promulgare la creazione dell’ESA.

La particolarità di questa esposizione è la realizzazione della saletta in cui viene esposto il frammento lunare, donato dall’amministrazione Nixon allo stato italiano, tramite crowd-funding, con un raccolta fondi realizzata dal Museo tramite l’operazione “Regaliamoci la Luna”. Tante le persone che hanno aderito e donato, tutte – o quasi – presenti all’inaugurazione, trepidanti ad ascoltare le parole di uno dei 12 uomini che hanno posato piede su un altro corpo celeste. A guardare quel piccolo, unico, pezzetto di pietra di un altro mondo e sognare, un giorno, di poter alzare lo sguardo, chissà, magari dalle rosse colline di Marte e spiare “un pallido puntino blu”, là all’orizzonte.

E per non smettere di sognare, come disse Eugene Cernan prima di decollare verso casa:

“And, as we leave the Moon at Taurus–Littrow, we leave as we came and, God willing, as we shall return, with peace and hope for all mankind”. – “E, andandocene dalla Luna, da Taurus-Littrow, ce ne andiamo come siano siamo venuti e, a Dio piacendo, come vi torneremo, in pace e pieni di speranza per l’umanità intera”. (E. Cernan, 14 dicembre 1972, Taurus-Littrow, Luna).

Paolo Marco Ripamonti

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