In una galassia lontana lontana valgono le leggi della fisica?

Articolo originale su fantascienza.com

Qualche settimana fa, il canale It’s okay to be smart ha pubblicato il video The Physics of Space Battles, in cui l’autore del canale, Joe Hanson, si è calato nell’universo narrativo di Star Wars. Con l’aiuto della scienza e di semplice buonsenso ha analizzato le battaglie combattute nella galassia lontana lontana, immaginando come sarebbero nella realtà.

Troppi motori accesi
Non vi siete mai chiesti perché durante viaggi spaziali vediamo i reattori sempre accesi? Riflettiamo un attimo, avete mai visto un satellite che tiene accesi i razzi per tutti il tempo che sta in orbita? Neanche lo Shuttle manteneva i propulsori costantemente accesi. Nel primo principio della dinamica, Newton afferma infatti che “un corpo in movimento resta in moto finché non viene sottoposto a una forza esterna”. Le astronavi cinematografiche potrebbero perciò spegnere i motori quando si muovono in linea retta. Il tasto “engine on” sarebbe necessario solo per accelerare, frenare o cambiare direzione.

Ma in una battaglia, i razzi potrebbero essere troppo vulnerabili, perché troppo esposti al fuoco nemico. E allora perché non installare dei giroscopi vicino al centro di massa delle astronavi? È sufficiente ricordare un esperimento che tutti abbiamo fatto, almeno una volta: salire su una sedia girevole sorreggendo una ruota della bicicletta. Se fate girare la ruota, la sedia comincia a ruotare (e noi su di lei). La sedia è necessaria per annullare l’attrito con il pavimento, ma nello spazio non c’è nessun pavimento. Si potrebbe adottare questo sistema alle astronavi e utilizzare i razzi solo per accelerare.

Perplessità in guerra
Ce l’hanno ripetuto migliaia di volte: nello spazio nessuno può sentirti urlare. Quindi nessuno può sentire la tua astronave che va in mille pezzi. Nessuna esplosione, nessuno sparo. La prossima volta che vedete l’assalto alla Morte Nera, spegnete l’audio per farvi un’idea delle battaglie spaziali. Inoltre, perché utilizzare le bombe tradizionali? Senza aria per l’innesco della carica esplosiva, sarebbero abbastanza inutili. Si potrebbe invece sfruttare le radiazioni gamma emesse da una bomba al neutrone. Stiamo parlando di un ordigno ideato e testato già negli anni Sessanta. Con un intenso rilascio di radiazioni le strutture non subirebbero grossi danni, mentre tutti i soldati imperiali sarebbero arrostiti all’interno del loro incrociatore.

Purtroppo in una battaglia spaziale non vedremmo nemmeno il laser. A mano a mano che si allontana dall’emettitore un fascio laser si allarga, rendendo difficile la concentrazione dell’energia in un solo punto. Nel 1962 un team di ricerca del Massachussetts Institute of Technology, inviò ad esempio un fascio laser sulla Luna, dove uno speciale specchio avrebbe rimandato indietro il raggio permettendo agli scienziati di misurare la distanza Terra-Luna con grande accuratezza. Sulla superficie del satellite, il fascio si era dilatato fino a 6 Km.

E la Morte nera? Un gruppo di studenti dell’Università di Leicester ha calcolato che per distruggere un pianeta come la Terra avrebbe bisogno di una quantità di energia pari a quella emessa dal Sole in una settimana. Immaginate quale calore potrebbe generare un’arma capace di sprigionare tale energia. Il problema è che nella Morte Nera non ci sarebbe atmosfera che dissipa il calore generato, e gli ingegneri avrebbero il loro da fare per riuscire a non rimanere cotti all’interno della stazione spaziale. Probabilmente per distruggere un pianeta, la cosa più semplice da fare sarebbe lanciargli contro un asteroide, o qualcosa di simile.

Tattiche poco furbe
In una vera battaglia spaziale anche le tattiche cambierebbero. Dal momento che occorrerebbe fare i conti con la velocità finita della luce, le guerre spaziali assomiglierebbero molto alle guerre del diciottesimo secolo. Allora le comunicazioni erano molto più lente di quelle odierne e potevano passare giorni prima che i messaggi dalla capitale raggiungessero le truppe. Un futuro stratega spaziale proverebbe quindi a spostare lo scontro lontano dalla base del nemico, in modo che le informazioni sulla battaglia gli arrivino con il maggior ritardo possibile.

Un altro mito che cadrebbe sono le pirotecniche battaglie ravvicinate che tanto ci appassionano. Il motivo è che nello spazio le distanze sono naturalmente enormi e un pilota di Y-Wing avrebbe più possibilità di non venire colpito se resta molto lontano dall’Imperial Shuttle di turno.

Insomma, nelle guerre spaziali sarebbe molto difficile mettere a segno un colpo, anche disponendo della tecnologia dell’Impero. Razzi inaffidabili, laser imprecisi, super-armi che non riescono a dissipare il calore, ritardi inevitabili nelle comunicazioni…sono solo alcuni fattori che remano verso la morte dei soldati spaziali. E con simili presupposti, c’è da chiedersi se mai effettivamente messe in pratica. Le ultime scene del filmato sono riservate alla citazione di Jhon Fitzgerald Kennedy: “Io dico che lo spazio può essere esplorato e conquistato senza alimentare i fuochi della guerra, senza ripetere gli errori che l’uomo ha fatto estendendo la sua legge sul nostro globo”. Secondo voi ci aspetta un futuro di guerre nello spazio?

Quali elementi della galassia Lucasiana avete trovato scientificamente più fastidiosi?

The Physics of Space Battles

Alessio Francesco Brunetti

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