Rolf, un cane sapiente

rolf

E’ stato appena pubblicato “Animali sapienti“, il nuovo Quaderno del CICAP firmato da Stefano Vezzani, disponibile presso tutti i bookstore online (compreso naturalmente Prometeo, il bookstore del CICAP).  Tra il 1904 e il 1920, in tutto il mondo si parlava di alcuni episodi incredibili verificatisi in Germania e che ebbero come protagonisti cavalli e cani sapienti. Si credeva che tali animali, educati come i fanciulli delle scuole elementari, proprio grazie all’istruzione ricevuta fossero in grado di risolvere equazioni, leggere, scrivere lettere e discutere di teologia. In alternativa si pensò che fossero telepatici, oppure dotati di capacità medianiche. Uno degli aspetti più affascinanti delle strane storie qui narrate è il fatto che molti dei loro protagonisti (umani) furono illustri intellettuali e scienziati, inclusi alcuni premi Nobel, i quali ne dibatterono con serietà estrema su riviste scientifiche autorevoli, arrivando talvolta persino a insultarsi reciprocamente. Riportiamo qui di seguito un estratto del libro che ha per protagonisti il cane sapiente Rolf e lo scienziato William Mackenzie.

Nel settembre del 1912, quando William Mackenzie si recò a Elberfeld per vedere i cavalli, Krall gli segnalò il caso di Rolf, un airedale terrier di proprietà della famiglia Moekel di Mannheim con capacità abbastanza simili a quelle dei suoi cavalli. Anzi, anche altri due animali di casa Moekel, la cagna Jela e la gatta Daisy, erano abbastanza promettenti. In particolare a Jela si stava insegnando l’uso del linguaggio umano e già diceva “mamma” molto chiaramente. Daisy, da parte sua, riusciva a elevare piccoli numeri alla terza potenza.

Molto incuriosito, Mackenzie decise di recarsi a Mannheim. Giunse sul posto il 18 settembre 1913, e fu accolto da un messaggio in cui la signora Moekel gli confermava che avrebbe potuto vedere Rolf, Jela e Daisy, anche se non stavano molto bene (il che succedeva spesso anche a tanti altri animali sapienti, come s’è visto). Mackenzie rimase a Mannheim quattro giorni e, dopo aver molto sperimentato, ne venne via con la conferma che Rolf non era da meno dei cavalli di Elberfeld. Ne narrò le gesta, e contribuì a renderlo famoso nel mondo: entro pochissimo tempo chi parlava dei cavalli di Elberfeld non mancava di parlare anche di Rolf, al di qua e al di là dell’Atlantico. La fama improvvisa guadagnata da Rolf e i suoi padroni nel mondo aveva però un prezzo. «Rolf ed io siamo qui [a Mannheim] le personalità più detestate!», scrisse la signora Moekel in una lettera a Mackenzie. Perfino alcuni dei migliori amici del capofamiglia «nella più blanda ipotesi trattano “in petto” lui da visionario e sua moglie da pazza», per cui il signor Moekel «si è completamente ritirato dalla società». Insomma, la famiglia Moekel «non ha più “nulla da perdere”, moralmente, a Mannheim».

Nel 1911 Rolf, ancora piccolissimo, vagava per le strade di Feudenheim, vicino a Mannheim. Un giardiniere lo vide e si rese subito conto che il cagnolino era estremamente malato, per cui lo portò a casa sua e lo curò. Il giardiniere cercò di scoprire chi ne fosse il proprietario, ma non vi riuscì, per cui una volta che Rolf fu guarito lo consegnò a un canile, dove il cagnolino rimase in attesa di essere adottato. Rolf fu presto acquistato dalla signora Paula Moekel, moglie di un avvocato della città, e fece subito amicizia con Daisy, Jela e i quattro bambini della famiglia Moekel. Dopo cinque giorni, però, fu rapito e non fu ritrovato che dopo otto giorni. Il giardiniere che l’aveva curato un giorno lo vide saltare giù da un tram davanti a casa sua. Purtroppo proprio in quel momento sopraggiunse un’automobile che lo investì, e Rolf riportò ferite terribili. Il giardiniere lo consegnò di nuovo alla signora Moekel, la quale si rifiutò di dargli il colpo di grazia, come aveva consigliato il veterinario, e riuscì infine, dopo molte settimane, a guarirlo. Per Rolf essere adottato dalla famiglia Moekel fu un bel salto di qualità, ma era in realtà solo l’inizio della sua ascesa.

Rolf e Jela con due bambine della famiglia Moekel (fonte: Moekel 1919).

La vita scorreva tranquilla, fino a che un giorno del dicembre 1911 avvenne un fatto portentoso che la signora Moekel descrive così:

«La nostra piccola Friedel si era ostinatamente impuntata nella soluzione del facile problema 122+2, talché, in uno scatto di cattivo umore, le somministrai una leggera correzione. In quel momento, il cane […] ci guardava con tali occhi che dissi: “Friedel, guarda un po’ Rolf che occhi ci fa! Come se egli sapesse!” Rolf si alzò e mi si avvicinò […] Io gli dissi: “Rolf, che vuoi dunque? Tu sai cosa fa 2+2?”. Senz’altro, con mio grande stupore, egli batté quattro colpi di zampa sul mio braccio. La nostra figlia maggiore mi pregò di domandare al cane quanto fa 5+5. La risposta venne prontamente con dieci colpi di zampa. La sera stessa, continuando le nostre prove, vedemmo che l’animale risolveva, senza errori, i problemi semplici di addizione, di sottrazione e di moltiplicazione».

Se Hans e i cavalli di Elberfeld erano il frutto di una buona educazione, Rolf rappresentava un passo ulteriore: si era autoeducato. Che Rolf fosse in una certa misura in grado di educarsi da sé fu confermato quando venne per lui il momento di imparare il tedesco. Hans e i cavalli di Elberfeld si trovarono a dover imparare una corrispondenza tra lettere e numeri che era stata stabilita dai loro padroni, mentre Rolf la stabilì da sé. Sentiamo ancora la signora Moekel (1919) mentre narra un episodio del settembre 1912:

«Un giorno chiesi a Rolf se voleva imparare a parlare con me. L’animale rispose “sì” con molta vivacità, e io gli chiesi allora: “Rolf, vogliamo fare un alfabeto per te?”. Di nuovo giunse il suo forte “sì”. “Rolf, sta’ attento adesso, io ti dirò le lettere, e tu mi dirai quale numero deve esprimere ciascuna lettera. Cosa dai tu per A?” Subito venne la risposta: 4. “E per B?” 7, e così di seguito».

L’alfabeto di Rolf (fonte: Moekel 1914).

Rolf si costruì l’alfabeto riprodotto nella figura 3. Inoltre, il 2 stava per il “sì”, il 3 per il “no”, il 4 per “stanco”, il 5 per “strada (bisogni)” e il 7 per “letto”. Sia le unità che le decine venivano battute con la zampa sinistra, ma le decine erano seguite da una breve pausa.

Rolf comunicava battendo la zampa sinistra o su un pezzo di cartone che la signora Moekel teneva in mano oppure direttamente sulla mano (figura 4). Naturalmente si esprimeva nel locale dialetto di Mannheim. Inoltre, come i cavalli di Elberfeld, scriveva i suoni delle parole.

Dopo aver scoperto le capacità nascoste di Rolf, la signora Moekel si chiese se gli altri due animali della casa non avessero capacità analoghe, e scoprì che era proprio così. Di Jela e Daisy, comunque, si parlò sempre poco.

(Le capacità di apprendimento di Rolf, Jela e Daisy non erano così fuori dal comune come si potrebbe pensare. Mentre si trovava in villeggiatura a Bergzabern, la signora Moekel [1913] riuscì, in una sola seduta, a insegnare un po’ d’aritmetica a Prinz, il dobermann di pessimo carattere del dr. Lindemann.)

Rolf mentre batte una risposta sul cartone che la signora Moekel tiene in mano (fonte: Moekel 1914).

Rolf fece progressi così rapidi che i bambini della famiglia Moekel gli facevano fare i propri compiti per casa. Il cane aveva anche una certa tendenza a filosofare e sapeva esprimere concetti complessi, anche se in un linguaggio scarno, “stenografico”, come del resto i cavalli di Elberfeld. Ci si può rendere conto del suo stile in questa lettera che Rolf scrisse a Krall nel periodo natalizio, dettandola alla signora Moekel, in risposta a un libro che Krall gli aveva inviato e che conteneva una figura di animali a scuola: «Caro. Contento di libro. Daisy deve vedere. Animali amano imparare […] Molti gentiluomini erano là. Cristo bambino arrivando. Mamma lo porta. Anche le case hanno un albero. Rolf ti dà piccolo Rolf [una fotografia]. Molti baci». Per inciso, Rolf scrisse molte altre lettere, le quali vennero in seguito raccolte in un volume e pubblicate. In una di esse Rolf comunicò a un professore universitario, che gli aveva chiesto un’opinione in merito, le proprie riflessioni sulle implicazioni politiche della Grande Guerra.

Mackenzie giudica così la personalità di Rolf:

«colpisce anzitutto il suo sguardo quasi umano. […] Rolf, molto vivace di sua natura, razzola volontieri con i bambini di casa e con Jela nel modo più “spensierato” che si possa immaginare. [È] allegro (spesso allegro a spese altrui, cioè ironico); buono e sopratutto molto sincero; molto sensibile all’affezione e capace di ricambiarla vivamente; sensibilissimo al biasimo ed al plauso. Questo per la sfera sentimentale. Per le altre noterò in questo sommario: memoria ferrea; finissimo discernimento uditivo e visivo; debole discernimento olfattivo» (corsivo mio).

Questo protocollo di una seduta con Mackenzie (1913b, 1914a), «nella quale il nostro Rolf fu di umore eccezionalmente allegro», dimostra il bel senso dell’umorismo del cane, del resto molto tipico degli animali pensanti:

«Seduta del 28 Luglio 1913, in presenza della signora E. von Schweizerbarth. Si parla dei nemici che la signora Moekel sa di avere a Mannheim. Rolf la guarda con occhi brillanti.
La signora v. S. esclama: “Rolf, was sind das für Menschen!” (che uomini sono costoro!)
Rolf batte spontaneamente: s-l (“Esel”, asini)!
A parte questo Rolf è svogliato. La signora v. S. insiste:
“Rolf, Du bist so faul, warum willst Du denn nicht mehr arbeiten?” (sei tanto pigro; perché non vuoi più lavorare?)
R. : d o g d r h d f r b o d n
(er) (ha) (er) (en)
(“Doktor hat verboten”, il dottore l’ha proibito)».

Si noti che Rolf, come ogni altro animale pensante, dava tutte queste dimostrazioni di intelligenza umana mostrandosi al tempo stesso completamente indifferente a quanto gli veniva detto e mostrato.

Su un’importante rivista di psicologia, Ernst Meumann (1914) scrisse che il lavoro della signora Moekel con Rolf era epocale, così come quello di Krall coi suoi cavalli. Significativamente, Meumann è in genere considerato uno dei fondatori della psicologia dell’educazione e della pedagogia sperimentale.

Tuttavia, certe prestazioni erano così straordinarie che per la loro stessa natura indussero molti a dubitare fortemente dell’intera vicenda. Ne è un esempio la discussione teologica che una volta Rolf intraprese con gente di chiesa: «Durante 1’estate scorsa, Rolf ricevette la visita di alcuni ecclesiastici, che gli fecero le più strane domande; e Rolf rispose loro a tono. […] Ma il più curioso è che, giunti ad interrogare il cane sulla unità e trinità di Dio, si sentirono rispondere, ancora, in modo perfettamente ortodosso!». Alla domanda “che cosa è un animale?”, Rolf rispose “una parte dell’anima originaria”. “Che cos’è l’uomo?” “Anche parte”.

Con Rolf vennero condotti diversi esperimenti con una condizione “senza conoscenza”. I primi tentativi di questo tipo furono fatti da alcuni seguaci di Krall, tra cui Mackenzie e Karl Gruber.

Mackenzie utilizzò quattro cartoncini ciascuno dei quali recava un disegno diverso, e i quattro disegni erano noti ai membri della famiglia Moekel. Presenti la signora Moekel e altri membri della famiglia, Mackenzie mostrò al cane uno dei cartoncini, senza che nessuno, ci viene assicurato, nemmeno Mackenzie stesso, potesse vedere l’immagine che vi era raffigurata. Il cane rispose correttamente.

Il giorno successivo Mackenzie chiese a Rolf: «Che cosa pesa di più: una libbra di piombo, od una libbra di piume?». Rolf rispose: «Nessuno». Lo sperimentatore commentò: «Si provi a fare la stessa domanda a qualche ragazzo anche sveglio. Io intanto l’ho proposta poco fa, in assenza di Rolf, alla piccola Karla [una della bambine Moekel]. Questa bambina è senza dubbio intelligente; tuttavia non ha saputo risolvere il quesito». Poi Mackenzie riprese gli esperimenti con i cartoncini. Rolf indovinò il contenuto anche del secondo; questo cartoncino fu messo da parte, e al cane ne venne mostrato un terzo. Successo anche in questo caso. Venne ripresentato il cartoncino del primo giorno, con un altro successo. A questo punto l’esperimento era finito; il contenuto del quarto cartoncino era infatti noto a tutti i presenti, e non aveva senso mostrarlo. Dunque Mackenzie fece ben quattro prove nell’arco di due giorni! (Considerando che il contenuto dei cartoncini era noto ai membri della famiglia Moekel, da quattro prove soltanto non si può trarre nessuna conclusione, anche ammettendo che davvero nessuno sapesse quale immagine veniva di volta in volta mostrata a Rolf. Inoltre, Mackenzie non reinseriva nel mazzo i cartoncini già visti dal cane, aumentando ulteriormente la possibilità di successi casuali.)

Mackenzie, in seguito, fece pesare molto i risultati di questo esperimento. Giulio Cesare Ferrari (1914a) commentò con un’ironia piuttosto pesante gli “esperimenti” e le osservazioni di Mackenzie su Rolf, e ricevette una risposta piccata da parte di Mackenzie (1914b).

L’8 dicembre 1913 anche Karl Gruber tentò esperimenti “senza conoscenza” assieme ad altri krallisti, ma l’unica risposta che fu possibile ottenere da Rolf fu la seguente, “totalmente inattesa e sbalorditiva per tutti i presenti”: «Moltissime figure viste e detto che cosa erano con Ziegler [che era stato con lui due giorni prima]. È abbastanza. Non dirò più che cos’è». Dunque Rolf si rifiutò di rispondere, e il dr. Wilser notò che nessuno avrebbe potuto suggerire a Rolf di reagire con quelle parole.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una