The Word Exchange, il futuro senza parola scritta

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Che cosa succederebbe se in un futuro più o meno distante la parola scritta diventasse talmente obsoleta da sparire, per essere sostituita da forme di comunicazione più dirette e meno ragionate? In effetti l’argomento non è nuovo, e sembrava che dopo il grande Farhenheit 451 di Ray Bradbury nessuno potesse più cimentarsi in un confronto così spinoso e aspettarsi di uscirne vivo. E invece ci ha provato Alena Graedon, e nientemeno che con il suo romanzo d’esordio, The Word Exchange, in uscita sul mercato americano nei primi giorni di aprile.

Siamo in un futuro non lontano e la parola scritta è definitivamente scomparsa. Libri, biblioteche, giornali, riviste; tutto sostituito dai Memi, computer palmari che forniscono tutte le informazioni necessarie alla vita quotidiana e i cui software sono così sofisticati da prevedere in anticipo ogni bisogno o necessità dei suoi utilizzatori. La struttura dei Memi è tale che i loro software interagiscono su un grande mercato virtuale chiamato Word Exchange, utilizzando un linguaggio incomprensibile agli umani. La giovane protagonista Anana lavora con il padre Doug al NADEL, un istituto che si occupa di redigere i vocabolari della lingua inglese. Anzi, si occupava, visto che l’aggiornamento del vocabolario è diventata un’attività sterile. Un giorno Doug, che è un intellettuale fermamente anti Meme, scompare nel nulla lasciando ad Anana una sola traccia: la parola ALICE, un segnale concordato in caso di problemi.

La Graedon, nata in Nord Carolina e trasferitasi poi a Brooklyn, è membro attivo della PEN American Center, associazione letteraria fondata nel 1992 a New York per promuovere la libertà di scrittura e di espressione attraverso ricerche, premi letterari e altre iniziative. In questa sua prima opera ha optato per un thriller distopico, facendo muovere la giovane Anana, alla ricerca del padre scomparso, tra associazioni segrete come la Diachronic Society e megacorporazioni in stile cyberpunk come la Synchronic. Non manca un tocco di catastrofismo, incarnato nella pandemia “world flu” che provoca in chi ne è colpito un decadimento del linguaggio, mentre su tutto aleggia il marketplace Word Exchange, che sembra essere il vero mondo del futuro.

Insomma, da quel poco che si può capire dalla sinossi, pare che la Graedon abbia deciso di utilizzare la formula classica del thriller per raccontare un futuro distopico in cui la tecnologia informatica ha invaso ogni ambito della vita, sostituendosi a tutte le classiche forme del sapere e rendendo persino le mail roba obsoleta, poiché basate sulla parola scritta. Probabilmente Bradbury avrebbe scritto una storia del genere in modo diverso; ma Bradbury era Bradbury, ed è giusto che rimanga lì dov’è.

Maurizio Del Santo

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