Il diavolo: manuale di autodifesa “for dummies”

Come_difendersi_dal_diavolo

Patrizia Cattaneo
Come difendersi dal diavolo
San Paolo, 2012
pp. 190
€ 10,00

“Il diavolo si nasconde nei dettagli”, dice il proverbio. Invece, a quanto pare, il diavolo si nasconde praticamente dappertutto, e se tutti i settori lavorativi appaiono in crisi, non c’è ragione per gli esorcisti di paventare un crollo della domanda. Questo, almeno, sostiene Patrizia Cattaneo, autrice di Come difendersi dal diavolo (edizioni San Paolo), paladina della lotta alle presenze demoniache nel terzo millennio.

Personaggio fuori dal comune, Patrizia Cattaneo è impegnata da alcuni anni in una strenua battaglia contro le forze oscure, che si concretizza nella sua attività di intermediaria tra presunti indemoniati ed esorcisti nei paesi francofoni. «[…] nel Vecchio Continente la situazione degli stati francofoni è allarmante. In Francia la maggior parte degli esorcisti non ha mai esercitato» si lamenta l’autrice nell’introduzione, a p. 7. Che cosa fare di fronte a questo fenomeno? Plaudire al fatto che la rivoluzione scientifica non sia passata invano? Ovviamente no. Meglio colmare immediatamente la lacuna e consentire anche agli indemoniati francofoni del Vecchio e del Nuovo Continente di essere esorcizzati in pace. E, nel frattempo, muoversi attraverso il web e il mercato editoriale per raggiungere un pubblico quanto più vasto possibile.

Il libro in questione è parte integrante di questo progetto di evangelizzazione 2.0, che sfrutta un filone dalla fortuna inesauribile nei media e nell’immaginario popolare: quello della possessione demoniaca. Al centro del volume è padre Cipriano de Meo, decano quasi novantenne degli esorcisti italiani, suo malgrado protagonista dell’increscioso episodio della presentazione dal taglio pseudoscientifico approdata, chissà come, all’università di Bari. Ma era davvero necessario montar su uno scandalo per questo? La lettura approfondita del libro conferma o ridimensiona le responsabilità dell’ateneo che ne ha ospitato la presentazione? In realtà, dopo la lettura, ci si rende conto che il libro è addirittura peggio di quello che il titolo lascia intendere. Se non sapessi dei tragici retroscena delle pratiche esorcistiche, sarei, anzi, tentata di definirlo un testo umoristico.

L’elenco – decisamente superstizioso e molto poco ortodosso – di amuleti anti-demonio (acqua, sale, olio, medagliette, indumenti, fazzoletti e oggetti vari benedetti o consacrati) riporta alla mente analoghe scene dell’Esorciccio, con il suo: «aglio olio e peperoncino, esci fuori da questo lettino!».

Difficile trattenere un sorriso leggendo capolavori d’involontaria comicità come questi:

«D.: Come si scopre la presenza di un oggetto maleficiato nel guanciale o nel materasso?
R.: Al tatto, oppure aprendo cuscini e materassi quando la persona è particolarmente disturbata nel sonno» (p. 171);

«D.: Quando una stalla è infestata, il maleficio è fatto sulla stalla, sugli animali o sul proprietario?
R.: In genere il maleficio viene fatto alla stalla. Il padrone ne soffre indirettamente, nel senso che subisce delle perdite. In questo caso l’esorcista deve esorcizzare la stalla e gli animali.» (p. 172);

«D.: L’esorcismo telefonico è efficace?
R.: L’esorcismo fa effetto anche per telefono. […] Io pratico l’esorcismo telefonico solo alle persone che conosco, perché gli sconosciuti potrebbero telefonare per scherzo.»

«D.: Con quali diavoli celebri ha avuto a che fare? (Evidentemente anche i diavoli hanno i VIP, n.d.r.)
R.: I nomi sono tanti, ma quello che si incontra più spesso è Asmodeo, il diavolo del sesso. È dappertutto.»  (p. 179).

E come non restare colpiti dalla logica “ferrea” dell’anziano esorcista? Parlando del processo di canonizzazione di padre Matteo da Agnone (1563-1616), suo ispiratore, padre Cipriano afferma:

«La sua causa di santità richiede tempo e non mancano gli ostacoli, quanti ne ha messi il diavolo! Ogni volta che si cercava di stampare un suo scritto, si rompevano i computer, causando danni economici.» (p. 149)

Oppure, riguardo i presunti segni della liberazione, tra cui l’espulsione di oggetti:

«Le persone possedute cacciano fuori di tutto. Un giovane, durante un esorcismo, ha espulso dalla bocca una zampa di pollo con le unghie. Qualche tempo dopo ha vomitato due orecchini, mentre il giorno della sua liberazione dalla sua bocca è uscita una pietra verde. Una donna, vittima di un maleficio di impedimento al matrimonio (sic!), ha espulso dalla bocca due anelli, uno bianco e uno nero. Lo spirito ha affermato che gli anelli simboleggiavano il suo matrimonio con lei. […] Come mai questi oggetti? Anch’io me lo domando. È ovvio che nessuno ha mangiato gli anelli, le pietre o la zampa di pollo… Io penso che il Signore permetta la loro materializzazione per darci un segno della liberazione.» (p. 119)

Guglielmo di Ockham non sarebbe stato d’accordo, ma tant’è.

Davvero difficile scegliere fior da fiore in un panorama di surreale, acritica condivisione di episodi che non hanno nulla da invidiare, in termini di inverosimiglianza, alle agiografie medievali. Dalle trecce maledette scovate nei cuscini (p. 120) si passa alle fatture, la cui esistenza è ritenuta «per esperienza» innegabile (p. 71), spesso operate su cibi e bevande, compresi champagne, confetti e caffè (p. 74). Ma come rivelare la presenza di un maleficio? L’acqua benedetta è meglio delle cartine al tornasole: a contatto con gli indumenti di chi appare gravemente malato diventa verde (p. 75), svelando la fattura. Talvolta le pozioni malefiche sembrano uscire dalla parodia di una saga fantasy, come nel caso dell’uomo, esorcizzato da padre Cipriano, nel quale il demonio si era fatto strada attraverso «un bicchiere di orzata, polveri e sangue mestruale ed altre erbe maledette» (p. 75).

Naturalmente padre de Meo e la Cattaneo non trascurano di mettere in guardia il lettore dai pericoli che si nascondono in alcuni generi musicali e, in generale, nella musica ad alto volume. Il relativo capitolo (p. 83 sgg.) è un’antologia del complottismo musicale, che spazia dai messaggi subliminali alle presunte frasi inneggianti al satanismo occultate attraverso il backmasking. Ovviamente non si fa nessun accenno alla pareidolia acustica: la condanna è severa e senza appello. Unica arma di difesa per i giovani è quella di «non cedere mai alla curiosità» (p. 86): evidentemente la molla di ogni interesse scientifico e critico è molto temuta dai rappresentanti di questo tipo di religiosità.

Nonostante gli esempi riportati rappresentino solo un piccolo saggio delle assurdità contenute nel libro della Cattaneo, ritengo che siano sufficienti a chiarire quale sia il livello del discorso, che non rende francamente giustizia allo stesso cattolicesimo, padre di menti di ben altra levatura. Quali aspetti possano aver colpito i responsabili dell’ateneo barese per la loro valenza formativa rimane un mistero. Ma, si sa, le chiuse menti degli scettici sono le prime vittime degli inganni di Belzebù.

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