“Salute e bugie”: come difendersi dalle bufale mediche

Cover Salute e bugie

Salute e bugie
Salvo Di Grazia
Chiarelettere, 2014
237 pp.
€ 13,60

Recensione di Andrea Milzi

Non passa giorno che non si senta, per strada, in televisione o sul mai sufficientemente vituperato (a questo proposito, si badi) Internet, l’eco di una qualche medicina miracolosa, di una cura innovativa capace di risolvere tutti i nostri problemi. E ci mancherebbe altro: l’aspirazione alla salute e all’autoconservazione è, da sempre, una delle più potenti spinte evolutive, che non a caso ci hanno aiutato moltissimo nella comprensione del funzionamento del corpo umano e nella farmacologia. A ben guardare, però, molte di queste presunte opportunità rivelano il loro carattere illusorio quando non truffaldino; e, presto o tardi, appare evidente come facciano leva sulla disperazione del malato e della sua famiglia per vendere presunti rimedi molto poco scientifici e neppure sempre sicuri. Un vero e proprio atlante degli inganni a sfondo sanitario è il recente Salute e bugie, ad opera del medico Salvo Di Grazia, noto autore del blog MedBunker.

Con il suo stile sempre chiaro ed esplicativo, Di Grazia affronta in ordine sparso le maggiori bufale della cosiddetta medicina alternativa – che, per quanto emerge dalle sue pagine, di medico ha ben poco. Omeopatia, metodo Di Bella, cura Simoncini, Nuova Medicina Germanica e molti altri inganni che ciclicamente ritornano sulla scena (o che non l’hanno mai abbandonata) vengono dettagliatamente demoliti, sempre partendo da quelle che dovrebbero essere le basi della scienza, ovvero le evidenze dapprima logiche e poi sperimentali. Eppure questo non ci è ancora del tutto chiaro, se si pensa che la truffa del metodo Stamina, cui l’autore dedica ampio spazio, è una ferita ancora fresca nel mondo della sanità e dell’informazione nazionale. Viene a più riprese sottolineato come molte di queste cure abbiano una storia naturale simile: inizialmente vengono esaltate e osannate dall’opinione pubblica, cui però pervengono informazioni frammentarie e incomplete, che siano spezzoni di video oppure dicerie popolari; quando, poi, si cerca di ricostruire la natura di questi protocolli terapeutici, ancor prima di valutarne l’efficacia, ci si scontra con un muro di silenzi e omissioni. L’atteggiamento dell’autore, così come quello dell’intero mondo scientifico, non è (e questo viene ribadito più volte) un atteggiamento di rifiuto a priori, ma piuttosto una sana curiosità che però deve essere nutrita a suon di dati comprovati e statisticamente significativi per poter divenire effettivamente scienza.

Una delle critiche che a più riprese vengono avanzate a chi, a vario titolo, sottolinea le falle delle medicine alternative è legata ai limiti delle terapie tradizionali e agli errori compiuti da chi le vende e le sviluppa. In questo caso, tuttavia, queste osservazioni sono immediatamente scartabili: Di Grazia appare tutt’altro che tenero verso la “scienza ufficiale”. Le bugie del titolo, infatti, talvolta provengono anche da case farmaceutiche senza scrupoli e sperimentatori compiacenti, come dimostrano diversi scandali. Il caso Talidomide è certamente il più noto del lotto, ma è bene anche conoscere altri episodi incresciosi probabilmente di portata persino maggiore (si pensi all’impressionante “esperimento Tuskegee”, in cui decine di agricoltori afroamericani furono usati come vere e proprie cavie inconsapevoli per studiare gli effetti a lungo termine della sifilide). Ma basta davvero che in alcuni casi il sistema di sperimentazione abbia miseramente (e miserabilmente) fallito, per dichiararne il fallimento totale? Naturalmente no. Anzi, come correttamente fa notare Di Grazia, è proprio dalle procedure di controllo che la scienza prevede per validare i propri risultati che sono emerse, sia pure a volte in colpevole ritardo, queste problematiche. E in definitiva, del resto, alla base di ambedue le menzogne, quelle alternative e quelle ufficiali, si può ritrovare sempre il medesimo intento: non già andare a salvaguardare la salute del paziente, ma piuttosto garantirsi solide entrate economiche. L’avidità, insomma, che sbarca anche laddove non dovrebbe trovare cittadinanza alcuna, indipendentemente dalle metodiche scelte (ed anzi con più facilità nel meno controllato e regolamentato mondo della medicina alternativa).

In definitiva, il lavoro di Di Grazia risulta pregevole perché fa qualcosa che ogni buon medico dovrebbe fare, quantomeno nel privato della sua pratica quotidiana. Svelare gli inganni e le trappole di cui si può essere vittima nella ricerca di una cura ai propri mali è, infatti, un’opera di informazione e di educazione da cui qualunque professionista sanitario non può esimersi. Il bene da tutelare è, in qualunque momento, la salute del paziente; informarlo di quanto siano inefficaci e pericolose alcune vie, surrettiziamente propagandate come miracolose, è opera necessaria e meritoria. D’altro canto, è altrettanto necessario che ciascuno di noi, in quanto potenziale paziente, conosca i rischi cui va incontro per evitare di cadervi; e in questo Salute e bugie appare un valido aiuto.

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