Perché la caccia alle streghe?

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Un estratto dall’ultimo numero di Query, dedicato alla storia e ai miti della caccia alle streghe

Perché la caccia alle streghe si è manifestata con tanta violenza a partire dalla metà del Quattrocento? Perché ha colpito l’intera Europa per oltre due secoli, superando le barriere geografiche e resistendo a grandi cambiamenti storici? La ricerca delle risposte a questi interrogativi è uno dei problemi che appassionano e dividono di più gli storici, che di pari passo con l’evoluzione della società hanno fornito via via interpretazioni diverse. Durante l’Illuminismo la caccia alle streghe era attribuita all’assolutismo religioso e alla superstizione; più avanti, con i movimenti di liberazione femminile, è stata vista come un tentativo delle autorità patriarcali di soggiogare le donne; i movimenti neopagani del Novecento l’hanno interpretata come un tentativo delle autorità cristiane di eliminare un’autentica religione delle streghe di carattere precristiano e non satanico. Ma tra le possibili cause sono state invocate anche la Riforma, la Controriforma, la nascita degli Stati moderni, l’avanzata del capitalismo e perfino la diffusione dell’uso di narcotici.

Oggi, grazie soprattutto alle innovazioni storiografiche dell’ultimo secolo che vedono nella comparazione e nell’uso di discipline ausiliarie il miglior metodo per comprendere le società del passato, l’orientamento prevalente tra gli storici è quello di considerare troppo semplicistiche le spiegazioni monocausali e di attribuire invece la caccia alle streghe a una molteplicità di cause incrociate economiche, culturali, giuridiche, sociali e religiose che richiedono di essere analizzate con un approccio interdisciplinare. Solo in questo modo sarà possibile rendere conto della complessità cronologica e geografica del fenomeno, che non fu né omogeneo né centralizzato, ma costituito invece da una serie di episodi distinti, ciascuno con le proprie dinamiche, nei quali i diversi fattori ebbero pesi differenti, tanto che alcuni storici preferiscono parlare di “cacce alle streghe” piuttosto che genericamente di “caccia alle streghe”.

In questa sede non è possibile descrivere esaurientemente un dibattito storiografico estremamente complesso: ci limitiamo a riassumere alcuni dei fattori considerati più importanti.

La definizione di strega non compare improvvisamente ma si evolve nel corso di vari secoli attraverso quello che lo storico statunitense Brian Levack ha chiamato il «concetto cumulativo di stregoneria». Il primo elemento del concetto cumulativo di stregoneria era l’accusa di origine popolare di compiere malefici, cioè riti magici che causavano la morte dei bambini, i cattivi raccolti e le malattie. La seconda componente era la convinzione colta, diffusa tra teologi e filosofi scolastici, che le streghe adorassero il Diavolo durante i sabba. Prima della caccia alle streghe vera e propria era già accaduto che l’accusa di compiere malefici e quella di adorare il Diavolo venissero rivolte a specifiche categorie di persone (la prima, per esempio, nei confronti degli ebrei e dei lebbrosi, la seconda nei confronti degli eretici), ma soltanto quando le due accuse iniziarono a convergere verso le stesse persone nacque il concetto di strega tipico del mondo occidentale e si crearono le condizioni per la caccia alle streghe. L’unione delle due accuse trasformava infatti le streghe da criminali comuni in pericolosi eretici e apostati e giustificava misure straordinarie contro di loro. La credenza nei poteri delle streghe esisteva anche nelle società antiche, ed esiste ancora oggi in alcune società contemporanee, ma in questi casi la mancanza di un sistema di credenze paragonabile a quello dei demonologi tardo-medievali non ha prodotto il meccanismo della reazione a catena, cioè il coinvolgimento progressivo di un gran numero di accusati.

La seconda condizione che rese possibile la caccia alle streghe fu una serie di innovazioni giuridiche, intraprese a partire dal XIII secolo. In primo luogo i tribunali secolari ed ecclesiastici dell’Europa continentale adottarono un sistema inquisitorio di procedura penale che facilitava notevolmente l’avvio e lo svolgimento dei processi per stregoneria. Mentre con il sistema accusatorio il giudice era un arbitro imparziale tra le parti, e se l’imputato veniva assolto l’accusatore rischiava di essere perseguito penalmente secondo la legge del taglione, nel sistema inquisitorio la figura dell’accusatore si fondeva con quella del giudice, che quindi poteva avviare l’inchiesta anche senza l’accusa formale di un privato e aveva il compito diretto di determinare se l’imputato fosse colpevole o no. Inoltre venne reso legittimo per i tribunali inquisitori l’uso della tortura nei confronti degli imputati di stregoneria. Se il sistema inquisitorio favorì l’apertura di inchieste per stregoneria, le confessioni estorte con la tortura aumentarono il numero di condanne e talvolta generarono una serie di delazioni a catena che moltiplicarono esponenzialmente il numero di accusati favorendo, inoltre, la diffusione del concetto cumulativo di stregoneria, che fu a sua volta causa di ulteriori processi.

In più, nelle zone non sotto il diretto controllo della Chiesa cattolica (o dove c’era un potere statale più forte di quello ecclesiastico), i tribunali secolari acquisirono la giurisdizione sul reato di stregoneria, aggiungendosi, e spesso sostituendosi, ai tribunali ecclesiastici e manifestando in genere una maggiore propensione a condannare gli imputati. Nei due paesi, la Spagna e l’Italia, in cui i tribunali dell’Inquisizione conservarono la giurisdizione primaria in materia di stregoneria, invece, il numero di processi e di esecuzioni rimase decisamente più basso che nella media europea.

©Albrecht Dürer, Le quattro streghe, 1497

©Albrecht Dürer, Le quattro streghe, 1497

 

Questo non significa che il clero non intervenisse nella caccia alle streghe. I tribunali ecclesiastici continuarono ad agire, anche se in modo ausiliario nei confronti delle autorità giudiziarie; inoltre i religiosi promuovevano la caccia alle streghe attraverso i sermoni e i trattati teologici che denunciavano il pericolo della stregoneria.

Infine, la caccia alle streghe si sviluppò soprattutto dove i tribunali locali potevano agire senza troppe interferenze da parte delle istituzioni centrali. I tribunali locali erano generalmente meno clementi di quelli centrali, perché temevano maggiormente il potere delle streghe, che vivevano nello stesso territorio di giudici e avvocati, e perché erano meno rispettosi delle garanzie procedurali previste dalla legge per gli imputati. Questa dinamica fu particolarmente evidente nelle regioni del Sacro Romano Impero, scarsamente controllate da un’autorità centrale. Anche la Spagna e l’Italia, come la Germania, erano politicamente frammentate, ma avevano un’istituzione giudiziaria altamente centralizzata, l’Inquisizione, che controllava la maggior parte dei processi per stregoneria e che, contrariamente all’opinione comune, tendeva a evitare che i processi andassero fuori controllo attraverso il meccanismo della reazione a catena.

Un altro elemento importante, seppure più difficile da quantificare, fu il cambiamento della sensibilità religiosa. Con l’età della Riforma si fecero più forti la convinzione che il Diavolo intervenisse nel mondo e la volontà di combatterlo. Inoltre sia i predicatori cattolici sia quelli protestanti attribuirono una maggiore importanza alla santità personale (e, quindi, anche al suo contrario: ovvero che un singolo potesse essere diretto strumento del Demonio). Storici come Robert Muchembled e Alan Macfarlane hanno evidenziato come il mancato adempimento dei doveri religiosi comportasse un senso di colpa che poteva essere riversato sugli altri attraverso le accuse di stregoneria: per esempio, ci sono casi documentati di individui che si erano rifiutati di fare l’elemosina ai mendicanti e che poi accusarono quegli stessi mendicanti di stregoneria. La dinamica della proiezione del proprio senso di colpa sugli altri è ben rappresentata nel dramma di Arthur Miller Il crogiuolo.

Le autorità si impegnarono nello sradicare le credenze e le pratiche superstiziose, eliminando i residui di paganesimo e contrastando la magia in tutte le sue forme. È interessante notare che sia i protestanti sia i cattolici continuarono a reprimere legalmente varie forme di magia bianca e di superstizione anche molto tempo dopo l’esaurimento dei processi per stregoneria.

©Luis Ricardo Falero, Le streghe al sabba, 1878

©Luis Ricardo Falero, Le streghe al sabba, 1878

La Riforma e la Controriforma causarono inoltre aspri conflitti tra cattolici e protestanti (si pensi al fenomeno cinque-seicentesco delle cosiddette Guerre di religione), così come tra le diverse confessioni protestanti. La caccia alle streghe fu infatti particolarmente intensa nei paesi più eterogenei dal punto di vista religioso come Germania, Svizzera, Francia, Polonia e Scozia, e meno intensa in paesi solidamente cattolici come la Spagna e l’Italia. Questo non perché la caccia alle streghe fosse uno strumento immediato di conflitto religioso (nella maggioranza dei casi gli individui accusati di stregoneria appartenevano infatti alla stessa confessione dei loro persecutori), ma perché le divisioni religiose aumentavano la paura della sovversione morale. In realtà l’influenza delle guerre di religione sulla caccia alle streghe fu indiretta. I periodi di più intensa caccia alle streghe furono quelli di pace religiosa dopo i conflitti, dato che la guerra impediva il funzionamento regolare della macchina giudiziaria e forniva agli abitanti una spiegazione alternativa delle proprie sventure: al termine del conflitto la vita della comunità poteva essere sconvolta da morti, carestie ed epidemie ed era più probabile che avvenissero processi per stregoneria.

Infine, è da notare che nel lungo periodo la Riforma protestante favorì una diminuzione dei processi per stregoneria, perché diffuse l’idea della sovranità di Dio rispetto al diavolo e perché con la cristianizzazione delle aree rurali ridusse la credenza e la pratica della magia, fornendo così meno pretesti ai cacciatori di streghe.

Un ulteriore fattore da prendere in considerazione sono i profondi cambiamenti sociali ed economici che attraversarono l’Europa. Data la grande varietà di tensioni socio-economiche, è impossibile fornire una sola spiegazione ed è necessario analizzare localmente i diversi episodi caso per caso. In generale si può osservare che fenomeni come l’inflazione senza precedenti, il declino delle condizioni generali di vita, il grande numero di ribellioni e di guerre civili, la distruzione dell’apparente unità della cristianità medievale contribuirono a diffondere sentimenti di ansia e paura, che poi si rivolgevano contro le streghe a causa del contesto culturale e religioso citato in precedenza. In primo luogo le cacce alle streghe rispondevano al timore di ribellioni che animava le classi dominanti e davano loro la convinzione di contrastare l’influenza del Diavolo nella società. Più in genere, la convinzione che esistesse la stregoneria permetteva di giustificare l’esistenza del male del mondo e di dare una spiegazione a eventi tragici come le carestie, le epidemie e la morte dei bambini.

Le streghe divennero così il capro espiatorio dell’intera comunità e la loro descrizione rappresentava efficacemente gli stereotipi della devianza, cioè della violazione dei valori sociali condivisi. Le pratiche attribuite alle streghe non avevano una loro coerenza interna, ma proiettavano un’immagine rovesciata delle virtù cristiane: la comunione di Cristo diventava il cannibalismo di bambini, l’adorazione di Dio quella del diavolo, la continenza si trasformava nella lussuria.

Così come sulle cause che originarono la caccia alle streghe, gli storici si dividono anche su quelle che la fecero declinare. Tradizionalmente la causa principale è considerata la rivoluzione scientifica, che fece scomparire la credenza nell’esistenza delle streghe, ma anche in questo caso gli storici mettono in guardia dal teorizzare in modo semplicistico una sola causa. L’orientamento attuale consiste nel tenere conto di diversi fattori, non solo culturali, ma anche giuridici, economici e sociali: per esempio la rivoluzione filosofica di Cartesio e la diffusione del meccanicismo, il declino delle guerre di religione dopo la pace di Westfalia del 1648, le riforme giudiziarie che limitarono il ricorso alla tortura e vietarono i processi per stregoneria, e così via.

Esisteva davvero una religione delle streghe?

Nell’Ottocento lo storico romantico francese Jules Michelet fu tra i primi a ipotizzare che le streghe avessero praticato una religione pagana in contrasto con la Chiesa cattolica. La teoria fu ripresa negli anni Venti e Trenta del Novecento dall’antropologa ed egittologa inglese Margaret Murray, che attribuiva alle streghe la pratica di un culto precristiano incentrato sulla fertilità, che era sopravvissuto per secoli ai margini dell’Europa occidentale. Secondo la Murray, la religione delle streghe prevedeva l’adorazione di un dio pagano cornuto (che le autorità cristiane avrebbero poi confuso con il Diavolo), nonché la pratica di quattro Sabba ogni anno.
La teoria di una religione pagana praticata dalle streghe trovò nel corso del tempo i sostenitori più disparati.
Negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, il gerarca nazista Heinrich Himmler fece intraprendere da un gruppo di SS la più grande rassegna di resoconti di caccia alle streghe condotta fino a quel momento, con l’obiettivo di rintracciare le prove di una religione naturale celto-germanica repressa dall’Inquisizione e di ricostruire tale religione.
L’opera di Margaret Murray ispirò anche l’occultista inglese Gerald Gardner, che negli anni Cinquanta dichiarò di avere aderito fin dal 1939 a un gruppo di seguaci della religione delle streghe miracolosamente sopravvissuto alle persecuzioni. Insieme con prese di posizione analoghe, la dichiarazione di Gardner fu all’origine della moderna religione neopagana della Wicca.
Più recentemente alcuni studiosi autorevoli, come l’italiano Carlo Ginzburg, hanno parzialmente ripreso la teoria di Margaret Murray, sostenendo che alcune limitate pratiche religiose di origine pagana siano sopravvissute nell’età moderna e abbiano contribuito alla formazione del concetto di stregoneria.
Ma nella sostanza la tesi originale della Murray è risultata del tutto priva di fondamento. Non solo non esiste alcuna prova certa che le donne accusate di stregoneria adorassero davvero divinità pagane, ma manca persino una qualsiasi prova concreta che si riunissero collettivamente per uno scopo qualsiasi.
La stregoneria viene talvolta definita una religione immaginaria: più che le effettive idee degli accusati, rispecchia infatti paure o desideri degli accusatori, che attraverso la tortura riuscivano a far confessare alle imputate proprio ciò che volevano sentirsi dire. La strega incarnava quindi il perfetto stereotipo del ribelle: colpevole di tradimento contro Dio in quanto eretica e apostata, di cospirazione politica in quanto adoratrice del Diavolo. William Perkins, l’autore del Discourse of the Damned Art of Witchcraft (1608), sosteneva «Il più famoso traditore e ribelle che ci possa essere è la strega. Perché rinuncia a Dio stesso, il Re dei Re, abbandona la società della sua Chiesa e del popolo, fa lega col Diavolo».

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