Resoconto della conferenza “Il diavolo e gli esorcismi, tra mito, realtà e psicopatologia” (Bari, 26 febbraio)

conferenza Bari

La Sala 1 dell’ex Palazzo delle Poste è gremita; qualcuno, giunto solo con qualche minuto di ritardo, rimane in piedi. Eppure non c’è confusione: l’atmosfera che si respira è piuttosto pervasa di curiosità, desiderio di confrontarsi e imparare dal reciproco scambio. Tornando con la mente alla bella serata del 26 febbraio, a Bari, è questa l’impressione che ne conservo e che mi fa piacere trasmettere: un gruppo di persone che si incontrano per parlare e capire, in un clima di sereno e disteso confronto.

In apertura dei lavori prende la parola Carlotta Nonnis Marzano, zoologa presso il Dipartimento di Biologia e membro dell’UAAR, che è tra gli organizzatori della conferenza. La dottoressa, prima di dare la parola ai relatori, sottolinea l’importanza di accostarsi a tematiche come l’esorcismo con la razionalità e l’amore per la scienza che dovrebbero caratterizzare il mondo contemporaneo, ma che lasciano spesso il posto ad atteggiamenti anacronistici e superstiziosi. L’incontro ha voluto essere una risposta e, insieme, una proposta: si può fare buona divulgazione restando focalizzati sull’obiettivo di informare, senza cedere alla tentazione della polemica sterile.

Nel mio breve intervento ho cercato di fornire alcune coordinate storiche sull’esorcismo nel mondo paleocristiano e nelle diverse religioni, chiarendo, nel frattempo, i termini della questione e cercando di far luce su parole, concetti, episodi. Dal passato mi sono, quindi, progressivamente spostata sull’epoca contemporanea, concentrandomi su due domande fondamentali. Innanzitutto, si può parlare di innocuità della pratica esorcistica? Avendo avuto modo di riscontrare che esistono danni da esorcismo e anche vittime accertate di questa pratica, quali sono i limiti entro i quali la libertà di religione non si scontra con il diritto alla salute (secondo la definizione dell’O.M.S.)?

Lo spunto è stato colto e sviluppato dal dottor De Vincentiis, psicologo, psicoterapeuta e coordinatore della sezione pugliese del CICAP, direttamente coinvolto nella cura di pazienti danneggiati da malaccorte pratiche esorcistiche. Ricostruendo i meccanismi psicologici alla base dei casi di presunta possessione, De Vincentiis ha messo in evidenza come si attui una vera e propria contesa del paziente tra psicologi, psichiatri e, in ultima analisi, anche esorcisti. Questi ultimi, procedendo sulla base delle indicazioni fornite dalla Chiesa, proclamano la soprannaturalità di determinati fenomeni, che però possono essere agevolmente spiegati – rasoio di Ockham alla mano – come la manifestazione di processi psichici ben noti alla letteratura scientifica. Passando attraverso le caratteristiche degli stati alterati di coscienza e soffermandosi su possessioni “old-style” e “hi-tech” (fanno parte di queste ultime i rapimenti alieni), De Vincentiis ha dimostrato come il rischio per gli esorcizzati sia quello di sperimentare sofferenze paragonabili a quelle del disturbo post-traumatico da stress, con conseguente abbassamento della qualità della vita.

Tra formiche indemoniate e licantropi – le sollecitazioni per il pubblico non sono certo mancate – il dibattito è stato vivace e ricco di suggestioni. Diversi gli interventi, che si sono mossi tra gli ambiti più vari: dalla psicologia alla storia del cristianesimo antico, dalla demonologia alla teoria dell’evoluzione, passando attraverso le considerazioni sociologiche e le curiosità personali. Anche in questo caso fa molto piacere poter sottolineare come tutto si sia svolto all’insegna del desiderio di confrontarsi in un clima pacato e pervaso di genuina curiosità. Nessuno ha pensato che il proprio parere acquistasse forza in base al livello di decibel; come in un’isola felice della razionalità, ci si è vicendevolmente ascoltati e si è tornati a casa forse pieni di dubbi, ma con tanti stimoli su cui meditare. Di questo, come relatrice, mi sento di ringraziare di cuore il miglior pubblico che potessi sinceramente attendermi.

All’inizio di questa avventura ci eravamo chiesti se fosse possibile o meno ammettere il diavolo all’università. L’incontro di Bari ci ha permesso di appurare che anche il principe delle tenebre può fare il suo ingresso in un’aula universitaria, purché si accetti di parlarne con razionalità e senso critico.

Chi volesse seguire gli interventi può farlo qui (versione estesa) o qui (filmato riassuntivo).

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