I tempi sono cambiati, anche Robocop doveva cambiare

Robocop

Malgrado in buona parte del mondo Robocop sia uscito la settimana scorsa, incassando finora 28 milioni contro i 100 di budget, solo mercoledì 13 il film è approdato nelle sale Usa, purtroppo al momento scontrandosi con la tempesta invernale che sta bloccando i movimenti in buona parte degli Stati Uniti, motivo per cui almeno il primo giorno ha registrato solo 3 milioni di incasso. Ma è atteso al varco dai fan dell’originale, ricevendo critiche sia positive che negative a seconda di come venisse vista la scelta di fare un film così diverso dal capostipite.

Il punto di tutta la questione è proprio questo: il nuovo Robocop è, fondamentalmente, un altro film. Ma secondo il regista Jose Padilha, era anche il modo migliore per portare avanti i temi del plot originale. Così, intervistato da Geek Nation ha risposto in modo ironico alle reazioni iniziali dei fan quando si parlò per la prima volta del reboot: “Lasciate che vi dica una cosa: Se non fossi stato io il regista, non avrebbe fatto piacere neanche a me!” E dopo una sana risata ha proseguito spiegando come copiare passo passo il film originale sarebbe stato un errore: “Non si può fare. Il film di Paul Verhoeven porta la sua firma, è un’icona, è importante, è parte della storia del cinema. Sarebbe stato stupido cercare di rifarlo identico o peggio, realizzare solo una macchina per fare soldi…”

Padilha è assolutamente d’accordo con i fan: “Capisco benissimo che i fan del primo fossero preoccupati perché, diciamolo, gli ultimi remake non sono stati così buoni.” Risponde poi alla domanda su quale sia il suo piano per convincere il pubblico che si tratta di un film con una sua storia. “Politica e media sono interamente basati sul convincere il pubblico. Ci sono politici che cercano di convincere la gente che non ci dovrebbe essere una regolamentazione nell’uso delle armi, e ce ne sono altri che vogliono convincerli che dovrebbe esserci e ci sono opinionisti televisivi che vogliono convincervi del loro punto di vista.”

Quello che gli interessava era raccontare un punto di vista più realistico: “Il mio tema, il mio punto di vista al riguardo, è di stare con i piedi per terra. Io penso che lo sviluppo di droni e robot (come quelli del film) sia dietro l’angolo. Abbiamo già droni che uccidono persone in guerra, presto avremo robot che rimpiazzano i soldati e le forze di polizia. E questo apre molte problematiche, lo stesso Verhoeven vedeva un collegamento tra il fascismo e l’automatizzazione della violenza.”

Padilha vede nel suo progetto qualcosa di più che un semplice reboot: “Pensate a questo: perché gli Stati Uniti si sono ritirati dal Vietnam? Perché i soldati stavano morendo. Ora, togli i soldati e metti i robot, cosa sarebbe successo? Questo è un collegamento, che Verhoeven aveva visto. L’altro collegamento è: ogni distretto di polizia o esercito che ha partecipato a massacri è passato attraverso un addestramento che aveva come scopo di deumanizzarli, trasformando i soldati in una sorta di robot.” E prosegue “Un altro modo di vedere la questione però è rappresentato da un poliziotto che riceve un ordine dal governo, ma trova quell’ordine problematico. Può dire di no. C’è un collegamento tra automatismo e violenza, questo è stato l’aspetto geniale del primo Robocop.”

A sua volta, questo diventa il collegamento tra realtà e finzione: “Ed ecco che l’idea astratta dietro il primo Robocop è ancora valida oggi, anzi, più diventa forte la tecnologia, più è forte l’idea. Quindi il mio approccio è stato: prendiamo questa idea geniale, questa idea fertile, cerchiamo di non ripetere il primo film, restiamo fedeli al tema di fondo originale, al cervello, vediamo cosa succederebbe dopo.”

Secondo il regista quello che succederebbe è “I governi dovranno decidere se usare poliziotti robotici e verrebbe fuori una cosa simile al Dreyfuss act visto nel film. Ci saranno persone che diranno Si, usiamoli all’estero, ma non a casa nostra. Religiosi, non religiosi, democratici, repubblicani scatenerebbero il dibattito.”

Il nuovo Robocop è un mondo completamente nuovo: “Siamo daccordo che questo non è il classico film da supereroi giusto? Il personaggio principale entra in scena a 11 minuti dall’inizio, il cattivo non è un cattivo, è Michael Keaton, tutti lo amano, ha salvato la vita di Alex Murphy/Joel Kinnaman tanto per cominciare. Anche lo scienziato pazzo (Gary Oldman) è in realtà molto sveglio. Robocop non risolve problemi, non può fare sesso con la moglie. Non c’è un happy ending, è un film politico, parla di droni, critica la follia dei media di destra (con riferimento evidente alla Fox news americana). E abbiamo avuto molto spazio per approfondire l’argomento. Come l’ho avuto? Non lo so, ma me lo sono preso!”

Non è mai stato solo un film: “È un’impresa: se stai facendo Robocop non puoi fare qualcosa di stupido e la casa di produzione l’ha capito ed è il motivo per cui ho amato il progetto. A questo si aggiungono i film sui supereroi: alcuni sono belli, altri meno, ma sembrano tutti uguali, mentre la MGM ha accettato la mia idea di fare qualcosa di diverso. Io sono brasiliano, come lo è il mio direttore della fotografia, il montatore e l’autore della colonna sonora, abbiamo realizzato il nostro film e alle proiezioni campione ha avuto un’ottima accoglienza.”

E conclude dicendo: “Alla fine, abbiamo fatto il film che volevamo: Abbiamo la sequenza a Teheran, che rappresenta il tema di cui ho parlato, abbiamo questo pazzoide di commentatore televisivo di destra interpretato da Samuel Jackson con le sue folli dichiarazioni imperialiste, abbiamo il nucleo emotivo, con Abbie Cornish e J.P. Ruttan, cioè la moglie e il figlio di Murphy. E non abbiamo risolto il problema di Robocop: certo il Dreyfuss act è ancora lì, ma tu sei ancora un dannato robot, non potrai fare l’amore con tua moglie, non potrai essere un padre normale per tuo figlio. Non abbiamo mentito al pubblico. È stata una corsa piena di scossoni, ci sono state molte discussioni, non è successo tutto dal giorno alla notte. Ma alla fine dei giochi, sono contento del mio film.” E voi, siete soddisfatti?

Leo Lorusso

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