Sovrannaturale al microscopio

Massimo Pigliucci

Massimo Pigliucci è un genetista e filosofo italiano. Ha insegnato a lungo ecologia ed evoluzione ed è attualmente presidente del Dipartimento di Filosofia presso la City University of New York (CUNY). In ambito editoriale è caporedattore della rivista online Philosophy & Theory in Biology e collabora con Skeptic, Skeptical Inquirer (di cui è anche membro del comitato), Philosophy Now e The Philosopher’s Magazine. Autore prolifico, si occupa da molto tempo di pseudoscienze nei propri libri (l’ultimo edito nel 2013 si intitola appunto “Philosophy of Pseudoscience” – Filosofia della Pseudoscienza) e su diversi blog (Rationally SpeakingPlato’s Footnote). L’articolo che riportiamo è tratto dal blog Rationally SpeakingSi ringrazia Simone Melis per la traduzione.

È giunta l’ora di riesaminare la relazione tra scienza e sovrannaturale. Un certo numero di colleghi, sia tra gli scienziati che tra i filosofi, argomentano che il sovrannaturale non è nulla di speciale, che le ipotesi sull’esistenza di Dio possono essere verificate tramite gli ordinari metodi scientifici e che – dati i ripetuti fallimenti di tali test – l’unica conclusione razionale è che la scienza ha praticamente dimostrato che il sovrannaturale non esiste.

Sono un po’ scettico su questo genere di dichiarazioni radicali, su due differenti livelli: penso che la capacità dell’indagine scientifica sia significativamente più limitata di quanto i sopra menzionati colleghi sembrino ammettere; e penso che i concetti di Dio (o degli dèi) e del sovrannaturale  siano così confusi e al limite dell’incoerenza che elevarli al livello delle ipotesi scientificamente verificabili è concedergli fin troppo.

Prima di procedere, lasciatemi chiarire la mia posizione: sono d’accordo che alcune specifiche affermazioni fatte dai sovrannaturalisti  possono dimostrarsi e si sono dimostrate false su base empirica. Il tipico esempio è l’idea che la Terra abbia solo alcune migliaia di anni.  Ciò che voglio sostenere, però, è che anche in questi casi espliciti non si tratta di un rifiuto scientifico del sovrannaturale, per la semplice ragione che non c’è una coerente e sufficientemente precisa relazione tra l’affermazione specifica (la Terra è giovane) e l’idea generale (Dio esiste) – a differenza, ovviamente, della situazione per le attuali ipotesi scientifiche (ad esempio, la relazione tra la teoria della relatività generale e la sua predizione che i campi gravitazionali flettono la luce secondo una certa, precisa gradazione). Per esempio, un certo numero di creazionisti della “Terra giovane” rifiutano la confutazione empirica delle loro affermazioni  sostenendo che Dio l’ha fatta apparire come se fosse vecchia, per mettere in realtà alla prova la nostra fede. Follia, lo so, ma quello è esattamente il luogo a cui tali idee appartengono – alla spazzatura fatta di nozioni totalmente ridicole – a prescindere da quel che la scienza abbia da dire al riguardo.

Penso che la strategia dei creazionisti sia una versione comicamente gonfiata della tesi di Duhem-Quine circa la falsificazione delle ipotesi scientifiche ordinarie: Pierre Duhem anticipò la famosa analisi di Popper sul progresso scientifico in termini di falsificabilità delle teorie sulla base del fatto che gli scienziati di solito non scartano una teoria non appena le sue predizioni non corrispondono ai dati. Piuttosto controllano prima le ipotesi subordinate che rientrano nello stesso esperimento, se la strumentazione ha funzionato correttamente, se i dati sono stati analizzati in modo adeguato, e così via. W.V.O. Quine espose la stessa questione, ma più in generale, suggerendo che la nostra conoscenza del mondo dipende da una complessa rete di nozioni; ciascuna di esse potrebbe dover essere rivalutata ed eventualmente abbandonata, se ci sono sufficienti ragioni per farlo. Quine includeva la logica stessa in quel numero di nozioni che potremmo essere costretti a cambiare, anche se non molti filosofi, credo, si spingerebbero così lontano (specialmente non molti logici!). Il punto è che la rete di convinzioni di  chi crede nel sovrannaturale e l’insieme di conseguenti “ipotesi” secondarie è molto, molto più ampia, e molto, molto più nebulosa della rete che dispiegano gli scienziati quando valutano le proprie conoscenze del mondo.

Sentiero dei mircaoliEsaminiamo dunque un paio di esempi specifici che spero possano evidenziare chiaramente i limiti della indagine scientifica del sovrannaturale: la (presunta) nascita virginale di Gesù e la dottrina cattolica della transustanziazione. Mostrerò che mentre la prima sembra stare entro i confini dell’indagine empirica, una tale investigazione non solo non è possibile nella pratica, ma probabilmente nemmeno in linea di principio. Per quanto riguarda il secondo caso, semplicemente non vedo come sarebbe possibile svolgere una qualsiasi analisi scientifica che possa risolvere la questione. Inoltre, non penso queste quali limitazioni della scienza, ma semmai come un’indicazione della nebulosità e possibile incoerenza dell’idea di sovrannaturale.

Richard Dawkins (ne “L’illusione di Dio”) scrive: “Gesù aveva un padre umano oppure sua madre era vergine al momento della sua nascita? Che ci siano o meno sufficienti prove superstiti per deciderlo è una questione strettamente scientifica con una risposta precisa, in linea di principio: sì o no”. Mettendo da parte l’uso quasi sofistico della locuzione “che ci siano o meno sufficienti prove superstiti“  (dato che Dawkins sa dannatamente bene  che non c’è nessuna prova), sembrerebbe prima facie che abbia ragione: o Gesù è nato da una madre vergine tramite mezzi sovrannaturali o aveva un’origine paterna molto più terrena. Come si potrebbe provare una tale affermazione, ponendo ipoteticamente di poter tornare indietro nel tempo e raccogliere tutte le prove che vogliamo? Facile: basterebbe prendere un campione di DNA di Gesù, Maria e Giuseppe e confrontare i loro profili, giusto? Neanche per sogno. Vedete, questo genere di approccio funziona perfettamente per stabilire la paternità naturale, ma non sappiamo cosa una paternità sovrannaturale comporti in termini di tracce biologiche (solo per dirne una, lo stesso concetto è estremamente vago). Il punto sarà ancora più, dolorosamente direi, chiaro tra un momento, quando ci dedicheremo alla transustanziazione, ma dovrebbe già apparire ovvio anche ora. Un test del DNA (o qualsiasi altra cosa Dawkins volesse fare in questo caso) presuppone una serie di nozioni fisiche e biologiche che sono proprio le nozioni che – per definizione – vengono violate quando c’è un miracolo [1].

David Hume ha notoriamente sottolineato che le indagini empirico-razionali di ogni genere, inclusa quella scientifica, sono possibili solo dietro la scorta di un certo numero di assunzioni, la principale delle quali è che la natura non si comporta in modo capriccioso. Se così fosse, tutte le possibilità sarebbero fuori gioco e noi non potremmo nemmeno sapere dove e cosa cercare. Ma tutte le possibilità sono escluse quando parliamo di miracoli, visto quello che sono i miracoli: violazioni della continuità di funzionamento della natura. Infatti, nel suo celebre saggio “Sui miracoli”, Hume argomenta che la ragione per cui non dovremmo crederci è che nessuna testimonianza potrebbe mai essere sufficiente a dimostrare una violazione delle leggi di natura contro le ipotesi alternative che ci siano state frodi o errori (l’argomento può ed è stato fatto rigorosamente rientrare nel sistema bayesiano): quando qualcuno mi dice che ha visto un morto resuscitare, immediatamente valuto tra me e me se sia più probabile che questa persona possa ingannare o essere ingannata, oppure se il fatto che racconta possa essere davvero accaduto. Soppeso un miracolo in confronto con l’altro e, in base a quale dei due mi sembri superiore, determino la mia decisione respingendo sempre il miracolo più grande. Se la falsità della testimonianza fosse più miracolosa dell’evento che costui racconta, allora e solo allora, egli potrebbe pretendere di cambiare la mia credenza o opinione.

Quindi Dawkins ha ragione nel rigettare la possibilità di una concezione sovrannaturale di Gesù, ma non perché l’ipotesi sia scientificamente testabile – a prescindere dalla effettiva disponibilità di prove. Piuttosto perché non abbiamo proprio buone ragioni, e molte di quelle contrarie, per aderire alla nozione stessa di miracolo. Questo, inutile dirlo, è un argomento filosofico e non scientifico [2].

Passiamo ora all’idea di transustanziazione, che è un “dogma alleato” del dogma centrale descritto dai Cattolici quale il Segno della Presenza Concreta (qualunque cosa sia). Questa, naturalmente, è l’idea che durante il sacramento dell’Eucaristia la sostanza del pane e del vino siano non solo metaforicamente ma letteralmente la carne e il sangue di Cristo, anche se – e questo è decisivo – tutto ciò a cui i nostri sensi hanno in realtà accesso è l’apparenza delle cose, per esempio il pane e il vino.

TransustanziazioneQuesta dottrina circola almeno a partire dall’XI secolo, ma ecco come il quarto Concilio Lateranense pose la questione nel 1215: “Il suo corpo e il suo sangue sono veramente contenuti nel sacramento dell’altare sotto le forme di pane e vino; il pane e il vino sono stati transustanziati dal potere di Dio nel suo corpo e nel suo sangue”. Non è abbastanza chiaro? Bene, allora che dire della definizione data dal Concilio di Trento nel 1551: “quella mirabile e unica conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo e di tutta la sostanza del vino nel Sangue – rimanendo tuttavia le specie del pane e del vino – la quale conversione la Chiesa Cattolica chiama molto appropriatamente Transustanziazione”.

Cosa dobbiamo pensare? L’idea della transustanziazione  è, suggerisco, semplicemente incoerente. Ma incoerente rispetto a cosa? Beh, almeno con le leggi della fisica (e della biologia) così come le conosciamo. Semplicemente, non si può dare senso all’affermazione che qualcosa sia allo stesso tempo sia sangue che vino, oppure sia carne che pane e continuare a parlare di sangue, vino, carne e pane come fatti di molecole e di particelle subatomiche corrispondenti. Più semplicemente, l’idea sembra violare la legge d’identità della logica elementare: A è A, e dunque A non è ~A (“non A” – NdT).

I concetti logicamente incoerenti non necessitano di essere verificati empiricamente: sappiamo che devono essere falsi,  se vogliamo davvero affidarci alla logica (con il permesso di Quine). Ma ammettiamo che Dawkins voglia testare su basi scientifiche che la transustanziazione non avviene realmente. Come diamine potrebbe fare? Non può semplicemente prendere un pezzo di pane e un campione di vino durante la cerimonia dell’Eucaristia, analizzarli chimicamente e poi esclamare trionfalmente: “Visto? Non c’è sangue o carne qui. Ecco.”! Questo non convincerebbe proprio nessun fervente cattolico, e nemmeno dovrebbe. Infatti, lo scienziato che insistesse nel fare tale mossa si ridicolizzerebbe in un modo molto simile al famoso episodio in cui Samuel Johnson “confuta” la dottrina idealista di George Berkeley:  quest’ultimo sosteneva che la materia non esista, ma che solamente sembri esistere (vi suona familiare?).  A ciò Johnson (in una conversazione con James Boswell) replicò prendendo a calci una pietra che era lì vicino e con aria di sufficienza concluse “La rifiuto così!”! La battuta, ancora oggi, è ovviamente su Johnson, che semplicemente non comprendeva l’idealismo di Berkeley, una dottrina che – tanto quanto la transustanziazione – è semplicemente immune da ogni confutazione empirica concepibile. In nessuno dei due casi, comunque, dovremmo concludere che questa resistenza interna alla falsificazione sia una virtù: l’idealismo di Berkeley è concettualmente possibile, ma non così interessante; la transustanziazione è concettualmente incoerente e dunque nemmeno sbagliata.

Esempi quali quelli sopra potrebbero facilmente essere moltiplicati ad nauseam. Condurre una “ricerca” sull’efficacia di una preghiera riconciliante, per esempio. Non sorprende che i risultati siano stati negativi. Ma questo non dice nulla circa l’esistenza di un Dio che risponde alle preghiere per almeno due ovvie ragioni: primo, se tu fossi quel Dio e vedessi che un gruppo di terrestri ha avuto l’audacia di tentare di “testarti” in un esperimento controllato, non ti rifiuteresti semplicemente di assecondare quei mortali per insegnargli un po’ di rispetto? Voglio dire, l’arroganza di mettere Dio sotto il microscopio! Secondo, come mi ricordano spesso i miei amici cattolici: Dio risponde a tutte le preghiere, solo che qualche volta (la maggioranza delle volte?) la risposta è “no”. Stiamo parlando della madre di tutte le ipotesi infalsificabili!

Ah, ma se avessimo risultati positivi, ad esempio dall’esperimento sulla preghiera di riconciliazione? Non sarebbe la prova positiva che i sovrannaturalisti hanno ragione? Non ne sono così sicuro. Come scienziati, noi vorremmo sapere come una tale cosa sia possibile entro il quadro concettuale humeano della scienza: il naturalismo. Di conseguenza, dovremmo prima controllare l’affidabilità e la ripetibilità dei risultati e dei metodi impiegati nell’esperimento; poi dovremmo ricontrollare le analisi sui dati; poi dovremmo tentare di eliminare ogni possibilità di frode. E poi? Beh, a un certo punto potremmo dover ammettere o che c’è uno strano fenomeno naturale di origine sconosciuta, oppure che c’è qualche intelligenza al lavoro.  Ma anche a quel punto, niente ci obbligherebbe ad ammettere il sovrannaturale: ricordate la celebre terza legge di Arthur C. Clarke: “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. O riguardate questo episodio splendidamente attinente di Star Trek – The Next Generation e osservate il Capitano Picard smascherare, in perfetto stile humeano, la diavolessa in persona [3].

__________

[1] Il lettore esperto potrebbe ragionevolmente chiedersi, a questo punto: che dire dei fenomeni paranormali? Dovremmo rifiutare anch’essi in quanto al di fuori del campo scientifico? La risposta è: dipende. Se il paranormalista afferma che abbiamo a che fare con un legittimo, benché misterioso, fenomeno naturale (vedi l’esistenza di Nessie o l’abilità di leggere nella mente degli altri), allora possiamo certamente ricavare studi scientifici significativi su di esso. Ma più tale fenomeno comincia ad acquisire connotazioni sovrannaturali (vengono in mente i fantasmi), meno possiamo (o necessitiamo, in realtà) dire di esso su basi scientifiche. Sì, per rendere le cose più interessanti, ho solo delineato un continuum, e non una chiara dicotomia naturale/sovrannaturale.

[2] Quando hanno successo, gli argomenti filosofici precorrono semplicemente – nel senso che rendono superflui – quelli scientifici. Il solo mostrare qualcosa come logicamente impossibile rende superfluo dimostrare che è anche empiricamente insostenibile.

[3] Naturalmente, ad un certo punto Picard dovrebbe ammettere che diventa sempre più irragionevole negare il sovrannaturale, se la diavolessa  continua a respingere i suoi tentativi di dare spiegazioni naturali. Ma anche a quel punto, non c’è scienza che l’Enterprise possa mettere in campo per comprendere ulteriormente il fenomeno. Poiché la scienza presuppone la continuità della natura e la comprensibilità delle sue leggi. Hume docet, come al solito.

 

Hai gradito questo post? Aiutaci con una