La regione Piemonte e l’agricoltura olistica

cornoletame

Riprendiamo qui di seguito un’inchiesta del coordinamento CICAP Cuneo riguardo ai finanziamenti pubblici alla biodinamica. Per chi volesse approfondire l’argomento, consigliamo invece questa conferenza di Dario Bressanini.

Il settore agricolo è sostenuto da aiuti pubblici attraverso diversi strumenti, tra i quali uno dei principali è il Piano di Sviluppo Rurale (PSR), con cui i fondi dell’unione europea vengono distribuiti dalle regioni ai beneficiari finali.

Per quanto riguarda la regione Piemonte, uno dei campi di sostegno è il finanziamento di corsi di formazione (Misura 111.1A) e di altri strumenti informativi (Misura 111.1B) inerenti l’agricoltura, con l’obiettivo di “migliorare le competenze e le capacità tecniche e imprenditoriali” e “diffondere le conoscenze scientifiche e le pratiche innovative” nei campi del cambiamento climatico, della gestione delle risorse idriche e della biodiversità. Diffondere le conoscenze scientifiche, sottolineiamo.

Nell’ambito di questa misura del PSR vediamo invece il proliferare di corsi di formazione esplicitamente rivolti all’insegnamento dell’agricoltura biodinamica (da non confondere con l’agricoltura biologica sensu lato): un “approccio olistico” all’agricoltura basato sugli insegnamenti del filosofo Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia.

In questo ambito la parte del leone è svolta da AgriBio, un’associazione di produttori e consumatori che opera nel settore dell’agricoltura biologica e biodinamica.

Dalle delibere pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte (296/2009; 468/2010; 91/2011; 1069/2011; 806/2012; 224/2013) risulta che nell’ambito della misura 111.1 del PSR 2007-2013 le risorse destinate a questo ente di formazione sono state pari a 296 000 euro per la sottoazione A (Formazione degli imprenditori e addetti dei settori agricolo ed alimentare) e 486 400 per la sottoazione B (Informazione nel settore agricolo), per un totale di 782 400 euro. Di questi quasi 400 000 negli ultimi 18 mesi, con un’impennata verticale degli investimenti.

Nell’ultimo anno abbiamo contato almeno una decina di corsi AgriBio, in diverse località del Piemonte. I titoli delle lezioni sono già esplicativi. Nel corso svolto a Cuccaro (AL), ad esempio, si parla di ‘”Astronomia e astrologia nei cereali”, “Gli influssi della luna” e “Lo zodiaco”, a Mondovì (CN) e Castellinaldo (CN) dell’uso di cornoletame e cornosilice (due preparati biodinamici che vengono aggiunti al letame, basati sul principio secondo cui il corno di mucca concentrerebbe le energie astrali), a Dronero (CN) di “Uso delle ceneri per la difesa dai parassiti” e di “Astrologia ed astronomia per il calendario delle semine”, mentre a Briona (NO) un corso sulla corretta gestione delle risorse idriche è diventato un’occasione per approfondire “La dinamizzazione in acqua dei preparati biodinamici” (una pratica affine alla dinamizzazione dei rimedi omeopatici).

L’ente di formazione accreditato dalla regione, AgriBio, ha anche una newsletter, dove tra un articolo sulle scie chimiche e un altro sui governi occulti vengono approfondite le basi teoriche dell’agricoltura biodinamica.

Un esempio significativo: l’innovativa pratica di contrastare le infestazioni bruciando un parassita e spargendone le ceneri trae le sue basi scientifiche dalle seguenti considerazioni:

In natura, il processo d’incenerimento può essere visto come un’astralizzazione, quindi possiamo vedere un fuoco carico di forze cosmiche che nella giusta congiunzione astrale può caricarsi di forze contrarie alla vita, la cenere così ottenuta sarà carica di antivita specifica per la specie che abbiamo calcinato.

Non mancano infine i riferimenti bibliografici alla letteratura scientifica, tra cui si riporta l’esperienza di tali Peter ed Eileen Caddy “che si ritrovano su una roulotte al nord della Scozia e ‘per caso’ iniziano a comunicare con gli gnomi” i quali insegnarono loro a coltivare la terra e a non fidarsi di tutti quegli inutili libri.

Anche perché, secondo il presidente di AgriBio Ivo Bertaina,

non si capisce a fondo l’agricoltura biodinamica se non si comprende a fondo il loro essenziale compito: solo comprendendo la natura degli esseri elementari si può capire a fondo a cosa servano veramente e cosa siano veramente i preparati biodinamici!

Non procederemo oltre. Chiunque è in grado di farsi un’idea propria della scientificità di queste affermazioni, eventualmente approfondendo su internet (per esempio qui o qui).

Le pubblica amministrazione non si limita a finanziare i corsi di formazione AgriBio: nell’ambito della sottoazione B lo stesso ente formativo ottiene finanziamenti molto consistenti per l’apertura di Sportelli Informativi di consultazione gratuita dove “gli utenti potranno rivolgersi a personale tecnico qualificato per ottenere informazioni e aggiornamenti tecnico-gestionali, normativi etc, nonché reperire materiale divulgativo.” Per chi non può chiedere direttamente agli gnomi, immaginiamo.

L’agricoltura biodinamica si basa prevalentemente su una visione mistica e spirituale del mondo e non su osservazioni concrete e oggettive. Le prove della sua efficacia al momento non sono sufficienti, sia dal punto di vista della quantità che della qualità (metodo scientifico e sperimentazioni rigorose) e per questo motivo l’agricoltura biodinamica non trova credito da parte della comunità scientifica e della maggior parte degli addetti ai lavori.

Per quanto ci riguarda, non c’è nessun problema se un agricoltore decide di utilizzare la biodinamica nel proprio terreno, o se un ente di formazione decide di organizzare un corso sull’argomento. Ma non è giusto farlo con i soldi pubblici, che andrebbero invece destinati alla diffusione di pratiche condivise e con un’efficacia accertata. A maggior ragione nell’ambito di una misura che si propone esplicitamente l’obiettivo di diffondere le conoscenze scientifiche tra gli operatori del settore.

Immagine: Preparazione del cornoletame, da WikimediaCommons, licenza CC A-SA 2.0 Generic

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