I fratelli Judica Cordiglia e il volo di Gagarin

gagarin

Un piccolo estratto dal quaderno del CICAP n.16, “Il mistero dei cosmonauti perduti“, da poco pubblicato.

Il volo di Gagarin

Uno dei “cavalli di battaglia” degli Judica Cordiglia è la voce di Yurij Gagarin, che non mancano di far ascoltare con orgoglio a quasi ogni intervista. Stando al loro racconto, il giorno prima dello storico volo, l’11 aprile 1961, un giornalista della United Press International li aveva allertati: a Mosca girava voce di un lancio spaziale da lì a poco, per cui era opportuno mettersi all’ascolto. In Dossier Sputnik raccontano anche che qualche ora dopo l’ANSA li aveva avvisati che da Mosca mancavano alcuni cosmonauti, fatto di per sé non credibile, perché i nomi e le identità dei cosmonauti erano top-secret e nessun giornalista poteva saperli.

In ogni modo, i due ragazzi ascoltarono tutto il giorno e fino a notte tarda ma senza alcun successo. Poi, al mattino del 12 aprile, radio Mosca, con l’inconfondibile voce di Yurij Levitan, li buttò giù dal letto alle 8.04 (le 10.04 di Mosca): era l’annuncio shock del primo volo orbitale umano. Accesero gli apparati, si misero freneticamente all’ascolto e finalmente, dopo circa 10 minuti, captarono e registrarono la voce dell’eroe russo.

La loro impresa fece il giro del mondo, i loro nomi finirono su tutti i giornali italiani, vennero intervistati dalla radio nazionale e la notizia venne data anche dal telegiornale RAI.

In epoca più recente, lo storico dell’astronautica James Oberg ha avanzato qualche sospetto che la registrazione possa non essere mai avvenuta come raccontata; quando la Vostok fu in prossimità dell’Italia, era già in fase di atterraggio, dunque nel periodo di silenzio radio dovuto alla scia di ionizzazione che avvolge le capsule spaziali al rientro in atmosfera.

Se poi avessero tentato di captare qualcosa nei minuti precedenti, oggi sappiamo che in quei frangenti Gagarin era alle prese con la capsula che, per via di un guasto ai motori, roteava e sembrava impazzita, per cui è veramente improbabile che stesse parlando di come è bello il nostro pianeta visto dallo spazio, come sembra invece emergere dai racconti dei fratelli torinesi. La trascrizione delle registrazioni di bordo in effetti conferma che il pilota non disse nulla fin quasi all’atterraggio.

Ho provato a ripercorrere con attenzione l’intera vicenda, per capire come stessero effettivamente le cose, e sono emerse parecchie stranezze.

Tanto per cominciare, il libro Dossier Sputnik riporta la trascrizione dell’intervista concessa al giornale radio RAI il 12 aprile 1961 (la sera stessa del volo di Gagarin), in cui una loro interprete lesse al microfono la traduzione di ciò che gli Judica Cordiglia avevano registrato. Stando alla traduttrice, che peraltro metteva in evidenza come dalla registrazione si capissero solo poche parole, si sentivano due voci, quella del cosmonauta e quella di un’altra persona. Il misterioso interlocutore domandava dello stato della strumentazione e Gagarin avrebbe risposto che era tutto in regola. Un articolo su Stampa Sera del giorno seguente è più ricco di dettagli: l’interlocutore era di sesso femminile e il dialogo sarebbe proseguito per oltre quaranta minuti, dunque anche durante la fase di silenzio radio al rientro, e addirittura ben oltre l’ora dell’atterraggio!

Questo fatto non è solo inverosimile, ma è del tutto impossibile. Per spiegarne il motivo dovrò fare una breve digressione tecnica. Il canale di comunicazione di una trasmissione radio può essere half-duplex o full-duplex. Nel primo caso, entrambi gli interlocutori usano la medesima frequenza di trasmissione, ma quando uno trasmette non può ricevere e viceversa. La ragione tecnica è che, se l’apparato di ricezione fosse mantenuto acceso mentre si trasmette, la propria voce “rientrerebbe” e, a causa della potenza in trasmissione molto maggiore di quella ricevuta, si causerebbe la saturazione del ricevitore o addirittura il suo danneggiamento. Il canale half-duplex è estremamente semplice ed è usato dagli walkie talkie, in cui per parlare bisogna premere un tasto, e in quel momento il ricevitore viene disabilitato.

Per avere una comunicazione più affidabile e versatile, si usano i canali full duplex, nei quali la frequenza di trasmissione (up-link) è diversa da quella di ricezione (down-link): in questo caso un filtro posto all’ingresso del ricevitore rimuove la frequenza di trasmissione e così i due interlocutori possono parlare anche in contemporanea, come in una comunicazione telefonica ordinaria.

Ora, le capsule Vostok avevano proprio un canale full-duplex: il cosmonauta parlava in AM a 20 MHz (nella Vostok-1, secondo quanto dichiarato dalla TASS, un secondo canale era disponibile a 9 MHz) e in FM sui 143 MHz, mentre non è nota la frequenza alla quale rispondevano da terra. Di conseguenza, era del tutto impossibile ricevere una comunicazione in cui si sentissero entrambi gli interlocutori su un solo canale radio [1].

Stando al loro libro più recente, i due fratelli torinesi avrebbero captato le comunicazioni bidirezionali anche tra Voskhod-2 e la Terra, ma anche in questo caso, e per le medesime ragioni, c’è da porsi seri dubbi sull’esattezza di quanto affermato.

In quello stesso 1961, gli Judica Cordiglia pubblicarono un libro in cui affermavano di aver sentito la voce di Gagarin in maniera intermittente, tra le 8.07 e le 9.07 ora italiana, che però non coincide con l’ora di volo ufficiale, che terminò alle 8.55. Inoltre la Fonit Cetra pubblicò, a poche settimane di distanza, un disco 33 giri dal titolo Voci dal Cosmo che raccoglieva alcune delle registrazioni spaziali più importanti della collezione Judica Cordiglia. Tra queste c’era anche la supposta voce di Gagarin, verosimilmente proprio quella raccontata nel libro. In quella registrazione si sente una sola voce maschile che parla russo, ma il timbro di voce non è affatto quello del cosmonauta. Ad ogni modo, per averne la certezza, è possibile fare un’ulteriore verifica: sebbene l’audio sia terribilmente rumoroso e distorto, sentite le opinioni dei miei conoscenti madrelingua, sembra che si possano distinguere i seguenti spezzoni di frasi:

Вот так… вот так, вот, понял (suoni incomprensibili)
Вот… значит (suoni incomprensibili)
Вот и порядок, вот так. Что?
Ах так. Там вот второй вариант, понял.
Я уже вряд ли во второй раз так поуписаюсь
Ну что нужно тогда мне опять, тут повреждено, так? (suoni incomprensibili)
Ну водка… дую вторую.. в подвешанном состонии
Вот… ну там (suoni incomprensibili)
Что? Я плохо слышу! (suoni incomprensibili) Что? Плохо слышу!
От чего плохо слышишь? (suoni incomprensibili)
Водка (suoni incomprensibili)
Ну… до свиданья товарищ, тогда!

ovvero:

Ecco … ecco, ho capito (suoni incomprensibili)
Ecco… significa che (suoni incomprensibili)
Allora è tutto a posto, bene. Cosa?
Ah, così. Allora ecco la seconda variante, ho capito.
Io difficilmente mi piscerò addosso per la seconda volta.
Allora che altro mi serve ancora, lì è danneggiato, no? (suoni incomprensibili)
Beh, la vodka… mi scolo la seconda… appeso.
Ecco… beh, lì (suoni incomprensibili)
Cosa? Sento male (suoni incomprensibili) Cosa? Sento male!
Perché senti male? (suoni incomprensibili)
Vodka (suoni incomprensibili)
Beh… allora arrivederci compagno!

L’intera trascrizione delle comunicazioni radio della missione Vostok-1, a partire da circa un’ora prima del lancio fino all’atterraggio, sono oggi disponibili ed è possibile verificare se quelle frasi siano mai state pronunciate da Gagarin o dai suoi interlocutori. Escludendo le parole più banali, che compaiono molte volte nella lingua parlata, nessuna delle altre risulta mai pronunciata dal cosmonauta sovietico, dunque è possibile dire con ottima sicurezza che neppure quella contenuta nel disco della Fonit Cetra sia la voce di Gagarin.

E poi, dal contesto delle frasi è abbastanza evidente che si tratti di una chiacchierata goliardica (e con abbondante uso di slang) tra due radioamatori con la passione per le bevute.

Nel corso degli anni la versione degli Judica Cordiglia cambiò una terza volta: la registrazione pubblicata nel 2007 nel sito del settimanale Focus e fatta ascoltare da Achille in una intervista per il sito Tecnocino è ancora differente. Questa volta è veramente la voce di Gagarin, nitida e molto ben distinguibile.

Il cosmonauta sta pronunciando le seguenti frasi, che coincidono parola per parola con la trascrizione ufficiale russa:

Понял Вас: слышал включение. Самочувствие отличное. Наблюдаю Землю: вид***(interruzione) Слышу Вас отлично. Самочувствие отличное, полет продолжается хорошо. Наблюдаю Землю, видимость хорошая, различить, видеть можно все, некоторое пространство покрыто кучевой облачностью, полет продолжается, все нормально.

Ho capito: ho sentito l’accensione [del terzo stadio NdA], sto osservando la Terra: la vis***(interruzione) Vi sento perfettamente, il mio stato è ottimo, il volo procede bene. Sto osservando la Terra, la visuale è buona, si può distinguere e vedere tutto, parte della distesa è coperta da cumuli di nubi, il volo prosegue, è tutto normale.

Ebbene, queste parole furono pronunciate da Gagarin poco dopo l’accensione del terzo stadio, mentre volava sopra le steppe del Kazakhstan tra le 7.12 e le 7.13 ora italiana, quasi un’ora prima che radio Mosca ne diffondesse la notizia. Inoltre, l’interruzione non è un semplice rumore di pochi secondi, bensì un taglio deliberato. Le frasi mancanti sono:

видимость хорошая, настроение бодрое, перегрузки растут, чувствую отлично.

la visuale è buona, il morale è alto, la spinta sta crescendo, mi sento perfettamente.

Seguite dalla domanda dalla base:

Korolyov: Понял Вас (Ricevuto)
Kamanin: Все идет хорошо. Как слышите? Как самочувствие? (Sta andando tutto bene. Come mi ricevete? Come state?)

È dunque più che evidente che quella non può essere la ricezione originale fatta dagli Judica Cordiglia, contrariamente a quanto loro sostengono: venne pronunciata un’ora prima del momento in cui accesero i registratori, e quando il lancio era appena avvenuto.

Ma allora di che si tratta?

Qualche tempo dopo, l’Unione Sovietica distribuì in Occidente, a scopi propagandistici, un 45 giri dal titolo Yurij Gagarin v Kosmose (Yurij Gagarin nello spazio) in cui erano incisi alcuni brani pronunciati dal cosmonauta durante il suo volo nello spazio e uno di essi (compreso il medesimo taglio!) coincide con la registrazione degli Judica Cordiglia.

Dopo aver raccolto tutte queste evidenze, l’unica ipotesi plausibile che mi sento di avanzare è che il 12 aprile 1961 i fratelli torinesi captarono qualcosa, una o più voci che parlavano russo, e si convinsero che una di queste fosse la voce di Gagarin. Contattarono dunque la stampa e vantarono l’impresa, che ottenne le prime pagine dei giornali italiani e l’attenzione del mondo intero. Quando, qualche tempo dopo, cominciarono a circolare le prime registrazioni ufficiali, si resero conto che nell’audio in loro possesso non era incisa la voce del cosmonauta, ma quella di qualche altro russo che in quelle ore parlava con un timbro diverso su una frequenza simile. Come se ne erano resi conto loro, ben presto anche qualcun altro avrebbe potuto rilevare l’errore e sbugiardarli, per cui preferirono spacciare per loro un brano tratto da una registrazione ufficiale sovietica, piuttosto che ammettere di essersi sbagliati.

 

[1] A voler essere fiscali, se l’uplink fosse stato diffuso da altoparlanti e convogliato nel microfono, si sarebbe fuso col downlink e si sarebbero potuti ascoltare entrambi gli interlocutori sulla stessa frequenza. Però questo non avveniva nelle trasmissioni spaziali sovietiche: per renderle meno soggette al rumore di fondo, specialmente alla partenza, i cosmonauti indossavano un caschetto con cuffie e microfono posto proprio davanti alla bocca, come si vede in molte fotografie. In questa situazione l’uplink non si può fondere con il downlink. In teoria sarebbe stato possibile anche il contrario, cioè che la voce del cosmonauta fosse rientrata nel microfono a terra e fosse stata diramata con l’uplink. Anche questa possibilità è però da scartare, sia perché il Doppler sarebbe stato rigorosamente nullo e gli Judica Cordiglia, secondo quanto sostenuto, se ne sarebbero dovuti accorgere, sia perché essi si sintonizzarono sulle frequenze diramate dai sovietici, che erano quelle di downlink.

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