Le ultime sulla cometa ISON

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Ci siamo già occupati nei mesi scorsi della cometa ISON, da alcuni definita la “cometa del secolo” per la magnitudine che potrebbe raggiungere da qui a pochi mesi, una volta giunta al perielio con il Sole (poco meno di due milioni di chilometri dalla nostra stella), e grazie alla chioma particolarmente estesa. Come per ogni cometa scoperta negli ultimi anni, anche ISON ha scatenato sul web una ridda di ipotesi pseudoscientifiche e teorie catastrofiste, legate probabilmente al fatto che la cometa sia stata scoperta nel settembre 2012, due mesi prima della fatidica data del 21 dicembre. Non a caso, alla cometa ISON sono legate tutta una serie di teorie non nuove, collegate al famoso pianeta X, Nibiru, che secondo alcuni sarebbe dovuto apparire proprio nel 2012, e secondo altri potrebbe essere in realtà la cometa stessa sotto mentite spoglie (Nibiru infatti sarebbe, secondo gli appassionati dei libri di Zecharia Sitchin, un pianeta errante). In realtà la ISON è una cometa nemmeno tanto grande, probabilmente originaria della nube di Oort, e con un periodo orbitale così lungo che forse non è mai venuta a far visita al nostro sistema solare fino ad ora.

Tra le discussioni che vanno per la maggiore sulla Rete c’è quella che riguarda una foto della cometa scattata dal telescopio spaziale Hubble che la mostra “divisa” in tre parti. Una morfologia inusuale che ha scatenato le teorie più disparate, la maggior parte delle quali tira in ballo gli UFO: la cometa ISON sarebbe in realtà un’astronave o un gruppo di astronavi. Ipotesi simili erano state avanzate sul web anche per altre comete, come per quella di Elenin nel 2011 o la famosa Hale-Bopp del 1997. In quel caso, resta tristemente noto il suicidio di massa compiuto dai 38 membri della setta Heaven’s Gate, di stampo New Age, convinti che la Hale-Bopp fosse in realtà un’astronave giunta nel nostro sistema solare per mettere in salvo i prescelti prima della fine del mondo. Tra le altre ipotesi avanzate per la foto di ISON, quella di una “rottura” della cometa, che metterebbe a rischio anche la Terra con la possibilità che uno dei pezzi finisca sul nostro pianeta.

La cometa ISON fotografata in tre diverse esposizioni combinate dal telescopio spaziale Hubble.

Ma l’astronomo Richard White dello Space Telescope Science Institute ha recentemente fornito una più semplice spiegazione. L’immagine è infatti il risultato di una combinazione di tre diverse esposizioni, e la forma allungata di ciascun componente deriva dal moto combinato del telescopio Hubble e della cometa. Sul sito di Hubble è possibile scaricare anche le singole esposizioni. Dunque, ISON non è composta da tre pezzi diversi: “Le immagini sono esattamente come ci si aspettava”, commenta White. Anche in caso di rottura del nucleo della cometa – un’ipotesi da non escludere man mano che ISON si avvicinerà al Sole – non ci sarà alcun rischio per la Terra, a differenza di quanto si legge sul web. Come spiegano ancora in un video gli esperti del Space Telescope Science Institute, “nel caso di una rottura i suoi frammenti non voleranno in direzioni diverse come avviene sui set cinematografici dei film di Hollywood”. Ciascun frammento, infatti, continuerebbe a seguire il percorso della cometa, regolato dall’attrazione gravitazionale del Sole. Data la grande distanza dalla Terra anche nel momento del massimo avvicinamento (60 milioni di chilometri al perielio il 26 dicembre 2013), non c’è alcun rischio di impatto sul nostro pianeta.

C’è però chi su Internet non manca di far notare che la polvere della cometa ISON possa finire nel Sole, attivando gigantesche tempeste solari in grado di distruggere la rete elettrica terrestre. L’affermazione deriva da alcune recenti scoperte riguardo la possibilità che comete di dimensioni enormi possano, in caso di collisione con il Sole, attivare i cosiddetti super-brillamenti (o super-flares). Secondo un articolo pubblicato sul New Scientist, proprio questa sarebbe la causa di un super-brillamento avvenuto nel 775 d.C., di cui restano tracce all’interno degli anelli di accrescimento di alberi secolari. Tuttavia, sottolineano gli astrofisici, anche qualora la teoria risulti corretta, occorrerebbe che a colpire il Sole sia il nucleo della cometa, non certo la sua polvere, e solo se con un diametro intorno agli 80-100 km; non certo il caso di ISON, che possiede un diametro stimato inferiore ai 5 km.

Come sempre, non può mancare Nostradamus. Il fatto che la scoperta della cometa ISON sia avvenuta solo pochi mesi prima della clamorosa rinuncia al papato da parte di Benedetto XVI e dell’ascesa al soglio di Pietro di papa Francesco – ultimo dei pontefici secondo l’ormai abbondantemente smentita profezia di Malachia – ha scatenato la corsa alla quartina. Il celebre veggente medievale del Cinquecento avrebbe predetto questo momento, secondo alcuni esegeti del web, nella centuria II quartina XLI, che recita: “La grand estoille par sept jours bruslera, / Nuee fera deux soleils apparoir,/ Le gros mastin toute nuict hurlera,/ Quand grand pontife changera de terroir“, traducibile come “La grande stella brucerà per sette giorni, / La nube farà apparire due soli, / Il grosso mastino urlerà tutta la notte, / Quando il grande pontefice cambierà paese”. Una quartina tirata in ballo molto spesso, ben prima della scoperta della cometa ISON. Per esempio alla viglia della morte di Giovanni Paolo II (il “grande Pontefice”) si parlò di una possibile supernova (la “grande stella” brillante quanto il Sole) che avrebbe spazzato via la vita sulla Terra. Secondo un’altra interpretazione, molto più vecchia, la cometa era quella del 1661 che apparve nell’anno della morte del Cardinale Mazzarino, evento in seguito al quale iniziò il regno personale di Luigi XIV, il Re Sole (“farà apparire due soli”). E probabilmente la quartina sarà tirata in ballo ancora per molti anni a venire…

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