Folgorite? No, non proprio

pseudofolgorite

Difusa prima su Reddit, poi sugli altri social network, da alcuni giorni circola la foto qui a fianco, accompagnata in genere da un unico commento:

Questo è ciò che accade quando un fulmine colpisce la sabbia.

Un’immagine diventata immediatamente virale, tanto che se ne ha parlato persino Kyle Hill sul suo blog per Scientific American. Immagine vera, immagine falsa?

Sicuramente un fondo di verità c’è. Quando un fulmine colpisce la sabbia, infatti, la temperatura può raggiungere la soglia minima dei 1800 °C: in queste circostanze il quarzo e gli altri composti silicei contenuti nel terreno si fondono, dando luogo alla formazione di “folgoriti“. Il risultato è un ammasso vetroso, cavo all’interno, con la tipica forma ramificata dei fulmini (le cosiddette “figure di Lichtenberg“). Non per nulla le folgoriti sono state definite “fulmini pietrificati”.

Piuttosto rare, queste concrezioni hanno in genere un diametro che varia da alcuni millimetri fino a 5-10 centimetri, mentre la loro lunghezza può arrivare a 4 metri (anche se, va detto, non si è mai riusciti a recuperare una formazione di queste dimensioni ancora integra).

Anche Charles Darwin, nel suo “Viaggio di un naturalista intorno al mondo”, racconta di averne ritrovate alcune a pochi chilometri da Maldonado, Uruguay, su alcune colline sabbiose. La descrizione del naturalista è dettagliata: dopo tutto si trattava quasi di una novità, dal momento che la scoperta dell’origine delle folgoriti (e il loro tentativo di replicazione da parte del geologo François Sulpice Beudant, tramite scariche elettriche fatte passare attraverso polveri di vetro e di quarzo) risaliva meno di cinquant’anni prima.

Una curiosità: fino al secolo scorso le folgoriti erano vendute come speciali amuleti anti-fulmini. Si pensava infatti che questi non si abbattessero per due volte nello stesso luogo: portandosi dietro un pezzo di sabbia o di legno “già colpito”, si era sicuri di essere al riparo da un secondo colpo. Una superstizione nata, probabilmente, prima della diffusione capillare dei parafulmini, grazie ai quali risulta evidente il contrario: non solo i fulmini possono colpire due volte nello stesso posto, ma tendono a farlo anche abbastanza frequentemente. Tanto per fare un esempio, si stima che l’Empire State Building venga colpito circa 25 volte all’anno.

Quella della fotografia potrebbe essere folgorite, quindi? Sicuramente no: tanto per cominciare, questi “tubi di vetro” si trovano in genere al di sotto della superficie del terreno. Eventuali fenomeni geologici possono farle emergere, ma è ben difficile trovarne qualcuna così ben piantata nel terreno come quella della foto, specie su una spiaggia (soggetta quindi a maree, vento e torme di bagnanti). Sono strutture fragili, che si rinvengono quasi sempre in frammenti.

Inoltre, come fa notare Kyle Hill, l’oggetto della foto presenta volute che ricordano curiosamente quelle dei castelli di sabbia, cosa che lascia intendere un’origine dell’immagine molto meno naturale.

Da parte nostra possiamo solo aggiungere che l’ipotesi di Hill è corretta: siamo riusciti a rintracciare l’origine della fotografia, che è stata caricata per la prima volta il 26 gennaio 2007 su Flickr.

Il suo autore, “sandcastlematt“, è un artista specializzato in creazioni con la sabbia; la foto ritrae il particolare di una sua opera più grande, realizzata nel 2007 a Red Beach, Vieques, Porto Rico.

Non un’opera della natura, quindi, ma della mano dell’uomo.

redbeach

Immagini da Flickr, licenza CC 2.0 Generic (A-NC)

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