Le fontane del Paradiso

Per la quarta volta Urania Collezione pubblica un romanzo di Arthur C. Clarke. Considerando che nella collana dedicata ai più grandi classici della fantascienza è apparsa anche una sua antologia, è evidente che lo scrittore inglese gode di ottima fama dalle parti di Segrate, sede storica della Mondadori.

In questo fantastico poker, La città e le stelle era ambientato in un lontanissimo futuro, senza alcun contatto con i nostri tempi. Le altre tre storie, compreso Le fontane del Paradiso, si svolgono in uno scenario molto simile, tipico di molti romanzi di Clarke. Siamo circa un centinaio di anni nel futuro, in un sistema solare che inizia a essere colonizzato in modo massiccio, una situazione se non probabile per lo meno possibile. Per quanto la visione di quello che ci aspetta sia ottimistica, secondo Clarke in futuro molti problemi odierni saranno risolti e la società sarà più stabile, le difficoltà non mancano mai, specie per chi vuole aprire nuove strade.

Taprobane è una piccola isola colma di storia, spesso sanguinosa, che vive un presente finalmente tranquillo, immersa nella luce e nel caldo dell’equatore. La fine della pace arriva negli improbabili panni di un ingegnere, Vannevar Morgan, l’audace e geniale progettista del ponte sullo stretto di Gibilterra, ed è proprio la posizione dell’isola che la candida (o meglio la condanna) a diventare protagonista di un progetto straordinario. Morgan è un visionario, capace di anticipazioni vertiginose, ma per quello che ha in mente termini come audace e straordinario sono insufficienti: il progettista ha in mente di costruire un ascensore verso le stelle.

Una stazione spaziale in orbita non sincrona, ancorata a terra con un cavo lungo venticinquemila chilometri, permetterebbe di inserire in orbita pesanti carichi a un costo irrisorio e senza danni per l’ambiente. Sfortunatamente un solo punto della Terra ha le caratteristiche ideali per un ancoraggio sicuro, e proprio sulla montagna prescelta da Morgan vive da secoli una comunità di monaci buddisti. Anche in un mondo ipertecnologico e moderno la religione è una forza potente: una sentenza della Corte Mondiale vieta di costruire l’elevatore spaziale ancorandosi attorno al monastero. Un’amara sconfitta per Morgan, che tuttavia non smette di lottare, anche se ormai solo un miracolo potrebbe rovesciare la situazione e permettergli di realizzare il suo sogno.

Sebbene non disdegni altri tipi di storie, Clarke privilegia i romanzi ambientati in un futuro non troppo lontano, quando l’umanità ha colonie e avamposti su satelliti e pianeti in tutto il sistema solare. Una grande idea iniziale, sviluppata con rigore scientifico, un pizzico di colpi di scena e massima attenzione alla trama e allo sviluppo logico della storia. Con questi ingredienti lo scrittore inglese ha confezionato diversi romanzi, quasi tutti ottimi.

In particolare Le fontane del Paradiso ha numerosi punti di contatto con Incontro con Rama: oltre all’ambientazione condivide un colpo di scena esterno che non influenza più di tanto la storia, numerose difficoltà e sorprese e la missione solitaria.

Clarke riesce perfino a dare un altro duro colpo al patrimonio artistico italiano, dopo la distruzione di Venezia stavolta tocca alla torre di Pisa, secondo lui destinata a cadere in un prossimo futuro. E come Incontro con Rama anche Le fontane del Paradiso ha un fascino sottile e quasi inspiegabile. L’unico personaggio ben delineato è Morgan, l’avventura latita e il ritmo è tutto meno che indiavolato, gli amanti delle storie d’azione potrebbero restare delusi, ma spesso non è così.

La storia vive sull’idea dell’elevatore spaziale e sulle descrizioni tecnologiche, Clarke è maestro nello spiegare le tecnologie che nessuno ha mai visto, e le inserisce nella storia in modo inavvertibile.
ALtro elemento di interesse sono i richiami al passato e il contrasto tra necessità tecnologiche e la religione, conflitto che vede Clarke schierato dalla parte della scienza. Il modo paradossale in cui si risolve il braccio di ferro tra il monastero buddista e Morgan rappresenta l’irrazionalità della religione, che si condanna da sola.

Straordinarie le descrizioni dei panorami e dei tesori artistici di Taprobane. Qui Clarke gioca in casa, l’isola è modellata su un luogo ben conosciuto, dato che lo scrittore ha vissuto per più di mezzo secolo a Ceylon, l’attuale Sry Lanka nonché ispirazione per Taprobane. In definitiva uno dei migliori romanzi di uno dei più grandi scrittori di fantascienza.

Giampaolo Rai

Arthur Charles Clarke, Le fontane del Paradiso (The fountains of Paradise, 1979) – FANTASCIENZA – Mondadori – Urania Collezione – 2013 – traduttore: Vittorio Curtoni – pagine 264 – prezzo 5,90 euro

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