Delfini killer in giro per i mari?

NMMP_dolphin_with_locator

Il 13 marzo l‘Ansa batteva una notizia curiosa, poi ripresa anche da alcuni quotidiani: la fuga di tre delfini soldato, in servizio presso la base militare ucraina di Sebastopoli.

Disertori per amore. Non è il titolo di un film romantico ambientato in tempo di guerra ma la strana situazione in cui si trovano tre delfini-killer della Marina militare ucraina. Usciti dalla loro base a Sebastopoli per un’esercitazione assieme ad altri due “colleghi”, i tre delfini non sono più rientrati e, secondo alcuni esperti, la ragione potrebbe essere semplice: è iniziata la stagione degli amori e hanno seguito il loro istinto.

La notizia riprendeva un articolo dell’agenzia di stampa russa RIA Novosti, immediatamete diffusosi prima nel mondo anglofono, e poi anche in Italia.

Alcuni particolari inquietanti completavano il quadro: i disertori sarebbero stati equipaggiati di coltelli e pistole speciali legati alla testa, e addestrati a usarli in combattimento. Armati e pericolosi, i delfini in fuga avrebbero potuto costituire una seria minaccia per i bagnanti.

Per fortuna, la notizia si è dimostrata una colossale bufala. Anche se in Italia nessuno sembra aver ripreso la smentita, si è trattato probabilmente di uno scherzo, originato da un falso rapporto pubblicato sul sito di un sedicente “Centro di Ricerca delle Forze Armate Ucraine”.

Nonostante questo, la notizia era parzialmente credibile: l’utilizzo dei delfini a scopi bellici non è affatto un’invenzione. Delfini militari furono addestrati sia dagli Stati Uniti che dall’Unione Sovietica ai tempi della guerra fredda, grazie alla spiccata intelligenza che permetteva loro di  imparare rapidamente e di comunicare con facilità (recentemente si è scoperto che sono addirittura in grado di chiamarsi per nome). Ora i delfini statunitensi sono andati in pensione, quelli provenienti dall’Ucraina e da altri paesi dell’ex-Unione Sovietica sono stati impiegati per scopi più pacifici (riabilitazione e pet therapy), mentre di quelli russi si è persa traccia (e c’è il sospetto che alcuni di essi siano stati venduti alle forze armate iraniane).

Prima che il progetto statunitense fosse chiuso, i delfini americani divennero anch’essi protagonisti di una leggenda metropolitana: nel 2005, ai tempi dell’uragano Katrina, si diffuse la voce che alcuni di questi animali fossero scappati, armati e pronti a uccidere come i loro colleghi ucraini. Così la racconta Fabio Caironi:

La catastrofe naturale, che provocò migliaia di vittime e sconvolse New Orleans, tra le altre cose liberò un certo numero di delfini addestrati con tecniche antiterrorismo. I lettori inglesi appresero che 36 mammiferi erano scappati dal compound marino nel quale venivano allenati a riconoscere eventuali terroristi subacquei. E a sparargli contro. Quando Katrina devastò l’area, misteriosamente i delfini erano armati di tutto punto. Ora che si trovavano in libertà, privi dei loro istruttori, come potevano capire la differenza tra un sub e un malintenzionato terrorista? Il pericolo, si leggeva, era grande per qualsiasi persona si fosse trovata nei pressi degli animali: dotati di uno speciale corpetto munito di mitragliette automatiche, i delfini erano programmati per uccidere, e non si sarebbero fermati davanti a nulla.

In quel caso la notizia aveva origine da un evento reale: otto delfini furono effettivamete rilasciati in mare aperto quando l’edificio in cui alloggiavano venne allagato, per poi essere recuperati dopo qualche tempo; ma non si trattava di animali killer armati di tutto punto, quanto piuttosto di semplici mammiferi da delfinario.

Un paio di anni prima, nel 2003, si diffuse un’analoga storia riguardo a 16 delfini sfuggiti al controllo della marina statunitense, fatti poi detonare perché non finissero in mani sbagliate.

Forse non è un caso che l’addestramento di questi mammiferi a scopo militare sia all’origine di più di una leggenda metropolitana: è una storia che fa leva sul nostro senso di colpa per l’utilizzo indiscriminato degli animali e della natura, un tema che si ritrova in molte altre voci incontrollate (dalla fragola-pesce ai coccodrilli mutanti delle fogne di New York, passando per quella che vorrebbe il virus dell’HIV sfuggito a un laboratorio di bioingegneria). Se cerchiamo di piegare la natura ai nostri scopi – sembrano voler suggerire tutte queste storie – non stupiamoci che poi questa si ribelli.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una