Emma Wedgwood Darwin: una biografia a cura di Chiara Ceci

Emma Darwin

Chiara Ceci
Emma Wedgwood Darwin
Sironi editore, 2013
pp. 254
€ 18

È davvero con rammarico che ho voltato l’ultima pagina del libro di Chiara Ceci, una biografia di Emma Wedgwood Darwin, moglie del grande Charles, padre della teoria dell’evoluzione delle specie. Al termine della lettura ci si congeda a fatica da questa donna fuori dal comune e dalle grandi menti con le quali intrecciò proficue relazioni, tra le più rivoluzionarie, in tutti i campi del sapere, dell’età contemporanea.

Confesso, infatti, di aver letto con avidità anche la bibliografia, grazie alla quale si possono approfondire le molte suggestioni che Chiara Ceci lascia al lettore, attraverso queste pagine intense come un romanzo, ma ricche di interessanti particolari come un accurato saggio storico.

L’autrice, naturalista e comunicatrice della scienza, è stata in grado, attraverso la figura di Emma Wedgwood, di restituire al lettore anche il lato meno conosciuto di Charles Darwin: quello umano. Ben distante dallo stereotipo del genio isolato e scontroso o da quello del titano chiuso nella propria torre d’avorio a contemplare l’altrui insipienza, Darwin era un uomo di grande sensibilità e dal carattere amorevole, legato da profondo affetto verso la moglie e i figli, e anche cronicamente ipocondriaco. Nel corso della sua vicenda umana e scientifica, il supporto di Emma, grazie alla non comune apertura mentale della donna, si rivelò una preziosa risorsa nel processo di elaborazione della sua teoria e nella gestione dei rapporti con gli altri scienziati con i quali collaborava e si confrontava.

Siamo, quindi, particolarmente grati a Chiara Ceci per aver accettato di rispondere ad alcune domande, che ci consentono di conoscere meglio Emma e, di conseguenza, Charles.

1) Il suo libro ha il pregio di smontare diversi stereotipi, tra i quali quello che vuole che dietro ogni grande uomo ci sia una grande donna, una presenza importante, ma nascosta e in disparte. Dalla lettura della sua biografia si direbbe, piuttosto, che Emma sia stata la grande donna “accanto” a Darwin. Che cosa ne pensa?

«Sono contenta che si percepisca perché è esattamente quello che penso di Emma: era una grande donna accanto a Darwin. Il suo ruolo nell’assisterlo, supportarlo e consigliarlo è stato importante. Charles viveva e lavorava in un ambiente sereno e tranquillo che lei era riuscita a creare. Dalle lettere delle persone che visitavano Down House, la residenza dei coniugi Darwin nel Kent, e in quelle di Charles dove si parla di lei e del suo atteggiamento, emerge sempre una persona amorevole e generosa, attenta ai bisogni del marito, dei figli e degli ospiti. Una donna caritatevole che si occupava anche dei bisognosi, quando era giovane e poi per tutto il resto della sua vita.»

2) Emma viene presentata al lettore come una personalità complessa e poliedrica. Sotto quali aspetti ella appare legata ai suoi tempi e in che misura, invece, sembra già moderna?

 «Emma era certamente una donna del suo tempo, così come, del resto, anche Charles era legato ai suoi tempi. Ma Emma era anche una donna con idee che rispetto all’epoca non potevano certamente considerarsi conservatrici: sullo schiavismo, sull’educazione, sul ruolo delle donne, Emma aveva portato avanti le battaglie sociali che la famiglia Wedgwood da decenni promuoveva e, per quanto perfettamente calata nell’era vittoriana, Emma aveva certamente l’apertura mentale per accogliere e incoraggiare i cambiamenti. Anche quando questo significava che suo marito sarebbe diventato l’autore del libro scientifico più rivoluzionario mai dato alle stampe.»

3) Il suo libro è ricco di excursus sulla vita quotidiana nell’età vittoriana, che spesso costituiscono vere e proprie sezioni a sé, in grado di insegnare qualcosa anche ai cultori di questo periodo storico. Quali sono le ragioni di questa scelta?

 «Si tratta di un periodo storico decisamente interessante e mi sembrava fondamentale inquadrare la vita di questa donna nell’era in cui ha vissuto. Un’epoca di grandi cambiamenti. Ho voluto immergere la vita di Emma in altre storie che si intrecciavano con le vicende della sua vita perché volevo rendere la narrazione fluida, quasi come si trattasse di un romanzo.»

4) La straordinaria importanza della teoria evoluzionistica è oggi fuori discussione, ma da più parti si assiste anche a un preoccupante riaffermarsi del creazionismo, al quale si tenta di conferire, attraverso argomentazioni capziose, dignità scientifica. Quali strategie possono essere messe in atto, sul piano didattico, per contrastare l’affermarsi della pseudoscienza in questo specifico ambito?

 «Io credo che la cosa migliore sia lavorare in positivo e lavorare bene. Mostrare le meravigliose storie della biologia evoluzionistica e, facendo questo, mostrare come la scienza lavora, il modo in cui lo scienziato fa ipotesi, sbaglia, riprova, trova altre prove e poi pubblica i propri risultati. Mostrare, quindi, come la scienza procede, come si argomenta e come si debba sostenere con fatti le proprie ipotesi. L’utilizzo della narrazione è fondamentale, ma è anche importante mostrare le prove e seguire i ragionamenti e le argomentazioni della scienza. Perché l’evoluzione non è solo una bella storia: è una storia meravigliosa che stiamo ricostruendo grazie al lavoro di tanti scienziati, una storia che ha una moltitudine di prove che la modellano ogni giorno e la arricchiscono. Ogni scoperta di un meccanismo nuovo o diverso nell’evoluzione non è una prova che ci eravamo sbagliati e quindi che la teoria dell’evoluzione sia sbagliata. Ogni nuovo elemento è la prova che la storia si è complicata e prima forse avevamo interpretato i fatti nel modo sbagliato e le nuove scoperte ci danno nuovi e più potenti strumenti per pensare alla natura in evoluzione. Io credo che la scienza sia piena di “misteri” affascinanti su cui tanti scienziati stanno lavorando e le loro sono storie meravigliose che vale la pena di raccontare.»

5) A p. 155 vi è un accenno all’atteggiamento critico di Darwin verso l’omeopatia. Il grande scienziato, per quanto ne sappiamo, prese mai apertamente posizione contro le pseudoscienze, in difesa del rigore scientifico?

 « No, non si è mai apertamente schierato contro le pseudoscienze, però ho scelto di narrare quella vicenda perché in privato le sue opinioni erano quelle. Prendere posizione in modo esplicito non sarebbe stato nemmeno nel suo stile e nel suo carattere. Nonostante il suo nome fosse sulla bocca di tutti, lui raramente lasciava la sua casa di Down e non amava certo essere al centro dell’attenzione. Di certo era molto scettico riguardo alle questioni pseudoscientifiche, basti pensare al suo atteggiamento rispetto allo spiritismo (che era all’epoca di gran moda, tanto che lo stesso Wallace divenne “un leader del settore”). Era comune che nei salotti delle famiglie inglesi dell’epoca si invitasse un medium e si facessero queste esperienze spiritistiche. Charles non amava questi ritrovi e Emma si mostrava abbastanza indifferente. Ci sono alcune lettere in cui Charles discute dei medium e di queste sedute spiritiche con alcuni colleghi e lui, in alcuni casi, racconta episodi in cui il medium di turno è stato smascherato come impostore e truffatore. Insomma aveva sempre uno sguardo attento e sapeva che c’era sotto qualche trucco. La figlia Henrietta descrive una seduta spiritica con queste parole: “Lo spiritismo stava creando un grande scalpore in questo momento. Nel corso di una visita a casa di Erasmus Darwin, nel gennaio 1874, è stata organizzata una seduta condotta dal signor Williams, un medium a pagamento. Eravamo un gruppo abbastanza grande, seduto intorno ad un tavolo da pranzo, tra cui il signore e la signora G. H. Lewes [George Eliot]. Il signor Lewes, mi ricordo, era seccante e incline a fare scherzi e a non giocare onestamente e a sedersi al buio in silenzio. Si sono presentate le consuete manifestazioni: scintille, folate di vento e alcuni colpi battuti e spostamenti di mobili. Lo spiritismo ha suscitato ben poco effetto sulla mente di mia madre, e lei ha mantenuto un atteggiamento di non credulità e non incredulità.

C’è poi una lettera del 1838 di un giovane Charles ancora scapolo, che, felice di aver letto che anche a casa del padre concordavano con lui nell’essere scettici verso i medium e il paranormale, dice a sua sorella: “È meraviglioso come Marlborough Street e Shrewsbury siano concordi nel pensare secondo il sano buon senso in merito all’assurdità di tutte le persone dalle idee spiritiste, che credono di vivere in un mondo di spiriti”. Darwin apprezzava, inoltre, molto il lavoro e gli scritti di Tyndall che scrisse apertamente contro lo spiritismo.»

6) Il suo libro fa ampio riferimento anche alle altre opere di Darwin oltre all’“Origine delle specie”, meno note al grande pubblico. Tra queste, quali, a suo avviso, meriterebbero una più ampia divulgazione? Per quale motivo?

«Le opere di Darwin sono tutte importanti e belle, ma consiglierei di leggere il “Viaggio di un naturalista intorno al mondo”, libro avvincente, ricco di domande, che precede la nascita della teoria dell’evoluzione – anzi è proprio mentre il giovane Charles compie questo meraviglioso viaggio che nella sua mente fanno capolino le domande che lo condurranno a riflettere sul legame tra tutti gli organismi e i meccanismi che li hanno portato a differenziarsi nel corso del tempo. È un viaggio fisico, ma anche mentale.»

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