La macchia oscura del male: genesi di una bufala

homerbrain

Nei giorni scorsi ha generato un certo dibattito una notizia che sembra riaccendere antiche diatribe lombrosiane: il professor Gerhard Roth, dell’università di Brema, avrebbe scoperto una “chiazza oscura” nelle risonanze magnetiche di assassini e stupratori, visibile tramite la risonanza magnetica. Così spiega Lettera43:

Esiste un buco nero nel cervello dove si cela tutto il male che porta una persona a uccidere. È la teoria di un neurologo tedesco, il dottor Gerhard Roth, il quale è convinto che tutti criminali hanno almeno una caratteristica in comune: un’ombra scura nel lobo frontale.

In un’intervista al Daily Mail Roth ha spiegato: «Quando sottoponiamo assassini, stupratori e ladri a una radiografia la zona cerebrale rivela quasi sempre gravi carenze nella parte frontale-inferiore».

Il dibattito è diventato immediatamente acceso, specie negli Stati Uniti: chi si interrogava sull’eventualità di sottoporre i bambini a un’esame obbligatorio del cervello e destinare alla rieducazione i potenziali assassini, chi bollava le tesi di Roth come pseudoscienza, e chi si è spinto al punto da affermare che era giunto il momento per la scienza ufficiale di riconoscere validità alla frenologia.

Al dibattito si sono aggiunte critiche più tecniche. Neurocritic, ad esempio, ha fatto presente che il termine “lobo centrale” è in realtà scorretto dal punto di vista anatomico:

Non esiste una cosa come il “lobo centrale”, e la “sezione frontale inferiore” del cervello non è un termine descrittivo anatomico. La “chiazza oscura” è certamente una qualche forma di artefatto, così come la barra diagonale che emerge dal cranio. Questo è una dimostrazione davvero risibile di giornalismo scientifico, e piuttosto compromettente per la reputazione del Dr. Roth (sebbene sia colpa sua).

A ciò si aggiungono le critiche di chi ha ipotizzato che la “macchia oscura” della risonanza magnetica fosse dovuta semplicemente alla presenza dei seni nasali, e di chi ha notato che

il Mail e il neurologo Gerhard Roth hanno formulato l’intera cosa in un linguaggio più simile alla frenologia che alle neuroscienze contemporanee.

In Italia il ruolo dell’esperto è stato affidato al poliedrico Alessandro Meluzzi, che in un’intervista del 24 febbraio a Affari Italiani ha commentato:

Mentre l’energia psichica è geneticamente programmata i suoi esiti sono radicalmente diversi a seconda del processo educativo culturale e del contesto sociale in cui l’individuo è cresciuto e dipende dai valori che ha interiorizzato precocemente o meno. […] Il rischio è di cadere in un lombrosismo di ritorno.

Come stanno davvero le cose? Se si cerca nella letteratura scientifica, si scopre che la presunta ricerca di Gerhard Roth non è descritta in nessuno dei suoi numerosi articoli pubblicati. Grazie all’esperto di neuroanatomia Marco Catani ci è stato possibile metterci in contatto con il diretto interessato, che ha commentato:

La “notizia” dei giornali è un falso creato dal tabloid “Bild” sulla base di un’intervista non autorizzata e di immagini non autorizzate.

La cosa vera, comunque, è che insieme con i colleghi di psichiatria e psicoterapia sto studiando la relazione tra il comportamento criminale e i maltrattamenti nella prima infanzia.

Tutto sarebbe partito con un enorme fraintendimento delle ricerche di Roth da parte di un giornalista del Bild, il cui pezzo sarebbe stato poi ripreso dal Daily Mail e a seguire dai giornali italiani. Una “non notizia”, quindi.

La stessa cosa è stata confermata anche dall’Università di Brema presso cui Roth lavora, che poco dopo la diffusione della notizia aveva rilasciato la seguente dichiarazione di smentita (dichiarazione ripresa da alcuni blog, come Neurocritic, ma che nessun quotidiano, Bild e Daily Mail compresi, si è sentito in dovere di ripubblicare):

La notizia diffusa dal giornale tedesco BILD-Zeitung  secondo cui il neurobiologo prof. Roth dell’Università di Brema  avrebbe identificato un “lobo centrale” nel cervello umano come sede del male è errata e dovuta a un fraintendimento delle affermazioni fatte in un’intervista. Questo lobo non esiste affatto. Il professor Roth e i suoi collaboratori stanno attualmente investigando gli effetti di una precoce psicotraumatizzazione sul cervello, come un fattore importante nello sviluppo di un successivo comportamento criminale. I diversi tipi di comportamento criminale possono essere correlati a disturbi funzionali di diversi centri del sistema limbico, incluso il lobo frontale inferiore (corteccia orbitofrontale) del cervello.

Ecco finalmente la realtà: tanti commenti e dibattiti per una scoperta che non c’è mai stata. Le critiche degli esperti erano scientificamente fondate, ma riguardavano un’affermazione della Bild, non di Roth. Nel 2010 su Nature è stato pubblicato un lungo articolo che fa il punto sul rapporto tra l’anatomia del cervello e il crimine, arrivando al principio ineludibile secondo cui

Brains don’t kill people. People kill people.
[I cervelli non uccidono le persone. Sono le persone a uccidere le persone]

Se possiamo permetterci un suggerimento utile per i tanti esperti intervenuti nel dibattito, allora, potrebbe essere quello di cercare di controllare le fonti delle notizie, prima di commentarle. Che è come dire: prima i fatti, poi le opinioni.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una