Il chupacabra dei Baskerville

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Cos’è la misteriosa creatura trovata spiaggiata a Tenby, Galles, lo scorso 25 febbraio? Secondo la descrizione di Peter Baley, il residente della cittadina il cui cane ha rinvenuto il corpo, la bestia avrebbe il muso da cavallo, il corpo da maiale e le zampe da orso. La prolungata permanenza in mare ha sfortunatamente gonfiato la carcassa e lavato via il pelo, rendendo difficile l’identificazione. Le immagini del corpo sono state viste da oltre 65.000 persone in poche ore su Facebook e le ipotesi più disparate sono state formulate sull’identità della creatura: leone marino, orso, cinghiale, cavallo, maiale, ippopotamo, cane e tasso, qualche suggerimento di un falso e molte analogie con il “mostro di Montauk”, una strana carcassa trovata spiaggiata vicino a New York nel 2008 e poi rivelatasi di un procione, o il “mostro del ponte di Brooklyn”, sempre trovato a New York, mai precisamente identificato, un altro procione a parere di chi scrive. Sfortunatamente pochi ipotizzano il chupacabra, la leggendaria creatura a metà strada tra un cane e un rettile, lungo circa un metro, con un’andatura saltellante da canguro, senza pelo, con la faccia di un cane, zanne, artigli e spine lungo la linea dorsale, occhi che brillano al buio quando la bestia emette il suo verso tenebroso e la lingua biforcuta. Del resto, gli inglesi hanno importato dozzine di specie alloctone, non si vede perché l’immigrazione clandestina dovrebbe essere negata a un chupacabra dell’America latina.

Proviamo ad analizzare gli elementi a nostra disposizione e vedere a che conclusioni si può giungere. Sfortunatamente, viste le condizioni di avanzata decomposizione della carcassa, nulla si può dire né del bagliore degli occhi né della lingua biforcuta, e le foto senza riferimenti non ci permettono di valutare le dimensioni dell’animale. Il “muso da cavallo” suggerito da Peter Baley è dovuto unicamente al fatto che probabilmente il giovane gallese non ha mai visto un equino. Avrebbe altrimenti notato che il muso di un cavallo ha la tendenza a terminare con grandi incisivi piuttosto che con lunghi canini decisamente da carnivoro, come in questo caso. Un’occhiata alla dentatura elimina anche gli ippopotami, le pecore, i kudù africani e gli erbivori in generale, ma mantiene aperta la possibilità del cane, del tasso e del chupacabra, che dovrebbe avere una dentatura da canide. Scartato anche l’orso che ha il muso corto. Sul corpo da maiale nulla si può dire, ahimé, perché qualunque mammifero sia stato sufficientemente a lungo in acqua assume quell’aspetto gonfio e spelato che ricorda una carcassa di maiale, quindi almeno su questo non è possibile commentare.

Riguardo le zampe da orso, invece, molto ci sarebbe da dire. Innanzi tutto le proporzioni relativamente al corpo eliminano chiaramente sia i cavalli, che hanno le zampe lunghe, sia i mammiferi marini come foche e leoni marini, che hanno le pinne. Tecnicamente questo eliminerebbe anche i chupacabra dalla lista, poiché in teoria dovrebbero saltellare come canguri e quindi avere le zampe posteriori più lunghe delle anteriori, ma dato che nessuno ha mai visto un chupacabra possiamo sospendere il giudizio. Gli artigli grandi e in vista chiaramente eliminano quasi tutti i felini, che hanno gli artigli retrattili, tranne i ghepardi che però hanno il muso corto. Ricordano in modo increscioso quelli di un animale scavatore, come un tasso, ma anche quelli di un animale feroce per antonomasia, come un chupacabra.

Passiamo ora a contare le dita. Sono cinque sia avanti che dietro. Questo taglia fuori tutti gli artiodattili come i maiali e i cinghiali, visto che la parola “artiodattili” significa “con un numero pari di dita”, e cinque è un numero decisamente dispari. Taglia fuori anche canidi e felidi in realtà, il cui pollice è inesistente nelle zampe posteriori e non allineato con le altre quattro dita nelle zampe anteriori, formando lo sperone più o meno all’altezza del polso. I mustelidi come il tasso hanno invece regolarmente cinque dita per zampa. Dal momento però che il chupacabra è un incrocio tra un rettile e un cane, è possibile che abbia ereditato le cinque dita per zampa dall’antenato rettiliano e quindi non possiamo ancora eliminarlo. La forma del piede è un altro fattore chiave. L’impronta sulla sabbia è chiaramente di un animale plantigrado, che poggia il peso del corpo su tutto il piede e non solo sulle dita come fanno i canidi e i felidi. Il tasso è un animale plantigrado, così come l’orso (già escluso perché ha il muso corto) e il chupacabra, plantigrado almeno nelle zampe posteriori, quelle su cui (forse) salta.

Riassumendo siamo quindi davanti ad un animale che ha una dentatura da carnivoro come un tasso, un cranio allungato come un tasso, le proporzioni corporee di un tasso, cinque dita per zampa come un tasso, gli artigli da animale scavatore come un tasso, un piede plantigrado come un tasso, delle strisce bianche e nere sul capo, non può che essere… un chupacabra!

Se è vero infatti che in Inghilterra i tassi sono numerosi e le loro densità abbondanti, è anche vero che una prima segnalazione di chupacabra nel Regno Unito potrebbe esserci stata suggerita proprio da Conan Doyle quando descriveva l’urlo agghiacciante di una bestia libera nelle campagne britanniche ne “Il mastino dei Baskerville”. Non può essere una coincidenza che Conan Doyle scriveva proprio in un periodo in cui magnati della finanza e aristocratici vittoriani come Rothschild e il duca di Bedford importavano specie alloctone per adornare i loro parchi, e non ci sono prove che uno di loro non possa avere importato la temibile bestia dalle Americhe per poi rilasciarla nella mite campagna inglese, da dove si sarebbe poi rifugiata sulle impervie coste del Galles, attratta dal grande numero di ovini della regione.

Occorre sicuramente investigare di più sul fenomeno.

Lisa Signorile, biologa, vive a Londra, dove si occupa di genetica di popolazioni. E’ l’autrice del libro “L’orologiaio miope”e dell’omonimo blog, dedicato alle “creature strane, a volte brutte e poco simpatiche”.

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