La monaca di Dresda e il Ragno Nero: due veggenti, un dubbio

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I recenti fatti di cronaca hanno riportato alla ribalta le numerose profezie sul destino del papato; accanto a quelle degli immancabili Nostradamus e San Malachia, alcuni quotidiani hanno citato anche le visioni di due oscuri religiosi tedeschi, la “monaca di Dresda” e il “Ragno nero“.

Il problema di questi testi, al contrario di ciò che avviene per quelli vaghi e fumosi di Nostradamus, non riguarda l’interpretazione; le profezie della monaca di Dresda, ad esempio, sono sufficientemente concrete per poter essere trasformate in previsioni verificabili. Il problema, semmai, riguarda le fonti dei testi.

Sia le profezie della monaca di Dresda che quelle del Ragno nero hanno in comune una cosa: il loro presunto scopritore, Renzo Baschera. Questo ex-professore, nato a Casacco (Udine) nel 1930, lasciò l’insegnamento per dedicarsi a tempo pieno alla professione di scrittore e ricercatore di testi profetici. Da allora pubblicò diversi libri; a lui viene attribuita la scoperta di innumerevoli veggenti, come il “monaco Basilio” o gli anonimi estensori delle “profezie della Sindone”.

Il problema è che Renzo Baschera non era uno storico. Forse geloso delle sue scoperte, in molti casi si guardò bene dal rivelare i dettagli riguardo alle profezie da lui individuate. Anche se nei suoi libri è in genere presente una bibliografia, questa riguarda esclusivamente le fonti storiche usate per controllare la veridicità delle previsioni. Non viene mai indicato dove si trovino le fonti originali da lui trascritte, in quale biblioteca, o fondo, o archivio. Senza sapere la provenienza dei testi, quindi, diventa impossibile anche solo controllare, banalmente, che non ci siano stati errori nelle sue traduzioni. Per questo motivo, i testi della monaca di Dresda e del Ragno Nero non sono mai stati studiati dal punto di vista storico: semplicemente, non si sa dove trovarli. Renzo Baschera sembra voler dire: fidatevi di me, non c’è alcun bisogno di fare controlli.

Un controllo invece andrebbe fatto, soprattutto quando ci si accorge di un fatto: le profezie riportate nei libri del Baschera sono, in generale, molto precise fino alla data di pubblicazione, e molto vaghe o totalmente sbagliate da quel momento in poi.

Questo è particolarmente evidente nella cosiddetta “profezia dei papi” della monaca di Dresda, riportata in un libro del 1976. Riportiamo parte del testo (fra parentesi, la corrispondenza con il pontefice, non presente nella trascrizione del Baschera):

Vedo i cavalli dell’ultimo carro. Li vedo uno ad uno e il loro posto, guardando il cocchiere, ormai impazzito, è il seguente:

Cavallo Bianco, con segno di Leone [Leone XIII]
Cavallo Nero, con segno di Pietà [Pio X]
Cavallo Giallo, con segno di Benedizione [Benedetto XV]
Cavallo Rosso, con segno di Pietà [Pio XI]
Cavallo Giallo, con segno di Pietà [Pio XII]
Cavallo Rosso, con segno del Precursore [Giovanni XXIII]
Cavallo Nero, con segno del Beniamino [Paolo VI]
Cavallo Bianco, con segno di Pietà [Giovanni Paolo I]
Angelo Maestro di Giosafat, con il segno dei Dodici [Giovanni Paolo II]
Angelo Guida di Giosafat, con il segno della Gloria [Benedetto XVI]
Angelo della Pietà, con il segno del Martirio [?]

I “segni” richiamano strettamente alla mente i nomi scelti dai papi, fino al 1976. Da lì in poi, cominciano a discostarsi notevolmente. Nella stessa profezia si dice:

Tre sono gli anni della palude: 1914, 1942, 1981. Sono tre piaghe che insanguineranno la terra. E l’ultima insanguinerà le vesti del sommo Pontefice. Il primo angelo di Giosafat apparirà a Roma dopo un tremendo terremoto e sarà imprigionato. Il secondo angelo di Giosafat giungerà a Roma per essere trucidato. E gli orti, e i poteri e le vesti di Cesare saranno disperse.

Di nuovo, le cose vanno bene fino al 1976 (le date della prima e seconda guerra mondiale sono indicate chiaramente), mentre la terza guerra mondiale avrebbe dovuto iniziare nel 1981 e coinvolgere anche il papa. Giovanni Paolo I avrebbe dovuto scegliere come nome “Pio XIII”, Giovanni Paolo II sarebbe dovuto finire in prigione, il suo pontificato avrebbe dovuto essere “breve e pieno di lotte”, mentre Benedetto XVI avrebbe dovuto essere ucciso, così come il suo successore (che sarà un tedesco, stando a un altro passo delle profezie).

La stessa cosa accade per le altre profezie della monaca di Dresda: fino al 1976 sono praticamente perfette, per gli anni successivi falliscono miseramente. Tanto per citare qualche esempio, entro l’anno 2000 avremmo dovuto assistere alla terza guerra mondiale, all’invasione della Gran Bretagna da parte dell’Unione Sovietica, al ritorno della monarchia e in seguito al trionfo del comunismo in Italia. Roma sarebbe dovuta essere distrutta da un terribile terremoto, e il mar Adriatico si sarebbe dovuto trasformare in un lago per effetto degli sconvolgimenti tellurici.

Lo stesso discorso si può fare con le profezie del cosiddetto “Ragno nero”: molto precise fino alla pubblicazione (anni ’70), molto vaghe e imprecise per gli anni successivi. A questa pagina, ad esempio, è possibile trovarne alcune: provando a leggere quelle relative agli ultimi anni passati, diventa davvero difficile trovare il bandolo della matassa e collegarle a eventi effettivamente accaduti. E anche in questo caso mancano le fonti originali, mentre la storia delle profezie sembra davvero frutto di invenzione. I testi del Ragno nero, ad esempio, sarebbero stati individuati dal professor Ludwig Birzer, responsabile di un gruppo di ricerche paranormali istituito direttamente da Adolf Hitler. Ebbene, il periodo storico relativo alla seconda guerra mondiale è stato studiato nei dettagli. Quasi tutto si sa, ad esempio, del fascino di Hitler per i sensitivi, e dei suoi rapporti con il “chiaroveggente” Erik Jan Hanussen. Ma di questo fantomatico “ufficio per lo studio del paranormale”, invece, nessuno storico sembra aver trovato traccia. Così come non si trovano tracce dell’abate Nicolas Holb, che per primo avrebbe reso note le profezie della monaca di Dresda all’inizio del 1800.

Ovviamente, non c’è la sicurezza assoluta che le profezie scoperte da Renzo Baschera siano frutto di invenzioni, però le circostanze sono sufficienti per suscitare forti dubbi. Lo studioso potrebbe essere stato davvero lo scopritore di testi fino ad allora sconosciuti. Ma anche in questo caso, senza un confronto con i testi originali è impossibile capire se, come minimo, le interpretazioni dell’ex-professore ne abbiano influenzato la traduzione. L’estrema diversità tra le profezie antecedenti e quelle successive alla loro pubblicazione è un fatto che non può davvero essere negato. In fondo, come recita una vecchia battuta:

E’ sempre difficile fare previsioni, specie riguardo al futuro.

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