Abdicazione papale e presunti profeti

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L’annuncio dell’abdicazione di papa Benedetto XVI, primo pontefice dell’età contemporanea a scegliere personalmente di scendere dal soglio pontificio, ha lasciato sconcertata una parte del mondo cattolico. Perché, in effetti, un papa che rinuncia al proprio ufficio non è cosa da tutti i giorni: i precedenti vanno ricercati, infatti, in epoche dalle quali ci separano secoli, dalla tarda antichità agli intrighi e ai giochi di potere del Medioevo. Tra gli altri casi, l’unico che torna spontaneamente alla mente del grande pubblico è quello di Pier da Morrone, Celestino V. Attaccato da Jacopone da Todi, che lo giudicava debole e inadatto al ruolo del pontefice («Que farai, Pier da Morrone? / Ei venuto al paragone.»), potrebbe essere, secondo alcuni critici, l’“ignavo” condannato da Dante nel III canto dell’Inferno:

«Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto.
»

La notizia dell’abdicazione era vecchia solo di poche ore quando è iniziata a cadere una gragnuola di ipotesi più o meno fantasiose, talora veri esempi di complottismo in salsa vaticana.

In questa crestomazia di teorie misteriose un posto d’onore è occupato dalle parole dei tanti profeti che, come si sa, avevano già visto tutto. Ma ne siamo proprio sicuri?

Nostradamus e le sue fumose profezie non potevano mancare all’appello: secondo Renucio Boscolo, tra i più noti cultori delle parole “profetiche” di Miquèl de Nostradama (questo il nome occitano del veggente del sedicesimo secolo), l’annuncio delle dimissioni del pontefice si ritroverebbe nella quartina 57 della II centuria:

«Prima del conflitto il grande muro cadrà
il grande sarà ucciso troppo presto e compianto,
nave
imperfetta, la maggior parte nuoterà
presso il fiume la terra sarà tutta di sangue.
»

Boscolo sottolinea che il muro in questione rappresenterebbe simbolicamente la crisi mondiale (in fondo “Wall” Street non si chiama così per caso, no?) e anticiperebbe lo scompiglio ingenerato da un evento inatteso. Peccato che, se si va a leggere la quartina originale («Auant conflict le grand tumbera,/le grand mort, mort, trop subite & plainte,/nay miparfaict la plus part nagera,/aupres du fleuue de sang la terre teinte»), non ci sia alcuna traccia del fantomatico muro. Inoltre le profezie di Nostradamus risultano di regola aver senso solo a posteriori e, di conseguenza, il loro carattere profetico sembra perdere totalmente di significato. Si può notare, inoltre, come la stessa presunta profezia dell’abdicazione sia stata nel tempo interpretata come preannuncio della seconda guerra mondiale o del crollo del muro di Berlino.

Ancor più difficile riconoscere valore profetico alle sfuggenti parole del cosiddetto Ragno Nero, o Monaco Nero, fantomatico veggente bavarese del XVI secolo o a quelle della cosiddetta Monaca di Dresda, presunta religiosa del XVII secolo. Prima di impelagarsi in difficoltosi sforzi interpretativi sarebbe opportuno chiedersi che cosa sappiamo degli oscuri profeti sopra citati. Ebbene, a ben esaminare la questione, si scoprirà che uniche fonti della storia del Ragno Nero e della Monaca di Dresda sono i libri di Renzo Baschera, ex insegnante e studioso a tempo pieno delle profezie di ogni matrice. Di qui il dubbio che i fantomatici profeti non siano mai esistiti e che si tratti di mere invenzioni del Baschera.

Ma tra i vaticini più specificatamente collegati ai pontefici un ruolo di primo piano è ricoperto dalla cosiddetta “profezia di San Malachia”, un elenco di 112 papi (ciascuno indicato con una breve definizione in latino) che coprirebbe la storia del pontificato romano da Celestino II all'”ultimo papa”, attribuito al monaco cistercense Malachia (1094-1148), venerato come santo dalla chiesa cattolica. Il CICAP ha approfondito la questione in due interessanti contributi a opera di Sergio De Santis e Francesco D’Alpa (ai quali rimandiamo), recentemente ripresi anche da Paolo Attivissimo per il suo blog. In sintesi, come evidenziato negli articoli, la questione della presunta profezia di Malachia si può riassumere in due punti fondamentali:

  1. L’attribuzione a Malachia è assolutamente ingiustificata. Il documento è con ogni probabilità da ascriversi proprio al suo presunto scopritore, Arnold de Wyon, che lo pubblicò nel 1595 (all’interno dell’opera Lignum vitae, “Il legno della vita”).
  2. I motti latini che si riferiscono ai pontefici risultato calzanti e appropriati fino alla fine del sedicesimo secolo (guarda caso l’epoca dell’effettiva redazione dell’opera), per poi divenire estremamente vaghi e generici. La ragionevole conclusione è che si tratti di una classica “profezia a posteriori” per i primi pontefici e di un tipico esempio di sibillina fumosità per quelli successivi.

Ancora una volta, a quanto pare, per sapere quale sarà il prossimo pontefice sarà necessario attendere l’annuncio del cardinale protodiacono. Se poi si tratterà dell’ultimo papa prima della fine dei tempi, come alcuni interpreti dello pseudo-Malachia vorrebbero, sarà la storia a dircelo. Per il momento, abbiamo buoni motivi per dubitarne.

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