La passione (per la storia) vien leggendo…

Copertine

Offriamo ai nostri lettori qualche consiglio per delle interessanti letture di argomento storico.

Medioevo sconosciuto

di Paolo Cortesi, Nexus edizioni

Sapete che una brava moglie del Medioevo doveva dimostrare di essere anche un’abile cacciatrice di pulci, per garantire al suo sposo un riposo sereno al riparo da fastidiose e pericolose punture?

E sapete che il tristemente noto ius primae noctis presentava diverse varianti, non tutte così lascive come la tradizione vorrebbe far credere?

Quali erano le ragioni che rendevano Petrarca un così acceso nemico dei medici?

Queste sono alcune delle tante curiosità sulla storia medievale che Paolo Cortesi svela al lettore, facendo emergere i lati meno noti di un’epoca che sembra essere stata completamente sviscerata dagli storici, eppure continua a riservare sorprese. La ricerca di Cortesi è stata portata avanti con buona consapevolezza dei mezzi storiografici. A parte qualche piccola sbavatura (ad esempio, riguardo l’incoronazione di Carlo Magno, l’autore afferma che gli storici ritengono veritiera la narrazione di Eginardo, mentre, in realtà, molti avanzano dubbi in merito) si tratta di un lavoro rigoroso quanto appassionante. Peccato che non si possa dire altrettanto di altri testi (non di Paolo Cortesi) pubblicati dal medesimo editore, che indulgono al complottismo.

La vita privata degli oggetti sovietici

di Gian Piero Piretto, Sironi Editore

Gli oggetti che fanno parte della vita quotidiana – storici e archeologi lo sanno bene – sono fonti documentarie di grande importanza, perché dall’oggetto si risale direttamente all’uso e, da questo, al concetto o all’ideologia che è alla base di un costume. Con la loro fortissima carica ideologica, gli oggetti che passavano quotidianamente per le mani del popolo sovietico sono oggi in grado di raccontare la storia di chi li ha adoperati. Ed ecco che una borsa a rete destinata alla spesa basta a raccontare i timori e le speranze di chi non era certo di poterla riempire. Un’acqua di colonia dal profumo intenso e un bicchiere sfaccettato diventano la sintesi di un’epoca, insieme all’onnipresente colore rosso e a un distributore di acqua frizzante, simbolo, quest’ultimo, del progresso a portata di tutti.

Il lettore, dapprima forse incredulo, si renderà presto conto di quanta storia si celi dietro l’apparente banalità del quotidiano.

I templari e la Sindone, Salerno Editrice

e

Dal Mandylion di Edessa alla Sindone di Torino, Edizioni dell’Orso

di Andrea Nicolotti

In questi due saggi Andrea Nicolotti prende in esame due tra le più suggestive –  ma infondate – teorie dei sindonologi. L’autore, storico del cristianesimo e curatore del sito www.christianismus.it, si sofferma, nel primo libro, sul collegamento esistente tra Sindone e Cavalieri Templari, che, secondo l’ipotesi di Barbara Frale, sarebbero stati custodi del “sacro lino” fin dal tredicesimo secolo, mentre, come è noto, l’esistenza del manufatto è documentata solo a partire dalla metà del XIV secolo. In realtà, come l’autore dimostra oltre ogni ragionevole dubbio, la tesi in questione si fonda su una deliberata selezione delle fonti e sulla loro erronea e tendenziosa interpretazione.

Come mette in luce il secondo saggio, risulta parimenti infondata l’identificazione della Sindone con il Mandylion di Edessa, leggendario telo sul quale Cristo si sarebbe asciugato il volto, imprimendovi la propria immagine. Le testimonianze chiamate in causa per confermare la presunta identificazione, come dimostra Nicolotti, sono state interpretate in modo erroneo e forzato, incorrendo in veri e propri errori di traduzione; l’inevitabile conclusione è che il presunto Mandylion e la Sindone siano da considerarsi due oggetti ben distinti.

Prima di Dracula

di Tommaso Braccini, Il Mulino

I vampiri, si sa, sono ormai onnipresenti. Il cinema e la letteratura più recenti hanno ripreso a rendere omaggio a queste figure inquietanti, già immortalate dalla penna di Bram Stoker, nel suo Dracula (1897) e prima ancora da John Polidori, autore del primo racconto a tema, dal titolo Il vampiro (1819), ispirato alla figura di Lord Byron, di cui Polidori era segretario e medico personale.

Ma dove e come ha avuto origine l’idea terrificante di un morto che ritorna per tormentare i vivi e mettere in pericolo la loro esistenza? Per rispondere a questa domanda, l’autore, dottore di ricerca e collaboratore del Centro di Antropologia del Mondo Antico dell’Università di Siena, prende in esame, con accuratezza e rigore storico-filologico, miti che parlano di figure del tutto simili ai vampiri, sviluppatisi nei territori appartenenti in origine all’impero bizantino. L’antichità greco-latina, a dispetto di quanto da alcuni affermato, non sembra, invece, conoscere lo sviluppo di credenze di questo tipo ed è sempre possibile individuare altre motivazioni per le anomalie riscontrate nelle sepolture antiche.

Tra le interessanti scoperte che questa lettura riserva vi è quella della dieta dei vampiri: siete proprio certi che si cibassero sempre di sangue? Incredibile dictu, alcuni di loro sembrerebbero preferire una dieta vegana, a base di frutta e fave. Leggere per credere.

L’amore e il sesso nell’antica Roma

di Alberto Angela, Rai Eri Mondadori

Dopo aver accompagnato il lettore in una normale giornata nella Roma imperiale e aver seguito le vicende di un sesterzio alla scoperta della società e dell’economia romana, Alberto Angela solleva il velo sul lato più privato della vita quotidiana nell’antica Roma: l’amore e la sessualità. Passando attraverso filtri d’amore e repertori di posizioni erotiche, lupanari e preparati anticoncezionali, scopriremo che i Romani non erano particolarmente diversi da noi, ma vivevano il sesso in modo più gioioso e scevro di tabù (anche se questo valeva solo per un’élite di privilegiati appartenenti alle classi sociali elevate). Il lettore apprezzerà la forma quasi romanzesca, costellata di vividi bozzetti, che trasmettono la sensazione di essere reali spettatori di scene d’amore di un tempo che non è più. L’unica nota stonata è rappresentata da qualche espressione infelice venata di maschilismo, relativamente ad alcuni giudizi sulle donne, e da qualche frase che lascia trasparire una sorta di complesso di superiorità culturale dell’uomo occidentale, quando si fa riferimento ad altre culture. Dal momento, però, che la tesi di fondo del libro contraddice la sgradevole impressione comunicata da tali espressioni, ritengo che si tratti solo di sviste, che si sarebbero potute eliminare con un editing più attento. Nel complesso, quindi, un’ottima lettura per chi vuole approfondire un lato poco noto della romanità.

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