Un gennaio all’insegna degli UFO

Cristalli di ghiaccio persi dal motore dello Space Shuttle in orbita

In questo mese di gennaio parecchie testate, anche tra le più importanti e serie, hanno dato ampio spazio a una serie di avvistamenti ufologici.

Abbiamo già raccontato del “Black Knight Satellite” apparentemente censurato dalla NASA, ma questo è stato solo l’inizio.

Il 14 gennaio Giornalettismo ha riferito degli UFO avvistati dalla Stazione Spaziale, notizia subito ripresa da Repubblica TV che ha a sua volta pubblicato uno dei video. Sorvoliamo sul fatto che la maggior parte dei filmati, presentati come ripresi a bordo della ISS, sono in realtà stati compiuti a bordo dello Space Shuttle: siccome quest’ultimo ha terminato i suoi voli ormai da un anno e mezzo, se ne deduce che gli avvistamenti non sono proprio una novità dell’ultim’ora.

In ogni modo, nei primi due video pubblicati da Giornalettismo ciò che si vede non è altro che un riflesso provocato dai finestrini dello Shuttle stesso. Gli oblò dei veicoli spaziali, infatti, per resistere alle enormi pressioni e garantire resistenza in caso di impatto di micrometeoriti, sono fatti da una serie di lastre sovrapposte di cristalli speciali, e generano pertanto delle immagini fantasma, dovute alle riflessioni multiple alle interfacce tra le varie lastre. Pertanto è abbastanza noto (a quanto pare non agli ufologi) che, quando il panorama all’esterno del veicolo è molto luminoso, si riescono a vedere ombre che riproducono i contorni del paesaggio, spostate di alcuni gradi rispetto alla sorgente originale.

Quello mostrato dal filmato di Repubblica TV invece, come segnalato da più di un lettore, è un falso realizzato in computer grafica, anche se ispirato e “copiato” da un fenomeno reale e noto in ufologia come “sfere di luce“, ovvero oggetti luminosi quasi puntiformi che turbinano attorno alle navette spaziali. Anche in questo caso il fenomeno è tutt’altro che una novità, anzi si può dire che è vecchio quanto i voli spaziali, dato che venne descritto per la prima volta da John Glenn durante il primo volo orbitale americano nel febbraio 1962. Glenn affermò di aver avvistato qualcosa simile a delle “lucciole” attorno alla capsula, tanto che tra gli astronauti ancora oggi ci si riferisce talvolta a questo fenomeno come “lucciole di Glenn”.

E vecchia di 50 anni è anche la sua spiegazione, che venne data da Scott Carpenter durante il successivo volo della Mercury-Atlas 7 nel maggio 1962:

Ci sono le lucciole, sono molto luminose. Si staccano dalla capsula […] Alcune sembrano brillare, ma non penso che lo facciano veramente, è solo la luce del sole. Sono piccole minuscole particelle di ghiaccio […]

Anche i russi giunsero alle medesime conclusioni, che si trattasse cioè di particelle di ghiaccio che fluttuavano fuori dalla capsula. Pavel Popovich, pilota della Vostok-4, intervistato a proposito delle lucciole viste da Glenn, rispose:

Crediamo di capire cosa sono: sono semplicemente gli scarichi dei motori del razzo.

Ai non addetti ai lavori può sembrare strano che nel vuoto attorno alle navette spaziali vi siano particelle di ghiaccio in sospensione, ma va ricordato che vi è una lunga serie di attività che ne provocano la formazione. I motori a idrogeno e ossigeno liquidi danno come prodotto acqua, che nel freddo cosmico si ghiaccia; poi vi è la produzione di elettricità con celle a combustibile, che ancora una volta produce acqua, e poi vi è l’utilizzo di acqua per le attività degli occupanti, nonché la loro produzione sotto forma di urina e sudore. Oggi si cerca di riutilizzare il più possibile questi materiali, ma storicamente essi venivano espulsi nello spazio, dando luogo a vere e proprie fontane d’acqua, che ghiacciava in minuscoli cristalli appena a contatto con il vuoto cosmico.

Gli ufologi hanno da sempre contestato questa spiegazione del fenomeno, adducendo un serie di obiezioni che sarebbe troppo lungo discutere qui. Ricorderemo solo che l’argomentazione più “forte” è che le sfere di luce talvolta sembrano cambiare direzione, come se spinte da un motore proprio. Anche in questo caso però c’è una spiegazione molto semplice: i motori di controllo d’assetto dei veicoli spaziali fanno ogni tanto spostare bruscamente l’osservatore, il quale ha l’impressione di un moto di ciò che galleggia fuori; inoltre la spinta dei razzi può “soffiare” via le particelle di ghiaccio, che sembrano schizzare lontano come spinte da una propulsione propria. Infine le particelle di ghiaccio colpite dal sole tendono a sublimare e a generare una spinta che le fa accelerare in direzione opposta, con un moto non inerziale che può lasciare a prima vista stupiti.

Tornando sulla terra, diverse testate tra cui il Corriere e il Messaggero hanno riportato negli scorsi giorni la notizia di un UFO ripreso sul litorale di Ostia da alcuni cantanti, impegnati nelle riprese di un video musicale.

Gli autori del filmato non si sono accorti di nulla durante le riprese, ma solo in fase di post-produzione, quando hanno notato una macchia nera che appariva su alcuni fotogrammi e sembrava attraversare il campo di vista a incredibile velocità. Proprio il fatto che l’avvistamento sia avvenuto solo visionando il filmato successivamente fa propendere decisamente per l’ipotesi che si tratti dell’ennesimo caso di “BLURFO“, ovvero di un insetto o un piccolo volatile che è sfrecciato a breve distanza dalla telecamera.

In questi casi, le videocamere finiscono per registrare pochi fotogrammi di un oggetto confuso e di forma allungata, dovuta all’effetto “mosso” lungo la direzione del volo: esattamente quello che si vede nel video dell’UFO di Ostia.

Insomma, dopo tutto questo polverone, ci pare che la notizia vera sia una sola: anche le testate giornalistiche più accreditate e prestigiose si abbassano a raccontare di pezzetti di ghiaccio nello spazio e insettoni ripresi in video amatoriali. Attendiamo lo scoop degli elefanti volanti…

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