NASA, Black Knight e cospiratori pasticcioni

Space debris - Credits: Nasa

In una nota del 14 maggio 2011, il sito web UFO sighting daily accusava la NASA di aver rimosso dal proprio sito sei fotografie “compromettenti” raffiguranti un veicolo extraterrestre in orbita intorno alla Terra (ecco i link, attualmente non più funzionanti: 1 2 3 4 5 6).

Non si sa bene il perché, la notizia è saltata nuovamente fuori in questi giorni, e in breve è stata ripresa da siti ufologici e giornali di tutto il mondo, Italia compresa. Secondo The Examiner:

Le foto dell’UFO sono apparse sul sito web del Johnson Space Center della NASA nel maggio 2011, e mostravano chiaramente un’astronave dal profilo molto avveniristico. Senza alcun clamore, le foto sono state caricate e sono rimaste sul sito della NASA per oltre un anno e mezzo prima di essere recentemente rimosse.

La cosa più curiosa è che l’oggetto sia stato immediatamente riconosciuto come un’astronave aliena, mentre potrebbe essere qualsiasi cosa: un satellite, un detrito spaziale, una balena in caduta libera (e gli esperti di Douglas Adams saprebbero il perché). Inoltre le foto sono tutt’altro che recenti: furono scattate durante la missione dello Shuttle Endeavour STS-88, nel dicembre 1998 e girano, indisturbate e incensurate, da ormai una quindicina d’anni. Ma tant’è, le foto non sono più lì, quindi doveva per forza essere qualcosa di sconvolgente.

Ci troveremmo quindi di fronte a un classico esempio di quello che Paolo Attivissimo chiama “sindrome del cospiratore pasticcione”:

la credenza autocontraddittoria che i cospiratori siano al tempo stesso abilissimi, potentissimi, sofisticatissimi ed incredibilmente dilettanteschi nelle loro manipolazioni.

In questo caso, i tecnici della NASA coinvolti in un gigantesco insabbiamento volto a coprire le prove dell’esistenza aliena si sarebbero dimenticati di aver lasciato in bella vista le foto incriminate sul proprio sito web, e le avrebbero rimosse solo dopo oltre un decennio. Un po’ strano, no?

Eppure gli appassionati di ufologia non demordono, e sono andati a rispolverare persino “Disneyland of the Gods“, un libro di John Keel pubblicato nel 1988. Qui l’ufologo e giornalista americano, autore di teorie sull’uomo falena e sui men in black, sosteneva (senza particolari prove, se non alcune non meglio specificate “gole profonde” della NASA) l’esistenza di un’astronave aliena in orbita intorno al nostro pianeta, battezzata “Black Knight Satellite”. Ebbene, secondo alcuni siti web le foto fatte sparire dal sito della NASA ritrarrebbero proprio lui, il Black Knight: una scoperta di cui l’agenzia spaziale statunitense, contro i suoi stessi interessi, vorrebbe tenerci all’oscuro.

La cospirazione cade, però quando ci si rende conto di una cosa: le immagini non sono affatto sparite dal sito della NASA ma sono ancora lì. Semplicemente sul sito “The Gateway to Astronaut Photography of Earth“, che raccoglie tutti gli scatti fatti dagli astronauti dagli oblò dei veicoli spaziali in orbita, fino a qualche tempo fa le fotografie erano consultabili solo a media e bassa risoluzione; se le si voleva ad alta risoluzione bisognava mandare una richiesta e la versione di qualità migliore veniva riversata su un server FTP nel giro di alcuni minuti, da cui la si poteva successivamente prelevare. Ciò che è accaduto è semplicemente che ora tutte le foto ad alta risoluzione sono disponibili direttamente sul server principale, per cui quelle sull’FTP sono state rimosse! Ecco infatti i link delle immagini “scomparse”: 1 2 3 4 5 6.

La didascalia delle foto spiega anche di cosa si tratta: “space debris”, ovvero detriti spaziali.

Con un minimo di conoscenza di missioni spaziali non è nemmeno difficile immaginare di cosa si tratti esattamente. L’oggetto è stato ripreso allontanarsi lentamente dalla navetta, dunque seguiva un’orbita quasi coincidente con quella dello Shuttle: si tratta dunque quasi certamente di qualcosa perso dal vano di carico della navetta stessa. L’aspetto dell’oggetto è piatto, leggermente increspato, con una faccia nera e l’altra metallica: esattamente quello di un pezzo di coperta termica (MLI) di un materiale sintetico noto con il nome commerciale di kapton. Il kapton può avere diversi colori a seconda del trattamento superficiale: per le coperte termiche è piuttosto comune un tipo che ha lo stesso aspetto della fotografia in questione, alluminizzato all’interno e nero (trattato con fibra di carbonio) all’esterno. Qui accanto trovate a confronto un ingrandimento di una delle fotografie al presunto UFO “Black Knight” e un pezzo di kapton nero.

UFO Black Knight

Pezzo di black kapton

Durante la missione STS-88 nel vano di carico dello Shuttle c’erano il modulo americano della Stazione Spaziale Internazionale denominato Unity e altri due satelliti, per cui non è affatto improbabile che uno di loro abbia perso un pezzo di MLI al momento dell’apertura dei portelloni.

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