Cercasi madre per un Neanderthal. Ma anche no

Le Moustier Neanderthals, AMNH,1920

Ieri molti quotidiani hanno dato una notizia bomba: un genetista sarebbe alla ricerca di una volontaria disposta a portare in grembo un piccolo uomo di Neanderthal.

La Stampa, ad esempio, titolava: “Una madre per clonare l’uomo di Neanderthal. L’annuncio-choc da Harvard: ho ricostruito il suo Dna dalle ossa.”. Secondo il quotidiano torinese George M. Church, professore di genetica della Harvard Medical School, avrebbe dichiarato a Der Spiegel:

Sono già riuscito a ottenere abbastanza Dna dalle ossa fossili per ricostruire la sequenza genetica di questa specie umana estinta. Adesso mi serve soltanto un’avventurosa femmina umana.

Tra i tanti quotidiani che hanno ripreso la notizia (tanto per citarne alcuni: Il messaggero, Repubblica, Wall Street Italia), molti evidenziano i dubbi etici su questo progetto alla Jurassic Park.

Innanzi tutto, i problemi sarebbero legali: nella maggioranza degli stati la clonazione umana è illegale, e la sperimentazione su esemplari della nostra specie (come sarebbe la madre del Neanderthal) rigidamente regolamentata. Poi, i dubbi etici: come si troverebbe nel mondo moderno un uomo, unico della sua specie, estinta 30.000 anni fa? Senza contare che i nostri anticorpi si sono evoluti nel tempo per resistere a virus e batteri anch’essi in evoluzione, per cui un organismo con un sistema immunitario più primitivo del nostro potrebbe avere meno chance di sopravvivenza.

Insomma, una notizia che fa discutere, e alla cui diffusione ha contribuito probabilmente la reputazione dello scienziato coinvolto, genetista di fama internazionale e pioniere del progetto Genoma.

Peccato che, in questo caso, fosse tutto falso. Vista la diffusione mondiale della notizia, George M. Church è corso al Boston Herald per spiegare che no, lui non sta affatto cercando volontarie per un simile esperimento. All’origine di tutta questa storia ci sarebbe una traduzione errata di una sua intervista rilasciata a Der Spiegel, che ha trasformato in un fatto quella che era soltanto un’ipotetica eventualità futura. E chi ha ripreso il falso scoop non ha fatto altro se non “riportare cose stravaganti e completamente false” contribuendo a creare “un vortice mediatico fuori contollo”, secondo le parole del genetista stesso.

A supporto della sua smentita, Church porta una buona ragione: un simile esperimento, per ora, è fantascienza. Anche se nel 2010 il DNA del Neanderthal è stato effettivamente sequenziato a partire dai resti di cinque diversi individui, non significa che saremmo in grado di riunire insieme tutti i geni necessari, impiantanrli in una donna Sapiens e dare vita a un piccolo uomo delle caverne. Ma prima o poi impareremo come fare. E allora, come afferma Church, sarà importante parlare delle implicazioni etiche di un simile passo.

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