L’associazione temporale

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Query si è occupata in più occasioni degli inganni della nostra mente: capire gli errori più comuni del nostro cervello può aiutarci ad avere un maggior spirito critico nell’analizzare le nostre esperienze e le testimonianze altrui. Per questo abbiamo deciso di tradurre un post pubblicato dal neurologo Steven Novella sul “temporal binding” (o “associazione temporale”). Buona lettura.

Gli scettici dovrebbero aggiungere un altro termine al proprio vocabolario di autoinganno e pregiudizi cognitivi: associazione temporale (in inglese “temporal binding”).

Nel corso degli ultimi cinquant’anni, gli psicologi hanno silenziosamente documentato i diversi metodi attraverso i quali le persone si ingannano e distorcono il proprio pensiero. Questa conoscenza, tuttavia, non è penetrata a sufficienza nella coscienza pubblica. Quando lo fa, viene per lo più definita come “un interessante scherzo della mente umana”, ma la lezione più profonda, e cioè che non possiamo fidarci né della nostra percezione, né della nostra memoria, viene raramente ricordata.

Gli scettici hanno preso a cuore la neuroscienza moderna. La nostra filosofia comprende quella che io chiamo “umiltà neuropsicologica”: l’ammissione basilare che i nostri cervelli sono soggetti a numerosi difetti e pregiudizi. Pertanto non possiamo semplicemente affidarci a quello che ricordiamo, riguardo a ciò che pensiamo di avere vissuto. Al contrario abbiamo bisogno, per quanto possibile, di fare affidamento su un processo razionale e su prove oggettive (cioè affidarci a un metodo scientifico rigoroso per formulare le nostre conclusioni empiriche). Questi difetti e pregiudizi non riguardano solo trucchi da quattro soldi, esperimenti psicologici su misura e spettacoli di magia, ma si applicano alla vita di tutti i giorni.

L’associazione temporale è una piccola fetta dei pregiudizi cognitivi che costituiscono il nostro pensare quotidiano. Il concetto fondamentale è che le nostre memorie non sono registratori passivi, né sono incentrate sul ricordo accurato dei dettagli. Possediamo sia una memoria per i dettagli sia una memoria tematica, che sembra essere predominante. La memoria tematica ricorda il significato degli eventi, e in seguito i dettagli vengono alterati per adattarsi a questo significato. Costruiamo un racconto, poi col tempo la nostra memoria finisce con l’adattarsi sempre più alla narrazione. Questo non è un processo consapevole o intenzionale, semplicemente i nostri ricordi si trasformano col passare del tempo. Noi non ce ne rendiamo conto, come non siamo in grado di distinguere un ricordo preciso da uno che si è completamente trasformato fino a slegarsi dalla realtà. Entrambi sono solamente ricordi.

L’associazione temporale è una manifestazione di questo fenomeno generale ed è collegato alla fallacia logica “post hoc, ergo propter hoc”: dopo di questo, quindi a causa di questo. La tendenza è quella di supporre che se A precede B allora è probabile che A sia causa di B. La fallacia logica ritiene infatti che A sia causa di B, ma senza prove oggettive adeguate, semplicemente per associazione temporale.

Sembra che ci siamo evoluti per formulare questa ipotesi. Spesso A precede B perché ne è la causa, e apparentemente la sopravvivenza è più avvantaggiata dal supporre che probabilmente A sia causa di B, che dall’avere un atteggiamento scettico al riguardo. Si tratta della manifestazione di un’altra regola generale dei processi cognitivi, vale a dire l’uso di euristiche. Abbiamo la tendenza a fare supposizioni rapide ed approssimative, che la maggior parte delle volte risultano vere, ma non  sempre lo sono e non sono sempre nemmeno totalmente logiche. Un altro punto vista è che lo svantaggio di sopravvivenza di un falso positivo è meno significativo di quello di un falso negativo – è meglio ipotizzare che il fruscio tra i cespugli sia una tigre e scappare, piuttosto che essere scettici e tirare le cuoia.

L’associazione temporale è un fenomeno che rafforza l’ipotesi di causa-effetto una volta che nella nostra mente vengono messi in relazione due eventi in modo casuale. L’effetto condiziona la nostra memoria, che avvicina nel tempo la causa apparente e l’effetto. Gli esperimenti mostrano che il ricordo della causa apparente viene posticipato e quello dell’effetto viene anticipato.

Ciò mi capita frequentemente durante l’esercizio della mia professione di medico. I pazienti che raccontano la storia della loro malattia spesso ricorderanno che un dato sintomo è cominciato immediatamente dopo un evento che ritengono la sua causa. Quello che sembra succedere spesso è che i pazienti ricercano la possibile causa dei loro nuovi sintomi e trovano un evento temporalmente legato. Man mano, il ricordo si trasforma in modo che la presunta causa e i sintomi risultino fra loro sempre più vicini. A volte alcuni pazienti arrivano perfino ad invertire l’ordine degli eventi facendo sì che la causa apparente preceda i sintomi.

So che questo fenomeno può accadere perché possiedo una documentazione scritta con la quale confrontare il ricordo del paziente. La maggior parte delle volte quest’ultimo non corrisponde al resoconto obiettivo. Per esempio, posso avere prova che avevano descritto i loro sintomi a un altro specialista prima che si verificasse l’evento che i pazienti credono sia la causa di tali disturbi.

Studi recenti di psicologia hanno dimostrato quanto il fenomeno dell’associazione temporale sia  probabilmente più generalizzabile di quanto si pensasse inizialmente. Alcuni ricercatori credevano che questo pregiudizio cognitivo si applicasse solo agli effetti causati intenzionalmente. Il ricercatore Marc Buehner, tuttavia, credeva si applicasse in maniera più generale. Condusse due esperimenti nei quali i partecipanti premevano un bottone; in seguito si accendeva una luce. Nel primo caso erano delle persone a premere i bottoni, nel secondo invece era una macchina. In entrambi i casi si verificò il fenomeno dell’associazione temporale: i due eventi venivano ricordati come temporalmente più vicini fra loro di quanto non fossero realmente. Buehner concluse che l’intenzionalità non è necessaria: l’associazione temporale rinforza ugualmente la nostra percezione di causa-effetto.

Conclusione

Gli scettici amano combinare due aforismi come parte della loro filosofia di base: “conoscenza è potere” e “conosci te stesso”. La conoscenza di come funziona il nostro cervello, compresi tutti i suoi difetti e pregiudizi, è essenziale per un pensiero chiaro. I nostri cervelli sono i nostri strumenti universali di comprensione del mondo e non c’è nulla, a mio parere, che dia più potere che il riuscire a comprendere come funzionino tali strumenti.

L’associazione temporale è solo un piccolo esempio di come i nostri cervelli distorcano la percezione e la memoria di un evento per adattarsi ad una storia, una narrazione causale, che abbiamo costruito nella nostra mente. Il segreto sta nell’applicare questa conoscenza a se stessi nella quotidianità. Tutti i nostri processi cognitivi sono distorti (incluso il tuo) e facciamo questi errori ogni giorno. Quindi non affidiamoci a sensazioni o ricordi. Pensiamo in modo critico basandoci sulle informazioni più oggettive possibili.

Si ringrazia per la traduzione di Marianna De Marchi. Immagine tratta da Xkcd, distribuita sotto licenza Creative Commons 2.5 Generic (CC BY-NC 2.5)

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