Le attività paranormali di Oren Peli

Primo piano del regista Oren Peli

Cominciamo con questo articolo una collaborazione con i nostri amici di fantascienza.com, che ringraziamo per la disponibilità: una rubrica a cura di Alessandro Muré e Silvio Sosio, dedicata ai rapporti tra fantascienza, scienza e misteri. Molti dei nostri lettori sono anche appassionati di fantascienza (andate a rivedere di che cosa parlava il numero 42 di Scienza & Paranormale…) e speriamo che apprezzeranno la novità. Buona lettura.

Nel 1986, dopo il disastro di Chernobyl, venne istituita un'”area di esclusione” interdetta a tutti per 30 km intorno al reattore. Intorno a questa zona cominciarono a fiorire voci macabre e incontrollate, come quelle su animali resi mostruosi dalle radiazioni o sull’esistenza di una stirpe di mutanti a due teste originata da coloro che non avevano voluto abbandonare le proprie case.

Storie senza fondamento, appunto, dal momento che ancora adesso mancano studi approfonditi sull’entità dei danni prodotti dall’incidente di Chernobyl: gli unici effettuati hanno rilevato una maggiore diffusione dell’albinismo e una ridottà capacità di volare nelle rondini, e una minor dimensione cerebrale in alcune specie di uccelli, ma nessuna “nuova specie mostruosa” in agguato.

Nel 2004 Elena Filatova pubblicò sul suo sito un reportage effettuato, a suo dire, viaggiando in solitaria per le zone contaminate a bordo della sua motocicletta. Anche questa era, in parte, una bufala: la giornalista del Los Angeles Times Mary Mycio dimostrò che Elena aveva in realtà scattato le fotografie durante un tour turistico “estremo” organizzato nell’area di esclusione, con tanto di guide e senza alcuna motocicletta. Ma le fotografie scattate hanno comunque avuto il merito di far conoscere al mondo il destino di Chernobyl e la realtà delle persone (circa 400) che ancora abitano quei luoghi.

Luoghi che possono essere effettivamente spettrali, tanto da diventare lo scenario perfetto per un film horror. E che hanno colpito l’immaginazione di Oren Peli, regista israealiano salito alla ribalta nel 2007 con il film ultra-low budget Paranormal Activity (qui un commento sul film, visto con gli occhi di uno scettico) che, come leggerete in questa intervista, si è basato proprio su queste leggende per girare il suo nuovo Chernobyl Diaries – La Mutazione.

Come nasce Chernobyl Diaries — La Mutazione?

L’idea mi è venuta quando mi sono imbattuto nel blog fotografico di una ragazza che aveva attraversato Pripyat in moto. Era la prima volta che sentivo parlare di Pripyat e del fatto che era stata evacuata nel corso di una notte e lasciata così com’era, una città fantasma rimasta praticamente inalterata, se non dagli effetti della natura e degli animali selvatici. Il posto mi è sembrato sinistro ma anche molto bello e affascinante. Poteva essere il set perfetto per un film agghiacciante.

Ok, allora in che cosa consiste un buon film di paura?

Credo che sia una combinazione di tanti elementi. Il concetto deve essere intrigante, deve avere dei personaggi con cui sei in sintonia e le cui sorti ti interessano e per me quello che fa veramente paura è l’ignoto — non sapere contro che cosa stai combattendo, non sapere che cosa vuole da te e come combatterla o se sei in grado di combatterla. Per me un concetto horror è: “che sta succedendo?” “Dov’è?”, “Come faccio a difendermi?” La paura dell’ignoto è una delle cose più terrificanti.

Quali sono i film horror che ti hanno spaventato di più?

Direi che il film che mi ha spaventato di più è L’esorcista. Ero bambino, e probabilmente ero troppo piccolo per vederlo, ma quel film mi ha veramente terrorizzato. Mi piacciono moltissimo anche The Others, Il sesto senso, Rosemary’s Baby e Nightmare. Preferisco i film con un crescendo più lento agli splatter.

Quando hai scritto, diretto e prodotto Paranormal Activity con un budget molto ridotto che aspettative avevi per quel film?

Quando ho fatto il mio primo film non avevo idea di che cosa aspettarmi. Non avevo idea se sarebbe stato un film riuscito o meno. Naturalmente, speravo che sarebbe andato bene, ma non avevo idea di che cosa aspettarmi. Cominciai a farlo vedere in giro — organizzando proiezioni ristrettissime per gli amici e i vicini di casa e sin dall’inizio vidi che le reazioni erano molto positive — qualcuno mi ha confessato di aver avuto degli incubi dopo averlo visto e così via, quindi cominciai a pensare che forse valeva qualcosa… E ai festival ho visto le reazioni del vero pubblico e c’era gente che urlava e che dopo mi ha detto che era uno dei film più spaventosi che avessero mai visto. Quindi, ho cominciato ad avere fiducia in me stesso e a credere che con una distribuzione adeguata il film sarebbe andato benissimo. Ma nessuno, neanch’io, si aspettava il successo che il film ha effettivamente avuto. Tutto sommato, siamo rimasti sbalorditi del fatto che sia diventato un fenomeno.

Ti ha cambiato la vita?

Assolutamente sì, me l’ha cambiata. Anche perché ora posso permettermi di fare film come Chernobyl Diaries — La Mutazione e di fare cinema a tempo pieno e non fare più il programmatore di videogame. Mi ha completamente cambiato la vita.

Che ruolo ha il tuo passato di programmatore di videogame nel tuo cinema?

Quando ho girato Paranormal Activity, la mia esperienza di programmatore di videogame e quella di elaboratore di programmi di animazione mi hanno aiutato molto, perché ero molto esperto di computer grafica e per Paranormal Activity ho curato io stesso gran parte degli effetti visivi, nonché il mixaggio del suono. Le mie esperienze mi hanno aiutato moltissimo, perché ero completamente a mio agio coi computer e non avevo paura di occuparmi io stesso del montaggio e della post-produzione. E nel campo dei videogame ci si deve occupare di molte di quelle cose di cui ti devi occupare nel cinema — devi avere a che fare con gli attori quando fai il mocap (la cattura del movimento), devi occuparti del design sonoro, delle angolazioni, delle luci, e così via. Quindi penso che sì, il mio lavoro precedente mi abbia aiutato molto nella realizzazione di Paranormal Activity.

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Chernobyl Diaries — La Mutazione

Chernobyl Diaries — La Mutazione è tratto da una storia originale di Oren Peli, già autore del pioneristico thriller/horror Paranormal Activity. Il film segue le vicende di sei giovani turisti che ingaggiano una guida specializzata in “turismo estremo”. La guida, ignorando tutti i segnali di pericolo, li porta a Pripyat, città nella quale vivevano i dipendenti della centrale nucleare di Chernobyl, rimasta disabitata dopo il disastro di oltre 25 anni fa. Dopo una breve esplorazione il gruppo, impossibilitato a ripartire, scopre di non essere solo…

Chernobyl, Repubblica Socialista Sovietica dell’Ucraina, 26 aprile 1986: esplode il reattore n°4 della centrale nucleare locale, rilasciando nell’atmosfera una contaminazione radioattiva superiore a quella di 400 bombe atomiche. Si tratta del più grave incidente nucleare della storia, classificato come livello 7 nella scala internazionale degli eventi nucleari.

La vicina città di Pripyat, dove alloggiano i lavoratori dell’impianto e le loro famiglie, viene evacuata durante la notte e quasi tutti gli effetti personali dei residenti restano abbandonati nelle case, nelle fabbriche, nelle scuole e nei negozi che servivano una popolazione di quasi 50mila persone. Inizialmente si pensava ad un’evacuazione solo temporanea.
Così non è stato. Ancor oggi Pripyat è una città disabitata…

Oggi: sei turisti ventenni partecipano a un tour “estremo” della città ucraina di Pripyat. Nonostante il segnale di divieto d’accesso, la loro guida, con un contatore Geiger a portata di mano, li conduce nella zona deserta.

“L’idea mi è venuta quando mi sono imbattuto in un blog fotografico di una ragazza che ha attraversato Pripyat in moto” ricorda Peli. “Era la prima volta che sentivo parlare di Pripyat e del fatto che era stata evacuata nel corso di una notte e lasciata così com’era, una città fantasma rimasta praticamente inalterata, se non dagli effetti della natura e degli animali selvatici. Il posto mi è sembrato sinistro ma anche molto bello e affascinante. Poteva essere il set perfetto per un film agghiacciante”.

Peli ha quindi discusso l’idea con il produttore Brian Witten, che ricorda: “Una volta tornato a casa dopo aver discusso l’idea con Oren, ho subito setacciato internet alla ricerca di informazioni su Pripyat. La storia e le immagini del posto mi hanno sconvolto, e con grande entusiasmo ho incoraggiato Oren a raccontare questa sua storia”.

“La ricerca condotta sulla rete mi ha svelato alcune leggende metropolitane su uomini e donne che si erano rifiutati di abbandonare la città, sottoponendosi volontariamente al rischio di altissime radiazioni”, spiega Peli. “Quindi ho cominciato a chiedermi che cosa potrebbe succedere durante un tour “estremo” a Pripyat”.

Il turismo estremo, noto anche come turismo shock, è un settore di nicchia che promette viaggi in luoghi pericolosissimi tra montagne, deserti, caverne. Spesso comporta la partecipazione in attività ad alto rischio, come nuotare tra gli squali o fare bungee-jumping da una cascata. Più grande il rischio, più forte la carica di adrenalina.

Aggiunge Peli: “Sono viaggi per chi non si accontenta di visitare qualche museo o di guardare la campagna dalla poltrona di un pullman. Sono viaggi per chi vuole emozioni forti; per chi vuole rischiare la vita facendo esperienze folli”.

In Ucraina, Pripyat — con la sua storia e la prossimità al famigerato reattore di Chernobyl — è una delle destinazioni più gettonate. “Bisogna andare in gita organizzata”, puntualizza Peli. “Ti portano qui con un mezzo; scendi e passeggi qualche ora. La guida conosce i punti più sicuri e quelli vietati e ha con sé un contatore Geiger per assicurarsi che nessuno si allontani dal percorso organizzato verso zone con alti livelli di radiazioni”.

Chernobyl Diaries — La Mutazione è il primo lungometraggio da regista di Brad Parker, la sceneggiatura è di Oren Peli e dei fratelli Carey e Shane Van Dyke ed è basata su una storia dello stesso Peli, che è anche produttore del film insieme a Brian Witten. I produttori esecutivi sono Richard Sharkey, Rob Cowan, Andrew A. Kosove, Broderick Johnson, Allison Silver, Milan Popelka e Alison Cohen.

Il cast artistico è formato da Devin Kelley, Jonathan Sadowski, Ingrid Bolsø Berdal, Olivia Taylor Dudley, Jesse McCartney, Nathan Phillips e Dimitri Diatchenko.

Il cast tecnico è composto dal direttore della fotografia Morten Søborg, dallo scenografo Aleksandar Denic, dal montatore Stan Salfas, dal responsabile effetti visivi Mark Forker e dalla costumista Momirka Bailovic. La musica è firmata dall’italiano Diego Stocco.

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