Aumentano gli “indemoniati” nel Regno Unito

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Nel Regno Unito va aumentando la richiesta di esorcismi per la cura di disturbi psichiatrici di vario genere, soprattutto tra gli immigrati appartenenti ad alcune minoranze etniche, tra le quali la comunità asiatica. Una recente inchiesta della BBC si sofferma su tale questione.

Per comprendere meglio l’origine di questo fenomeno abbiamo pensato di chiedere il parere di Armando De Vincentiis, psicologo e psicoterapeuta, studioso delle manifestazioni psicologiche e psicosomatiche dei fenomeni paranormali a sfondo religioso, collaboratore del CICAP e autore di “L’indemoniata. Nascita ed evoluzione di una sindrome da possessione” (che abbiamo recensito qui). Buona lettura.

Uno dei principali problemi legati ai fenomeni di possessione, che rende davvero difficile riconoscere una patologia mentale, è legato al fatto che, in molte occasioni, non è la patologia del singolo a costruire il fenomeno ma la situazione dell’intera comunità. Non stiamo affermando che il gruppo di appartenenza del presunto posseduto sia composto da folli, ma che sia la credenza culturale condivisa dal gruppo, quando raggiunge certi estremismi, ad assumere connotazioni patologiche.

Quando è il contesto (inteso come sistema familiare, gruppo culturale, eccetera) ad abbracciare una determinata credenza è davvero facile cadere vittima di certe trappole. Come ho avuto modo di spiegare in altre sedi, se i segnali sono immediatamente interpretati come sintomo di possessione, l’iter di guarigione comincerà direttamente da quello spirituale scartando a priori l’ipotesi medica. Ma, ovviamente, può accadere anche il contrario nel momento in cui lo stesso medico è parte integrante di quel sistema culturale estremo che dà per veri certi fenomeni. Alcuni credono che il medico sia sempre contrario alla pratica esorcistica, ma sono in errore, dimenticando che molti medici sono credenti come il resto della comunità e cadono essi stessi nella trappola culturale.

Il problema della patologia mentale trattata in modo inadeguato va oltre la semplice credenza nella possessione e nei mali spirituali, per il semplice fatto che, spesso, essa non è riconosciuta nemmeno dallo specialista. Infatti essa può essere l’espressione di un’interazione che assume connotazioni patologiche tra alcuni membri della famiglia, ma che perde tale valenza quando questi membri sono presi singolarmente.

Se non c’è interazione tra un genitore ed un figlio, ad esempio, questa dimensione patologica difficilmente può essere osservata. Ed ecco che fornirà all’esorcista, nei casi di presunta possessione, una delle prove che non si tratti di malattia mentale ma di un intervento di uno spirito maligno.

Ancora, un segnale di possessione, in molte culture, non è visto semplicemente nel male fisico che colpisce un soggetto, ma anche in un cambiamento di abitudini mal tollerato dal sistema morale di una famiglia. Come mai un ragazzo ligio al suo dovere di studente ad un certo punto decide di non voler più studiare e di frequentare cattive compagnie? Ecco che ipotesi quali trasgressioni del sistema famigliare o rifiuto di valori repressivi ed imposti non vengono prese in considerazione, per il semplice fatto che non sono nemmeno contemplate da quella famiglia. E’ più “economico”, sotto l’aspetto psicologico, attribuire la causa a qualche influenza maligna (sempre che questa sia prevista dal relativo sistema di credenze).

Appare ovvio che un farmaco possa non dare effetti: non esiste una molecola in grado di modificare un’interazione famigliare distorta, così come non si può eliminare una credenza culturale. Un attacco di panico che consegue alla paura di avere un demone sotto il letto non viene certo eliminato da un serotoninergico, così come il ricorso a qualche rituale bizzarro, messo in atto per difendersi dall’influenza di uno spirito maligno, non potrà mai essere eliminato da un antipsicotico. E se uno specialista può essere consapevole dell’influenza culturale di alcune patologie non ne è certo consapevole chi ne è portatore, che mai si sottoporrà alla sua attenzione.

Ed è proprio in certi tipi di sistemi di valori, credenze e miti culturali che i guaritori spirituali e gli esorcisti proliferano. Questi non hanno nemmeno bisogno di un’attività di marketing dal momento che sono i clienti che li cercano attraverso un gioco reciproco di suggestioni. La credenza del cliente/paziente è rafforzata nel momento in cui la stessa famiglia si rivolge al guaritore che, inevitabilmente, con i suoi rituali, non solo la riconferma ma, addirittura, ne peggiora l’espressione.

Il problema non riguarda solo le minoranze etniche britanniche, ma appartiene ad un sistema più vasto, nel quale ognuno ha i suoi spiriti maligni e le sue modalità per eliminarli. L’Italia, che conta centinaia di migliaia di presunti indemoniati, non si sottrae a questo “gioco” culturale, anche perché la credenza nel diavolo e nelle sue possibilità di intervento è radicata. E certi interventi di esorcisti e presunti posseduti sui media non fanno che confermarla.

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