NDE: intervista a Simone Angioni

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Sul tema delle esperienze di premorte o NDE (dall’inglese Near Death Experience) pubblichiamo un’intervista a una persona che ha vissuto personalmente questo genere di esperienza: Simone Angioni, chimico e consulente scientifico del CICAP.

Simone, puoi raccontarci che esperienza hai vissuto?

Si tratta di un avvenimento che risale a diversi anni fa. Avevo 11 anni e frequentavo la prima media. Come talvolta accade, nella mia scuola c’erano atti di bullismo e quella volta io fui vittima di uno di quegli episodi. Una mattina, durante una serie di pesanti “scherzi”, uno dei miei compagni decise di tirarmi un pugno in pancia, per vedere l’”effetto che faceva”, bloccando il diaframma. La conseguente e prolungata carenza di ossigeno al cervello mi ha portato a svenire e a battere la faccia contro il pavimento.

Quali sensazioni hai provato quando eri privo di sensi?

Durante il periodo di incoscienza ho visto il famoso tunnel con tanto di luce bianca in fondo di cui si sente parlare. Percorrendo il tunnel e attraversando la luce mi sono ritrovato in una specie di prateria, uno di quei posti da sogno, con campi fioriti, cielo azzurro e uccellini che cinguettano. Non so per quanto tempo sono rimasto incosciente, ma ricordo distintamente di aver provato fastidio quando ho cominciato a riprendere i sensi. La sensazione provata è stata di tranquillità e pace, proprio come avviene quando si sta facendo un bel sogno e all’improvviso suona la sveglia.

Come interpreti quanto ti è accaduto?

Dal punto di vista medico, il mio caso è molto simile a quei racconti da sala operatoria dove il paziente, a causa di una complicazione, rischia di perdere la vita. Quei casi, come anche il mio, vanno considerati come delle “esperienze vicine alla morte”, secondo la traduzione letterale dall’inglese di Near-Death Experience (NDE). L’espressione italiana “esperienza di pre-morte” è infatti inadeguata dal momento che se le persone morissero non vi sarebbe alcun resoconto di quanto hanno vissuto.

Quale potrebbe essere la spiegazione della tua esperienza?

Il pugno nello stomaco mi aveva paralizzato il diaframma, determinando una prolungata carenza di ossigeno al cervello che ha portato alla perdita dei sensi e, di conseguenza, alla caduta a terra. In questa fase bastano pochi istanti per iniziare ad avere gravi danni al cervello e rischiare la morte. Ritengo che la condizione di forte ipossia che ho vissuto abbia provocato il classico restringimento del campo visivo, che a causa del forte stress e della perdita dei sensi, ha determinato la percezione di un tunnel. Per quanto riguarda la visione della prateria, direi che è una visione piuttosto comune. In fondo in un momento di forte stress quale immagine migliore può comunicare pace e tranquillità se non una pacifica prateria?

Nulla di paranormale, insomma?

Credo si sia trattato di un sogno generato da alcune reazioni fisiologiche e reso più vivido dallo stato di semi-incoscienza. Peraltro, nonostante il rischio di danni al cervello fosse concreto, non sono mai stato propriamente vicino alla morte. Non so se ciò che ho vissuto possa essere generalizzato alle NDE vissute da altre persone. Anche perché è chiaro che ciascuno è libero di interpretare come meglio crede le esperienze che vive, tanto più se tali esperienze sono così drammatiche. Io vi ho raccontato come ho vissuto quel momento, ma non mi stupisco che altre persone, in situazioni simili o peggiori, interpretino l’esperienza secondo i loro convincimenti più profondi, che evidentemente possono essere anche di tipo mistico.

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