I segnalibri 16: reazioni piezonucleari, la tomba di Gesù e la teoria di Widom-Larsen

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– Alcuni illustri fisici italiani, tra cui il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica  Nucleare Fernando Ferroni e quello dell’Istituto Nazionale di Astrofisica Giovanni Bignami, hanno stigmatizzato con un articolo sul supplemento culturale del Sole 24Ore del 21 ottobre la condotta di Alberto Carpinteri, professore di Scienza delle Costruzioni al Politecnico di Torino e presidente dell’Istituto Nazionale di Metrologia. Carpinteri afferma di aver osservato neutroni prodotti da “reazioni piezonucleari” (una particolare varietà di “reazioni nucleari a bassa energia”) in particolari rocce sottoposte a intensa pressione. Sostiene anche che queste reazioni possano essere usate per produrre energia e spiegare, tra molte altre cose, anche il risultato della radiodatazione della Sindone. Peccato che la stragrande maggioranza della comunità scientifica neghi l’esistenza di simili reazioni, che sembrino esserci problemi nelle misure dei neutroni e che Carpinteri usi toni e modi poco adatti al dibattito scientifico. Il testo completo dell’articolo è riportato nel blog di Sylvie Coyaud.

– Già Peter Kolosimo negli anni Sessanta raccontava della leggenda secondo la quale Giuseppe di Arimatea sarebbe morto in Inghilterra; Michael Goldsworthy, un archeologo dilettante inglese, si spinge più in là e ritiene che sull’isola di Burgh, nel Devon, si trovino anche la soluzione ai misteri dell’Arca dell’Alleanza, del Santo Graal, della Sindone e nientemeno che la tomba di Gesù. La teoria è comparsa sul Sun del 10 ottobre scorso ed è stata smontata dal blog Bad Archaeology quattro giorni dopo, quello che si dice un lavoro veloce.

– La teoria di Widom-Larsen, studiata in Italia da Yogananda Srivastava, è un tentativo di spiegare le mai dimostrate Reazioni Nucleari a Bassa Energia. Adesso alcuni fisici, tra i quali il Direttore del Dipartimento di Fisica della “Sapienza” Giancarlo Ruocco e Luciano Maiani, che è stato direttore generale del CERN, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e del CNR, avrebbero trovato un errore nei calcoli: ne parla Peppe Liberti su Quantum Beat. Il “preprint” dell’articolo, che è stato inviato per la pubblicazione a European Physical Journal C, è sul database online ArXiv.

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