L’escozul in Senato

Rosa Contino fa il punto sul caso escozul-Vidatox per Query Online:

Negli ultimi due anni, in Italia, si è molto parlato di un presunto “farmaco antitumorale”: l’escozul. La trasmissione “Le Iene”, con un servizio nel 2010, ha portato alla ribalta il caso. La specie che produce la tossina da cui si ricava l’escozul è uno scorpione endemico a Cuba dal nome scientifico Rhopalurus junceus.  Il “farmaco” viene prodotto da Labiofam, l’ente cubano autorizzato dal Ministero della Salute Pubblica di Cuba, ma gli stessi  ricercatori non hanno prodotto nessuna documentazione scientifica e non esistono studi clinici in merito all’efficacia del farmaco. Solo uno studio è stato pubblicato di recente su una rivista internazionale di tossicologia (Toxicon An Interdisciplinary Journal on the Toxins Derived from Animals, Plants and Microorganisms), nel quale sono individuate alcune componenti del veleno ed è presente una preliminare caratterizzazione biochimica. Anche l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” (CNR) diretto da Renzo Salimbeni, si è interessato al prodotto cubano. Con una neonata associazione (AMON, Associazione Medicina Omeopatica Naturale) e il suo presidente, Piero Fierro, ha firmato una convenzione in cui AMON si impegna a rifornire di prodotti cubani l’IFAC in cambio di uno studio di progetto.  Il progetto non ha avuto seguito a causa della mancanza di documentazione scientifica.  Nel marzo 2011, Labiofam registra il prodotto in formula omeopatica denominato Vidatox 30CH e avvia la commercializzazione in Albania delegando alla distribuzione del prodotto la società italiana PharmaMatrix, che ha sede a Tirana, di cui è presidente un avvocato, Francesco Matteucci. In Albania, quindi, nasce la clinica PharmaMatrix, che si propone di curare il cancro con i rimedi naturali cubani, specialmente il Vidatox. Il prodotto omeopatico, venduto a 150 euro circa, smentisce ulteriormente qualsiasi proprietà terapeutica data l’alta diluizione (30CH), che cancella ogni traccia del principio attivo.

In breve, la storia dell’escozul-Vidatox si può sintetizzare in poche lapidarie affermazioni: 1) la letteratura scientifica non fornisce risultati che confermino la capacità antitumorale del veleno estratto dallo scorpione; 2) la formulazione omeopatica esclude la presenza di sostanza originale nella soluzione; 3) non vi sono casi clinici dai quali si possa rilevare un miglioramento o una guarigione documentata da un tumore maligno in seguito alla somministrazione della presunta terapia; 4) non vi sono dati su studi clinici in doppio cieco e in regime di peer-review né per escozul né per Vidatox 30-CH su riviste accreditate.

Ora l’escozul, pur mancando ancora di riferimenti scientifici, approda al Senato. Nei mesi di giugno e luglio 2012 la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha condotto un’indagine conoscitiva sul Vidatox C-30, con varie audizioni a cui hanno partecipato esponenti politici, medici, ricercatori, rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e della Società Italiana di Farmacologia (SIF), con l’intento di reperire elementi significativi per far conoscere alla collettività se vi siano i presupposti scientifici per riconoscere l’uso terapeutico della tossina dello scorpione Rhopalurus junceus. L’opinione popolare, sostenuta dalla stampa e dai media in generale, chiede che di questo presunto antitumorale si occupi il Ministero della Sanità, ma è bene ricordare che non è compito della comunità scientifica fornire delle prove dell’efficacia del Vidatox, bensì di chi vuole commercializzare il prodotto attribuendogli virtù terapeutiche.

Per approfondire la questione escozul-Vidatox, si veda qui.

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