Atlantide nel mare dei testi

Atlantide nel mare dei testi

Andrea Albini

Italian University Press, 2012

€ 26

Su Atlantide sono state scritte migliaia di pagine e uno dei compiti più ardui che si presentano allo studioso (di antropologia, filosofia, archeologia etc.) è proprio quello di districarsi nella miriade di fonti dedicate all’isola scomparsa, suddividendole in famiglie e collocandole in un ideale ”stemma codicum”, l’albero genealogico dei filologi.

Di qui la necessità di mettere ordine tra questa pletora di scritti per ricavare una traccia che possa consentire allo studioso ”serio” (leggi ”critico”, ”razionale”) di seguire un percorso lineare senza smarrirsi in un dedalo di testi letterari, scientifici e pseudoscientifici. Da questo punto di vista l’opera di Andrea Albini risulta encomiabile e permette di avvicinare l’autore agli eruditi dell’epoca bizantina, che avevano deciso di mettere ordine nel patrimonio culturale dei secoli passati e di compilare le ”epitomi”, i lessici e i repertori per i quali sono rimasti famosi.

In principio fu Platone, e dai suoi dialoghi Timeo e Crizia, contenenti il mito di Atlantide, Albini prende le mosse, indagando e chiarendo quello che è il ruolo del mythos nell’opera platonica, onde evitare, per l’appunto, di cementare fraintendimenti che inducano gli amanti della pseudoscienza ad allentare troppo le briglie della fantasia. Albini fa, in questo modo, insieme opera di divulgazione filosofico-letteraria e di demistificazione, contribuendo alla diffusione dell’interpretazione razionale dell’opera di Platone (purtroppo molto meno nota al grande pubblico di quella esoterica e ”fuffologica”). Proseguendo lungo le pagine seguiamo, quindi, l’evoluzione delle narrazioni su Atlantide esaminando tutte le possibili identificazioni dell’isola e la loro collocazione geografica, facendo, quindi, un puntuale resoconto della letteratura, del cinema e dell’arte che ne sono derivate. L’esito finale è un testo utilissimo per il ricercatore (che vi trova lo status quaestionis in forma chiara e sintetica), ma anche prezioso per il lettore comune che abbia voglia di sapere fino a quali limiti si sia spinta la fantasia degli epigoni di Platone.

Un plauso va, inoltre, rivolto all’autore per la chiarezza della sua esposizione, che non caratterizza certamente tutti gli scritti che parlano di Atlantide.

Accogliamo, quindi, con grande piacere questo contributo di chiarezza alla questione dell’isola scomparsa: Atlantide solleciterà certamente ancora la fantasia degli artisti e dei letterati e il lavoro di Albini sarà un ottimo salvagente cui aggrapparsi per evitare di annegare «nel mare dei testi».

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