Rovine di una città scoperte su Marte?

Immagine da Google Mars

Di recente il quotidiano online Affari Italiani ha rilanciato la notizia di una sensazionale scoperta fatta dal “ricercatore italiano” Matteo Ianneo: le rovine di una città marziana visibili col planetario online Google Mars (la versione marziana di Google Earth). La notizia è stata poi ripresa da diversi siti ufologici.

Ianneo non è nuovo a queste dichiarazioni sensazionali, che va promuovendo sul web. Sue sono le scoperte di un volto simile a quello di Gandhi, di altri profili umani e di moltissime altre “stranezze“. In molti hanno già fatto notare che nelle strutture individuate da Ianneo gioca una parte preponderante il fenomeno della pareidolia, vale a dire la tendenza del cervello umano a riconoscere figure note in macchie informi. Ianneo si ritiene invece vittima di un complotto che vorrebbe farlo passare per visionario.

Nella sua ultima scoperta invece, trattandosi di strutture fortemente regolari, la pareidolia non può essere chiamata in causa.

Se si punta la zona indicata dallo scopritore con lo stesso Google Mars, si scorge in effetti un intricato reticolo di linee rettangolari.

Immagine da Google Mars

Se però si va a guardare l’immagine a minore ingrandimento, ci si accorge che l’intera area è costellata da aree regolari di diversa colorazione.

Immagine da Google Maps - zoom ridotto

Immagine da Google Maps – zoom ridotto – nord in alto

La ragione è che le mappe ad alta risoluzione di Google Mars sono state ottenute principalmente dal mosaico di fotografie dello strumento THEMIS a bordo della sonda Mars Odissey.

Immagine originale da THEMISNella foto qui accanto si vede l’immagine originale che è in bianco e nero, essendo stata ottenuta con un solo canale spettrale nell’infrarosso. Questo è il massimo ingrandimento disponibile nell’immagine originale: nonostante lo strumento di Google permetta infatti fattori di zoom ben maggiori, quello che si ingrandisce è solo rumore e quadrettature dovute al ricampionamento dell’immagine. È un po’ come guardare una fotografia stampata su un quotidiano servendosi della lente di ingrandimento: appaiono retinature ma non ci si deve aspettare che esse fossero effettivamente presenti nel soggetto fotografato.

Per le zone in cui le immagini ad alta risoluzione non sono disponibili, Google Mars completa la mappa con fotografie a minor dettaglio prese con altri strumenti; queste fotografie appaiono sovente di diversa tonalità. Per finire, per rendere l’immagine colorata, lo strumento di Google si serve dei dati di colore tratti da immagini a bassa risoluzione. Ne consegue che i colori sono distribuiti a “macchie” per lo più quadrettate, ma è solo un effetto del programma utilizzato.

In definitiva la scoperta di Matteo Ianneo è solo una errata interpretazione di ciò che Google Mars mostra. Si tratta di qualcosa di molto simile alla presunta scoperta di Atlantide sul fondo marino fatta nel 2009 guardando le mappe di Google Earth.

E’ bene ribadire che gli strumenti messi a disposizione di Google combinano in modo automatico diversi database eterogenei, servendosi di software automatici; in questi passaggi si generano sovente artefatti ed errori. Non si dovrebbe pretendere di effettuare scoperte scientifiche utilizzando questi metodi, ma bisognerebbe quanto meno lavorare sulle immagini originali.

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