Dieci leggende sul Titanic

L’affondamento del Titanic è divenuto una favola dei nostri tempi; come tale, la sua storia è stata offuscata da molti miti e false credenze che fioriscono ancora oggi, nonostante sia trascorso un secolo dal disastro. Le leggende cominciarono a diffondersi addirittura prima che la nave avesse cominciato ad affondare nell’Oceano Atlantico quella terribile notte dell’aprile 1912.

1. La nave inaffondabile

    . Una delle affermazioni più ripetute sostiene che la White Star Line, proprietaria della nave, avesse dichiarato che il Titanic era inaffondabile. In verità, la compagnia non fece mai una simile dichiarazione; vero è però che, mentre il Titanic veniva attrezzato, una edizione speciale della rivista The Shipbuilder descriveva la nave come “praticamente inaffondabile”, grazie al suo doppio fondo e ai sedici compartimenti stagni.

2. Un disastro prevedibile

    . Quattordici anni prima del disastro del Titanic, nel suo racconto Futility, Morgan Robertson descriveva l’affondamento di una nave gigantesca, chiamata Titan, in conseguenza dell’impatto con un iceberg avvenuto nell’Atlantico nel mese di aprile. Un caso di profezia? Non esattamente. Martin Gardner, nel suo The Wreck of the Titanic Foretold?, spiega che se uno scrittore di storie di mare come Robertson avesse voluto scrivere il racconto catastrofico di una nave affondata in tempo di pace, la collisione con un iceberg era l’unica cosa che avrebbe potuto causare un simile evento. Il luogo più probabile in cui una nave potesse incontrare degli iceberg era l’Oceano Atlantico e il mese di aprile quello più a rischio, dal momento che il clima più mite provoca la deriva verso sud di queste montagne di ghiaccio. Il rischio presentato nel racconto era in verità molto realistico e altre navi erano già andate incontro a simili incidenti nel passato. Per quanto riguarda le caratteristiche e il nome della nave, si è scoperto di recente che nel 1892 – e cioè sei anni prima che Robertson scrivesse il libro – la White Star Line aveva dichiarato al New York Times di avere in programma la costruzione di navi dello stesso identico tipo di quella poi descritta dall’autore. I portavoce della compagnia dissero inoltre al Times che la prima avrebbe potuto chiamarsi Gigantic. Niente male come suggerimento!

3. Niente Papa, prego.

    Questo mito possiamo trovarlo ripetuto in molti libri che trattano dei presagi collegati al disastro. Corre voce che il numero di scafo del Titanic fosse 360604. Numero che guardato allo specchio e capovolto sillaba la dichiarazione anti-cattolica “NO POPE” (niente Papa) – un’eresia nelle zone ultracattoliche di Belfast in cui la nave fu costruita. Comunque, si tratta davvero solo di un mito perché qualunque studioso del Titanic potrà dirvi che il numero di scafo del Titanic era il molto meno minaccioso 401.

4. La maledizione della Mummia.

    La storia secondo la quale il Titanic fu distrutto dalla maledizione della Mummia di Amon-Ra è anch’essa una pura fantasia. Tuttavia, ha origine da un racconto realmente narrato da William T. Stead, giornalista e noto spiritista, passeggero della nave, che perse la vita la notte del disastro. Stead lo aveva raccontato a qualcuno dei suoi amici della prima classe, che sopravvisse e lo riferì ai giornalisti, che a loro volta lo trasformarono in qualcosa di incredibilmente sensazionale. La storia racconta del coperchio dipinto di un sarcofago, che raffigurava un volto così spaventoso che erano in tanti a credere che portasse sfortuna. Non era una mummia, quindi, ma solo la copertura di un sarcofago. Apparteneva probabilmente a una sacerdotessa del culto del dio Amon-Ra; la rivista Pearson’s dedicò al racconto la copertina dell’Agosto 1909. Si trattava di un ritrovamento archeologico ben noto, ospitato dal British Museum. A dispetto di tante leggende ad esso collegate, il sarcofago era semplicemente una splendida reliquia dell’antico Egitto; non lasciò mai il Museo (e di certo non era a bordo del Titanic), dove ancora oggi può essere ammirata nella Sala 62.

5. L’inestimabile Rubaiyat.

    Rubaiyat – una selezione di poemi attribuita al persiano Omar Khayyàm (1048-1131), matematico, astronomo e filosofo – presente a bordo del Titanic fosse assolutamente inestimabile. E’ vero che il volume era un’edizione di lusso acquistata a un’asta di Sotheby’s da un collezionista americano – la copertina recava l’illustrazione di un pavone realizzata in oro e tempestata da oltre mille rubini e smeraldi. Ma ben lungi dall’essere il bene prezioso di cui solitamente si parla, all’asta era stato battuto per sole 405 sterline. Non varrebbe certamente i milioni di dollari necessari a organizzare una spedizione che ne tentasse il recupero (e in ogni caso le tante missioni realizzate fino a oggi non hanno mai ritrovato il Rubaiyat

6. Niente binocoli a bordo.

    Questa affermazione è parzialmente vera; le vedette del Titanic non avevano binocoli, che erano presenti sulla nave ma inaccessibili. David Blair, il secondo ufficiale designato, fu sbarcato appena prima della partenza perché il Capitano Smith portò a bordo un nuovo capo ufficiale, Henry Wilde. I restanti ranghi ufficiali furono quindi modificati e Blair fu quello destinato alla rimozione per far posto a Wilde. I binocoli erano dentro un armadietto nella cabina che Blair aveva originariamente occupato, ma quando questi lasciò la nave portò inavvertitamente con sé le chiavi. Gli storici, comunque, sono del parere che i binocoli non avrebbero fatto molta differenza, perché sarebbe stato impossibile notare l’iceberg nella notte totalmente buia in cui avvenne il naufragio.

7. Aprite quei compartimenti stagni!

    Secondo una teoria, se le porte stagne fossero state aperte il Titanic sarebbe affondato con la chiglia a livello e pertanto, forse, avrebbe continuato a galleggiare per il tempo necessario alle navi di soccorso di arrivare sul luogo del disastro. In realtà, ciò sarebbe stato impossibile. Innanzitutto non vi erano porte stagne tra i primi quattro compartimenti – per cui sarebbe stato impossibile diminuire in maniera significativa la concentrazione di acqua nella prua. In secondo luogo, è stato dimostrato che qualunque quantitativo di acqua nel locale caldaie n. 4 avrebbe causato il capovolgimento del Titanic circa trenta minuti prima di quanto non sia effettivamente affondato. In più, l’illuminazione a bordo sarebbe mancata circa settanta minuti dopo la collisione a causa dell’allagamento dei locali caldaia.

8. Il Capitano si sparò.

    Alcuni giorni dopo l’affondamento, cominciarono a circolare storie incontrollate e contraddittorie a proposito degli ultimi momenti del Capitano Smith. Si disse che si era sparato quando si era reso conto che la nave era condannata; si disse anche che era stato visto nuotare disperatamente per salvare dei bimbi dalle acque ghiacciate, dopo che la nave era colata a picco. In verità, non vi sono prove né del suicidio né dei tentativi di salvare dei bambini. Certamente Smith fu in parte responsabile di quel disastro, avendo mancato di rallentare la nave anche dopo avere ricevuto nel corso della giornata numerosi avvisi della presenza di ghiaccio in quella zona. Tuttavia, è probabile che il Capitano Smith sia morto, come molti degli altri ufficiali, mentre cercava di portare in salvo il maggior numero possibile di passeggeri.

9. L’Estremo sopravvissuto.

    Viene spesso riportato lo straordinario caso del vigile del fuoco di bordo Frank Tower che non solo sopravvisse al naufragio del Titanic, ma si trovò anche a bordo della Empress of Ireland quando questa entrò in collisione con lo Storstad, e più tardi sul Lusitania quando quel vascello fu silurato e affondato da un U-Boat nel maggio 1915, al largo delle coste irlandesi meridionali. Cavandosela ogni volta! La verità, come spesso accade con simili improbabili leggende, è che nessuna persona di nome Frank Tower appare nelle liste dell’equipaggio di nessuna delle tre navi.

10. La cospirazione della doppia nave.

    E che dire infine della storia secondo cui non sarebbe stato il Titanic ad affondare nell’Atlantico, bensì la sua gemella Olympic, allo scopo di truffare la compagnia di assicurazioni? I primi a raccontarla furono Robin Gardiner e Dan van der Vat nel libro The Titanic Conspiracy: una Olympic già danneggiata (e camuffata per somigliare al Titanic) era stata affondata di proposito per riscuotere il denaro dell’assicurazione. A parte l’assurdità della teoria, la sua falsità venne dimostrata definitivamente quando furono recuperate parti del relitto. Il numero di costruzione del Titanic 401 fu rinvenuto su ciascuna di esse. Il numero di scafo della Olympic era 400.

Articolo pubblicato su Skeptical Inquirer (maggio/giugno 2012). Si ringrazia Fara Di Maio per la traduzione

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