Neutrini: allacciare bene le giunture

Questa mattina un comunicato stampa del CERN ha annunciato la scoperta di due possibili fonti di errore nell’esperimento OPERA, che lo scorso autunno aveva suscitato molto clamore con l’annuncio della possibile misurazione di velocità superiori a quella della luce.

La collaborazione OPERA ha comunicato ai suoi enti finanziatori ed ai suoi laboratori di aver identificato due possibili effetti che potrebbero aver influenzato la misura del tempo di volo dei neutrini. Entrambi gli effetti richiedono ulteriori test con fasci a impulsi brevi. Se confermati, uno di essi aumenterebbe e l’altro diminuirebbe l’effetto osservato. Il primo possibile effetto riguarda un oscillatore usato per fornire la scala temporale per la sincronizzazione GPS e potrebbe aver portato ad una sovrastima del tempo di volo dei neutrini. Il secondo effetto riguarda il connettore a fibra ottica che porta il segnale esterno GPS all’orologio di riferimento di OPERA, che potrebbe non aver funzionato correttamente durante le misure. Se questo fosse il caso, potrebbe aver portato ad una sottostima del tempo di volo dei neutrini. L’impatto potenziale di questi due effetti è attualmente sotto investigazione da parte della collaborazione OPERA. Nuove misure con fasci a breve impulso sono in programma per Maggio.

Naturalmente la notizia ha fatto rapidamente il giro del web e delle testate giornalistiche nazionali ed internazionali, spesso e volentieri con toni denigratori nei confronti dell’esperimento e dell’avventatezza del suo primo annuncio.

Si può però fare subito qualche considerazione, in attesa di saperne di più.

Innanzitutto, come esplicitato nel comunicato e come ribadito dal portavoce dell’esperimento Antonio Ereditato nelle sue prime dichiarazioni, entrambi questi effetti devono ancora essere studiati nel dettaglio: solo i nuovi test previsti in maggio potranno definitivamente fugare ogni dubbio sulla possibilità che le due criticità individuate abbiano influenzato pesantemente la misura.

Come abbiamo avuto i nostri dubbi all’inizio, li abbiamo ancora. Abbiamo lavorato intensamente per cerca la causa di questa anomali. […] Abbiamo fatto, rifatto e ancora rifatto tutti i test possibili e ogni volta si imparava qualcosa di più. Abbiamo cercato a tappeto, esaminando tutti gli aspetti possibili, e alla fine abbiamo trovato due effetti […] Adesso abbiamo il potenziale sospetto che questo effetto possa essere stato attivo mentre prendevamo i dati sui neutrini.

Così come i toni usati dai media all’epoca dell’annuncio furono ingiustificatamente sensazionalistici, disattendendo le stesse avvertenze della collaborazione OPERA che invitava alla cautela e alla verifica indipendente di una misura estremamente complessa, anche in questo momento si osserva una generale tendenza a denigrare il lavoro di centinaia di scienziati accusandoli di pressapochismo e incompetenza.

Fin dal primo momento i vertici della collaborazione hanno invitato alla prudenza e non hanno mai affermato di avere sottomano la scoperta del secolo, e sono sempre stati aperti ad ogni possibile critica o suggerimento che li aiutasse a comprendere meglio l’origine dell’effetto osservato. E c’è anche da dire che, per tutto questo tempo, la sensazione che prima o poi un errore di qualche tipo dovesse saltare fuori dalla verifiche in corso è sempre stata palpabile nell’ ambito degli addetti ai lavori. E nessuno ha mai messo in dubbio che cercare di avere sotto controllo tutte le possibili sorgenti di errore di un esperimento così complesso, fino a raggiungere una precisione dell’ordine delle decine di nanosecondi, fosse impresa estremamente ardua.

Detto questo, non si può non osservare che qualche campanello d’allarme suonava già dal principio. A partire dal fatto che alcuni membri della collaborazione OPERA avevano rifiutato di firmare il preprint uscito in settembre, reclamando ulteriori verifiche prima di presentare ufficialmente i risultati della misura. Per comunicare un risultato di portata potenzialmente rivoluzionaria è necessario quantomeno riuscire ad ottenere l’unanimità all’interno della collaborazione stessa: se affermo di aver misurato una velocità superluminale, ma una parte dei miei colleghi non è d’accordo, evidenzio una spaccatura importante all’interno del gruppo di lavoro e mino alla base la credibilità delle mie affermazioni. Se questo sia stato dovuto ad eccesso di protagonismo da parte di alcuni o eccesso di zelo da parte di altri, non ha molta importanza: era fondamentale ricucire lo strappo prima di esporsi.

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