Ritrovata la lapide di Nostradamus? I nostri dubbi

Articolo a cura di Beppe Ardito e Mariano Tomatis

Il 28 agosto 2011 La Stampa ha pubblicato un articolo a tutta pagina intitolato “Quando Nostradamus guardava la Pellerina”. Si riferiva a un presunto soggiorno torinese del famoso profeta delle Centurie che sarebbe avvenuto nel 1556. A testimonianza di tale soggiorno esisterebbe una lapide, originariamente collocata sui muri della cinquecentesca Cascina Morozzo (che verrà demolita poco dopo la metà del 1900), situata appunto alla Pellerina.

La storia della lapide è piuttosto curiosa: viene citata  da Corrado Pagliani in un suo articolo del 1934 che riprende a sua volta un articolo di H. Carena comparso su “Le Courier de Turin” nel Dicembre del 1807, nel quale tra l’altro sono riportate le misure della lapide stessa: 51 cm x 38 cm.

Il Pagliani riporta a sua volta le misure, effettuate personalmente, che risultano di 50 cm x 35 cm che, essendo inferiori a quelle riportate nell’articolo del Carena, sarebbero dovute, secondo l’autore, a una rimozione della lapide dalla sua collocazione originale (Mura della Cascina Morozzo) e ad un suo successivo riquadramento.

Della lapide non si saprà nulla sino al 1967, anno in cui Giorgio Bellagarda riuscì a scovarla nell’abitazione dell’avvocato Momigliano, ultimo proprietario della cascina.

Dopo un’ulteriore scomparsa, verrà riscoperta nel 1975 da Renucio Boscolo e una sua fotografia comparirà in un libro di Giuditta Dembech (Giuditta Dembech, Torino Città magica, L’Ariete, Torino 1978).

A sinistra: la lapide riprodotta da Corrado Pagliani (1934)

A destra: la lapide riprodotta da Giuditta Dembech (1978)

Da allora non se ne seppe più nulla fino all’articolo de La Stampa dell’agosto 2011, in cui compare una foto dello studioso Renucio Boscolo con tanto di lapide tra le mani.

Osservando la fotografia, però, ci sono sorti alcuni dubbi.

1)      La lapide non è un po’ troppo ben conservata per essere quella del 1556?

2)      Dalle foto comparse nel libro della Dembech e quella pubblicata da Alberto Savinio su La Stampa del 10 aprile 1938 si evince chiaramente come i contorni della lapide fossero parecchio “sbrecciati” mentre nella foto de La Stampa appaiono perfettamente integri. Come si spiega questa differenza?

3)      Nella foto della Dembech non compare l’incorniciatura della scritta che invece è evidente nella foto de La Stampa

4)      Non tornano le proporzioni dei lati riportati in letteratura (50cm x 35cm) con quelle che caratterizzano la foto de La Stampa (anche se, non essendo la lapide perfettamente ortogonale al piano non è facile calcolarne le esatte dimensioni).

Se anche la lapide originale è approdata nell’abitazione di Boscolo, con ogni probabilità non è quella mostrata nella foto: più facilmente si tratta di un calco o un rifacimento moderno – volutamente antichizzato. E la nostra ricerca dell’originale continua.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una