Boiron, fammi causa!

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Mentre la redazione di Query era in vacanza, in rete e sui giornali si è parlato molto di omeopatia a seguito di uno scontro fra un piccolo blog italiano e la Boiron, la multinazionale francese produttrice di buona parte dei rimedi omeopatici attualmente in commercio. Abbiamo chiesto a Fabio Turone, giornalista scientifico, corrispondente dall’Italia del BMJ e presidente dell’associazione professionale Science Writers in Italy, di riassumere per i nostri lettori la vicenda.

«Boiron, fammi causa!»: questa frase è diventata in pochi giorni il tormentone del web, dopo che ha iniziato a diffondersi online la notizia (in alcuni casi con coloriture fantasiose) che la multinazionale dell’omeopatia Boiron aveva minacciato di denuncia per diffamazione un blogger responsabile di aver parlato male dell’omeopatia e dei suoi rimedi.
Quando a metà dello scorso luglio il ventottenne Samuele Riva, ingegnere informatico milanese che da due anni e mezzo scrive nel tempo libero sul suo blog blogzero.it, ha deciso di scrivere una serie di articoli sull’omeopatia tutto si aspettava tranne che di finire al centro di un caso mondiale: aveva alcune decine di affezionati lettori, e a loro beneficio voleva fare il punto sui tanti aspetti di questa disciplina che non reggono a un’analisi attenta, facendo anche – nello stile tipico del suo blog – qualche battuta dissacrante.
Non immaginava che la Boiron Italia avrebbe reagito con incredibile prontezza alla pubblicazione dei suoi articoli mandando al suo fornitore di accesso Internet una pesante lettera di diffida, dopo aver cercato con insistenza di avere i suoi recapiti (che questo non poteva comunicare, ai sensi della legge sulla privacy).
La lettera della Boiron contesta l’uso del nome dell’azienda e di quello del suo medicinale blockbuster – l’Oscillococcinum venduto come rimedio per i sintomi influenzali – in un contesto giudicato diffamatorio, e in particolare lamenta la pubblicazione di «messaggi inveritieri e spregiativi sia dell’omeopatia sia della nostra società e del nostro medicinale».

Più in particolare, secondo la lettera firmata dall’Amministratore Delegato Silvia Nencioni, la pubblicazione dei due articoli «offende gravemente la reputazione della nostra società, integrando gli estremi del reato di diffamazione di cui all’articolo 595 del codice penale e producendo ingenti danni alla nostra immagine risarcibili in sede civile».
Per questo intimava al provider (indicato come «responsabile del controllo sul contenuto») di cancellare entro 24 ore qualsiasi riferimento alla Boiron e ai suoi rimedi, e di «impedire ogni accesso a “blogzero.it” del detto sig. Samuele autore degli articoli diffamatori suddetti».

Il provider, consapevole di non essere tenuto per legge al controllo sui contenuti dei domini registrati per conto dei suoi clienti, ha inoltrato la lettera a Riva, che ha subito tolto immagini e didascalie e ha poi denunciato l’intimidazione scatenando sul web una prima ondata di commenti e citazioni assai poco lusinghiere per la multinazionale, facendo schizzare i contatori delle visite sul suo blog.

La notizia è rimbalzata di blog in blog, poi è uscita in rapida successione sul sito italiano di Wired e sulle pagine della prestigiosa rivista inglese BMJ (già “British medical Journal”), anche grazie al fatto di essere segnalata nella mailing-list dell’associazione Science Writers in Italy e da lì si è diffusa in tutto il mondo (ecco un’interessante cronologia realizzata da Jumpinshark). I due articoli che fino all’intervento di Boiron avevano avuto circa 150 lettori sono stati oggetto di un intenso pellegrinaggio, obbligando Riva a scrivere appositamente un breve sunto in inglese della vicenda.

«Credo che ci sia stata un’incomprensione dovuta alle difficoltà di dialogo e al gergo ‘legalese’» ha minimizzato al telefono l’Amministratore delegato della Boiron Italia Silvia Nencioni, intervistata dal BMJ mentre era in vacanza (la filiale italiana di Boiron era chiusa per la settimana di ferragosto, e il cronista si è rivolto alla casa madre francese, ottenendo un rapido e gentile contatto dall’ufficio-stampa e poi dall’Amministratore delegato stesso).
A precisa domanda ripetuta più volte nel corso di una lunga e cordiale intervista telefonica, la Nencioni non ha voluto dire se la decisione di Riva di eliminare immediatamente le frasi «incriminate» aveva del tutto scongiurato il rischio di una causa: «Credo che non perderemo tempo in tribunale, perché vogliamo concentrarci sulla missione aziendale» ha detto. «Ma decideremo nelle prossime settimane, dopo aver rivalutato la situazione insieme al nostro legale e alla casa madre».

Per colmo di ironia, mentre il caso italiano viene amplificato nel web presentando un volto della multinazionale assai diverso da quello sereno e gentile promosso dal marketing, la casa madre francese dovrà tenere conto di un’altra grana: una nuova causa collettiva promossa in California per pubblicità ingannevole: «Oscillo non è niente più che zucchero (85% saccarosio e 15% lattosio)» si legge al punto 19 della causa Gonzales vs Boiron.

Un precedente italiano recente è quello che nel 2004 ha visto Piero Angela vincere sia in sede civile sia in sede penale dopo che alcune associazioni di omeopati gli avevano fatto causa per una puntata di Superquark dedicata all’omeopatia, pretendendo di avere diritto di replica: «Il tribunale ha accettato di guardare le prove scientifiche che abbiamo presentato» ha detto Angela, intervistato per il BMJ «e ha sentenziato che i medici omeopati non hanno diritto di replica nella televisione del servizio pubblico, accettando la mia posizione secondo cui il compito di una trasmissione scientifica è anche quello di distinguere chiaramente tra cosa è scientifico e cosa non lo è».

Immagine by Isola Virtuale

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