Terremoto a Roma: come interpretare il sisma di Lorca?

Come già saprete, il terremoto previsto a Roma per l’11 maggio non è avvenuto.

Però – starà pensando qualcuno – ce n’è stato uno a Lorca, in Spagna. Come va interpretato questo evento? Significa forse che l’autore della previsione aveva indovinato il giorno, ma non il luogo? Questa domanda può sorgere molto facilmente dal momento che il risalto che è stato dato a questo presunto allarme ha costruito delle aspettative e una forte motivazione a verificare se quelle aspettative fossero esatte. Proprio questa forte attivazione ci porta a cercare dei segnali che possano servire da conferma (o da disconferma) dell’allarme. È chiaro che ci si può accontentare di segnali anche deboli poiché in fondo ciò che interessa non è solo sapere del terremoto di Roma, ma più in generale scoprire se qualcuno conosce un modo per prevedere i terremoti. In questo caso, però, questa modalità di ragionamento rischia di farci commettere degli errori.

Ogni giorno, infatti, la Terra è scossa da terremoti: alcuni sono lievi, altri sono più potenti. Quelli catalogati come “forti”, cioè con magnitudo superiore a 5, sono circa 1700 all’anno (con grandi fluttuazioni: nel 2010, ad esempio, sono stati circa 2100). Questo significa che ogni giorno ce ne sono almeno 4 o 5.

È per questo motivo che non ha senso dire: “sì, ma un forte terremoto c’è stato, proprio nel giorno giusto”. Una previsione, perché sia valida, deve per forza comportare giorno e luogo. Altrimenti il gioco diventa troppo facile: quanto scommettiamo che domani ci sarà sicuramente un terremoto di magnitudo superiore a 5?

L’11 maggio, per esempio, i “grandi sismi” sono stati 13: potete controllarlo sul sito del Geological Survey statunitense. Oltre a quello in Spagna (magnitudo 5.1) ce ne sono stati altri in Giappone, Tonga, Nuova Guinea, Indonesia, Filippine, Nuova Zelanda e Isole Loyalty: alcuni più forti, altri meno.

Eppure – si dirà – è strano che un sisma provochi delle vittime proprio nello stesso giorno in cui ne era stato previsto un altro. E allora, facciamo un esperimento. Provate a dirmi quali sono i terremoti che hanno provocato più vittime, dall’inizio di questo 2011 (lasciando perdere quello giapponese dell’11 marzo, che altrimenti è troppo facile). Allora, quali sono?

Difficilmente una persona che si informa tramite giornali e telegiornali saprà citarne altri. Invece i terremoti particolarmente distruttivi sono stati più di uno: il 19 gennaio un sisma di magnitudo 7.2 ha provocato 2 morti in Pakistan. Il 22 febbraio a Christchurch, in Nuova Zelanda, le vittime sono state addirittura 180. A marzo ci sono stati  quello di Shan State (Myanmar) e quello al confine tra Cina e Myanmar: rispettivamente 120 e 26 morti. Poi il 7 aprile nuovamente in Giappone, dove altre 7 persone hanno perso la vita.

Ma allora perché il terremoto di Lorca ha avuto più spazio sui media rispetto a quelli di Christchurch e Shan State? Probabilmente la risposta si può trovare in una cinica legge del giornalismo: “più è vicino, più fa notizia”. E non c’è alcun dubbio che a un terremoto nella vicina Spagna venga dato più risalto rispetto a uno nella lontana Cina.

Specialmente se l’attenzione del pubblico sull’argomento è già alta a causa di false profezie o leggende metropolitane.

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